• Beauty Queen (in process), 2013 Porto Culturgest, Portugal
  • Beauty Queen (in process), 2013 Porto Culturgest, Portugal
  • Beauty Queen (in process), 2013 Porto Culturgest, Portugal
  • Beauty Queen (in process), 2013 Porto Culturgest, Portugal
  • Beauty Queen (in process), 2013 Porto Culturgest, Portugal
  • Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950 groupe de 37 photographies Pinault Collection
  • Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950 groupe de 37 photographies Pinault Collection
  • Maestro Olivetano, Comunione degli Apostoli, 1439 Fondazione Giorgio Cini, Venezia Courtesy Fondazione Giorgio Cini
  • Maestro delle Decretali di Lucca, Elevazione dell’ostia, Bologna, XIII secolo Fondazione Giorgio Cini, Venezia Courtesy Fondazione Giorgio Cini
  • Martin Wong, Untitled (with brick in brick), 1988 Courtesy Galerie Buchloz, Berlin/Cologne Pinault Collection
  • Danh Vo, Oma Totem, 2009 Photo: Jacopo Menzani Installation view: Last Fuck, 01 Milano, 2009 Collezione privata, Torino
  • Danh Vo, Log Dog (detail), 2013 Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City Ph: Estudio Michel Zabé, 2013
  • Danh Vo, Log Dog (detail), 2013 Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City Ph: Estudio Michel Zabé, 2013
  • Danh Vo, Beauty Queen, 2013 Pinault Collection Ph: Charlotte du Genestoux
  • Nancy Spero, Les choses n’ont plus d’odeur..., 1970 Ph: Fabrice Gibert © The Nancy Spero and Leon Golub Foundation for the Arts Licensed by SIAE 2015/ Courtesy Galerie Lelong
  • Nancy Spero, All writing is pigshit, 1970 Photo: Fabrice Gibert © The Nancy Spero and Leon Golub Foundation for the Arts Licensed by SIAE 2015 / Courtesy Galerie Lelong
  • Nancy Spero, Cri du Cœeur, 2005 Installation view: Galerie Lelong, New York, 2005 Photo: David Reynolds © The Estate of Nancy Spero Licensed by SIAE 2015 / Courtesy Galerie Lelong, New York
  • Nancy Spero, Codex Artaud XXVIIIa&b, 1972 Collection Stephen Golub Ph: Michael Bodycomb © The Estate of Nancy Spero Licensed by SIAE 2015/ Courtesy Galerie Lelong, New York
  • Nancy Spero, Codex Artaud XXXIIIa, 1972 © Estate of Nancy Spero, Licensed by SIAE 2015 Photographic Archives Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia
  • Nancy Spero, Codex Artaud VII, 1971 © Estate of Nancy Spero, Licensed by SIAE 2015 Photographic Archives Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia
  • Robert Manson, Scènes de la vie quotidienne et types ruraux, c. 1950 groupe de 32 photographies Pinault Collection
  • Lee Lozano, No Title (toilet lid), c. 1962-1963 © The Estate of Lee Lozano ph: © The Estate of Lee Lozano
  • Francesco Lo Savio, Filtro a rete, 1962 Installation view at Punta della Dogana 2009 Ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
  • Bertrand Lavier, Gabriel Gaveau, 1981 Pinault Collection Ph: André Morin © Bertrand Lavier, by SIAE 2015
  • Felix Gonzalez-Torres, Untitled (Blood), 1992 Courtesy Andrea Rosen Gallery, New York © The Felix Gonzalez-Torres Foundation Ph: Peter Muscato
  • Hubert Duprat, Cassé-Collé, 1991-1994, Courtesy de l’artiste, Art : Concept, Paris et Frac Limousin, Limoges Ph: Frédéric Magnoux © Hubert Duprat, by SIAE 2015
  • Marcel Broodthaers, Armoire de cuisine, 1966- 1968 Courtesy Micheal Werner Gallery, New York © Broodthaers Estate, licensed by SIAE 2015 Installation view, Marcel Broodthaers, 26 janvier – 30 mars 2008, Milton Keynes Gallery. Ph : Andy Keate
  • Nairy Baghramian, Slip of the Tongue, 2014 Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne
  • Nairy Baghramian, French Curve, 2014 Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne

(ENGLISH VERSION BELOW)

Domenica 12 Aprile a Punta della Dogana ha inaugurato Slip of the Tongue, collettiva curata da Danh Vo in collaborazione con Caroline Bourgeois. La mostra presenta opere storiche, provenienti da istituzioni veneziane come le Gallerie dell’Accademia e l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, e opere contemporanee, appartenenti per la maggior parte alla Pinault Collection, di Leonor Antunes, Julie Ault, Nairy Baghramian, Giovanni Bellini, Constantin Brancusi, Marcel Broodthaers, Giovanni Buonconsiglio, detto il Marescalco, Jos De Gruyter & Harald Thys, Hubert Duprat, Elmgreen & Dragset, Luciano Fabro, Fischli & Weiss, Felix Gonzalez-Torres, Petrit Halilaj, David Hammons, Roni Horn, Peter Hujar, Tetsumi Kudo, Bertrand Lavier, Zoe Leonard, Francesco Lo Savio, Lee Lozano, Robert Manson, Piero Manzoni, Sadamasa Motonaga, Jean-Luc Moulène, Henrik Olesen, Pablo Picasso, Sigmar Polke, Carol Rama, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Carlo Scarpa, Andres Serrano, Nancy Spero, Sturtevant, Alina Szapocznikow, Paul Thek, Danh Vo, David Wojnarowicz, Martin Wong.

In Slip of the Tongue Danh Vo si interroga in maniera etica ed etimologica su cosa significhi essere un curatore: la maggior parte delle opere in mostra sembrano essersi guadagnate la loro forma sopravvivendo a un trauma, e lui le dispone nello spazio in accostamenti che esaltano non tanto le qualità che ne hanno permesso la sopravvivenza, quanto il rinnovamento e la freschezza che quella violenza ha aggiunto all’opera, conferendole rinnovati significati e interpretazioni. Questo si percepisce nella serie di miniature ritagliate dagli antifonari dopo la soppressione degli ordini monastici in epoca napoleonica –  segnate in maniera indelebile da processi di conservazione che, pur facendole pervenire fino ai nostri giorni, ne hanno alterato la forma – ma anche nella maggior parte delle opere di autori contemporanei presenti in mostra, tra cui Jean-Luc Moulène, David Hammons, Petrit Halilaj e lo stesso Danh Vo.

Matteo Mottin in conversazione con Danh Vo.

Matteo Mottin: Nella mostra troviamo vari temi ricorrenti. Quello predominante, dal mio punto di vista, è ciò che definirei la “ferita benefica”, la mutilazione che invece di ridurre aggiunge qualcosa al totale, o porta mutamenti e cambiamenti positivi.

Danh Vo: Penso che sia difficile estrarre un tema, perchè credo che l’intera mostra sia equilibrata. Ovviamente l’elemento a cui ti riferisci è presente, ma penso che la mostra funzioni solo perchè è bilanciata rispetto ad altre cose. Pensa al lavoro di Peter Hujar. Sono diverse ricerche che si bilanciano l’un l’altra. Il mio lavoro ha molto a che fare con la sovrapposizione di diversi livelli temporali, aspetti, forme, idee. E’ in mutamento, e penso che sia ciò che diventa. Mi piace questa idea.

MM: In che modo ti è venuta l’idea per la mostra? Come hai iniziato a lavorarci?

DV: Sono stato invitato a fare una collettiva, e la proposta era di esaminare l’intera collezione e presentarla assieme a dei miei lavori. Molti dei miei lavori sono già nella collezione. Tutto è iniziato scegliendo alcuni alcuni lavori chiave, che ritengo molto interessanti, come quelli di Lee Lozano e di David Hammons. Da lì, ho poi solo dovuto espandere questo procedimento, perchè c’erano alcuni artisti in collezione di cui mi interessava vedere il lavoro in relazione al mio. E’ per questo che abbiamo coinvolto tutti i lavori non presenti in collezione, come quelli di Nancy Spero e di Peter Hujar. E’ avvenuto un po’ alla volta, è stato un processo.

MM: Come mai hai intitolato la mostra “Slip of the tongue” (traducibile come “lapsus”, oppure “svista”)?

DV: Quello in realtà è il titolo di uno dei lavori in mostra, di Nairy Baghramian. Ho sempre amato quel titolo e ho pensato che fosse un buon punto di partenza, perchè penso che la buona arte sia una specie di svista, è dire qualcosa che non dovresti dire. E’ l’origine della rottura di ogni convenzione, e penso che sia una cosa che l’arte deve fare.

MM: Questo concetto è splendidamente rappresentato in nel lavori di Hubert Duprat “Larve di tricottero che costruiscono il fodero”, in cui delle larve acquatiche si costruiscono il fodero con pagliuzze d’oro o pietre preziose.

DV: Hubert Duprat è un ottimo artista. Ma è anche per mostrare altre posizioni che ritengo molto rilevanti. Sono molto contento che sia in mostra.

MM: Venezia o l’Italia hanno avuto qualche influenza sul modo in cui hai curato la mostra?

DV: Si, penso che ogni contesto abbia una sua rilevanza, ma non in particolare. Ovviamente ho colto la possibilità di approfondire e e vedere cose che non avrei mai avuto la possibilità di vedere, visitare Giotto, visitare Veronese, ma credo che ci voglia un periodo di tempo più lungo per digerire veramente certe informazioni in modo che diventino parte integrante della tua pratica.

MM: Il primo lavoro che lo spettatore incontra in mostra è la “Testa del redentore” di Giovanni Bellini, che in realtà è stata ritagliata dal dipinto originale.

DV: Volevo avere un punto di partenza che avesse a che fare con la produzione culturale derivata dalla distruzione, dalla guerra, dalla violenza. Penso che molta della produzione culturale derivi da queste situazioni, e non dall’idea di creare e produrre dal niente. L’arte ha molto a che fare con questi temi.

MM: Questo mi fa pensare alla stanza in cui hai disposto il tuo “Log Dog” – rami che hai preso a Città del Messico da cui affiorano arti tagliati da statue di legno a tema religioso – in mezzo a due stupende fotografie di Zoe Leonard. E’ come se tu volessi suggerire che i prodotti della violenza richiedono sempre uno sguardo più ravvicinato e approfondito.

DV: Ho spostato tante volte i lavori, e a volte acquisiscono significato attraverso le contraddizioni, l’attinenza, o…

MM: O attraverso una svista (slip of the tongue).

DV: Si. Una buona mostra si livella, si equilibra, fornisce diverse esperienze. Sono molto contento della mostra perchè penso che tutte le stanze abbiano una diversa rilevanza e sensibilità che si equilibra. Penso che sia una mostra molto generosa perchè ci sono molti lavori interessanti da vedere.

Fino al 31 Dicembre 2015.

palazzograssi.it

Felix Gonzalez-Torres, Untitled (Blood), 1992 Courtesy Andrea Rosen Gallery, New York © The Felix Gonzalez-Torres Foundation Ph: Peter Muscato

Felix Gonzalez-Torres, Untitled (Blood), 1992 Courtesy Andrea Rosen Gallery, New York © The Felix Gonzalez-Torres Foundation Ph: Peter Muscato

On Sunday April 12 at Punta della Dogana in Venice inaugurated Slip of the Tongue, group exhibition curated by Danh Vo in collaboration with Caroline Bourgeois. In the show, historical artworks from venetian institutions such as Gallerie dell’Accademia and l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, are exhibited along with contemporary pieces, mostly from the Pinault Collection, by Leonor Antunes, Julie Ault, Nairy Baghramian, Giovanni Bellini, Constantin Brancusi, Marcel Broodthaers, Giovanni Buonconsiglio, detto il Marescalco, Jos De Gruyter & Harald Thys, Hubert Duprat, Elmgreen & Dragset, Luciano Fabro, Fischli & Weiss, Felix Gonzalez-Torres, Petrit Halilaj, David Hammons, Roni Horn, Peter Hujar, Tetsumi Kudo, Bertrand Lavier, Zoe Leonard, Francesco Lo Savio, Lee Lozano, Robert Manson, Piero Manzoni, Sadamasa Motonaga, Jean-Luc Moulène, Henrik Olesen, Pablo Picasso, Sigmar Polke, Carol Rama, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Carlo Scarpa, Andres Serrano, Nancy Spero, Sturtevant, Alina Szapocznikow, Paul Thek, Danh Vo, David Wojnarowicz, Martin Wong.

Matteo Mottin in conversation with Danh Vo.

Matteo Mottin: In the exhibition there are many recurring themes. The prevalent one in my opinion is what I’d define the “healthy” wound, the severed part that instead of reducing adds something to the total, or brings positive mutations and changes.

Danh Vo: I think it’s difficult to take one theme out, because I think that the whole exhibition is a balance. Of course there is this element, but I think only the exhibition functions because it’s balanced to other things. Think about the works of Peter Hujar. It’s just different practices that I think balance each other. My work is very much about putting different layers of time together, aspects, forms, ideas. It mutates, and I think that’s what it becomes. I like that idea.

MM: How did you get the idea for this exhibition? How did it all start?

DV: I was invited to do a group exhibition, and the proposal was to look into the collection and present it with works of mine. A lot of my work is also in the collection. It started with taking some key artworks that I found very interesting in the collection, like Lee Lozano and David Hammons. From there, I just had to expand it, because there are certain artists in the collection which I wanted to see my work in context of. So that was why we dragged in all the artworks that are not in the collection, like Nancy Spero and Peter Hujar. It was one step at a time, a process.

MM: How did you come to the title, “Slip of the tongue”?

DV: That’s actually the title of one of the works in the show, by Nairy Baghramian. I always loved that title and I thought that was a good starting point, because I think good art is a kind of slip of the tongue, it’s saying something that you’re not supposed to say. That’s the beginning of breaking any convention, and I think art should do that.

MM: This concept is beautifully represented in “Larve di tricottero che costruiscono il fodero” by Hubert Duprat, in which aquatic larvae build their protective sheaths with gold flakes and precious stones.

DV: Hubert Duprat is a very good artist. But that’s also to show other positions that I think are very relevant. I’m very happy that he’s in the show.

MM: Did Venice or Italy had any influence on the way you curated the show?

DV: Yes, I think any context have a relevance, but not in particular. Of course I took the chance to really go in depth and see things that I’ve never had the chance to see, to go to Giotto, to go to Veronese, but I think it takes a much longer time to really digest such informations and they become a part of your practice.

MM: The very first artwork in the show is “Testa del redentore” by Giovanni Bellini, which is actually a cutting from a bigger original painting.

DV: I wanted to take a starting point which relates to cultural production that derives from destruction, from warfare, from violence. I think a lot of culture production comes from these situations, and not this idea of creating and building from nothing. Art has a lot to do with these kind of things.

MM: This reminds me the room in which you displayed your “Log Dog” – branches you took from Mexico City among which emerge limbs cut from religious wooden sculptures – between two beautiful pictures by Zoe Leonard. This to me feels like if you’re suggesting that the products of violence always ask for a closer and deeper look.

DV: I moved things a lot, and sometimes they just make sense through the contradictions, the relevance, or…

MM: Or through a slip of the tongue.

DV: Yes. A good exhibition levels out, gives different experiences. I’m very happy with the show because I think all the whole rooms have different relevance and sensibilities that levels it out. I think it’s a very generous exhibitions because there’s a lot of very good things to see.

Until December 31.

palazzograssi.it

 

Robert Manson, Scènes de la vie quotidienne et types ruraux, c. 1950 groupe de 32 photographies Pinault Collection

Robert Manson, Scènes de la vie quotidienne et types ruraux, c. 1950 groupe de 32 photographies Pinault Collection

Danh Vo, Log Dog (detail), 2013 Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City Ph: Estudio Michel Zabé, 2013

Danh Vo, Log Dog (detail), 2013 Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City Ph: Estudio Michel Zabé, 2013

Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950 groupe de 37 photographies Pinault Collection

Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950 groupe de 37 photographies Pinault Collection