Dancefloorensick | Appunti da un workshop con Riccardo Benassi

Articolato in sei capitoli, Dancefloorensick si presenta come un mixtape fatto di suoni, immagini in movimento e testi che “ambiscono alla poesia sapendola irraggiungibile”, in dialogo con gli spazi museali attraverso un formato installativo...
9 Giugno 2022
Riccardo Benassi, Dancefloorensick, 2022, video frame HD. Courtesy l’artista

Testo di Francesca De Zotti

Dopo Techno Casa, Phonemenology e Morestalgia, Riccardo Benassi torna a confrontarsi con il formato video-saggistico attraverso Dancefloorensick, un nuovo progetto co-prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra per la Biennale de l’Image en Mouvement e dal MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma per Retrofuturo, una mostra in progress che dal 3 febbraio 2021 abita gli spazi del museo.

Articolato in sei capitoli, Dancefloorensick si presenta come un mixtape fatto di suoni, immagini in movimento e testi che “ambiscono alla poesia sapendola irraggiungibile”, in dialogo con gli spazi museali attraverso un formato installativo che, per inclinazione e per altezza, rimanda ai tabelloni degli arrivi e delle partenze nei gate aeroportuali.

Ogni capitolo è un flusso in prima persona in cui la voce narrante dell’artista ci accompagna attraverso memorie personali e sentimenti collettivi, amplificati dalle immagini catturate l’11 settembre 2021 in occasione del Tanzdemo Street Party di Berlino. Ma, al tempo stesso, si configura come il tentativo di trovare un suono per poter trovare le parole giuste. E, come già in Techno Casa, la colonna sonora diventa una vera e propria colonna vertebrale che concede alle parole di emergere e ai nostri corpi di vibrare, senza nemmeno rendercene conto, per poi ritrovarci tutti insieme su quella stessa pista da ballo, proprio perché “quel che serve ad un pavimento per diventare pista da ballo” siamo noi.

Andrea Croce, Festival
Agnese Spolverini, My body is a battleground. Let’s dance on it!
Pietro Angelini, Si signal

Come già accaduto con Morestalgia, Dancefloorensick prende forma attraverso differenti tecnologie. Oltre a essere stati presentati in una veste performativa, prima in occasione di OUTPUT, presso la Triennale di Milano, a cura di Davide Giannella, e di recente al Mattatoio di Roma, nell’ambito di re-creatures, a cura di Ilaria Mancia, nell’ottica di un’accessibilità dei discorsi – e dei contenuti – i sei capitoli sono disponibili anche sudis.art, una piattaforma online attiva dal 2018 che offre video on demand, analogamente a Netflix, realizzati da artisti, con l’intenzione di rendere accessibile a un pubblico più ampio ciò che altrimenti rischierebbe di rimanere confinato entro una cerchia di addetti ai lavori.

Francesca De Zotti, You can enter this dancefloor at your own risk
Karlo Mangiafesta, I will regret it
Giacomo Bissi, The glitch is the dancing pixel revolution

Dancefloorensick è stato anche il punto di partenza di un workshop, organizzato dal Dipartimento per l’Educazione Preventiva del MACRO e curato da Riccardo Benassi. Attraverso la lettura dei testi che abitano l’opera, il workshop si è trasformato in una sorta di trampolino di lancio per mettere a fuoco, insieme all’artista, le diverse tematiche e le possibili strategie narrative per “sincronizzare l’individuo al proprio sé interiore e al proprio contesto sociale”, nel tentativo di sollecitare interrogativi piuttosto che assolverli.

Partendo dall’ultimo capitolo Abandoned factories e, dunque, dalla constatazione che l’utilizzo della fotografia o del video per scopi di documentazione è pur sempre un tentativo di abbracciare una verità senza mai riuscirci davvero – proprio perché quel tipo di immagini, fisse o in movimento, vivono dello sguardo soggettivo di chi le ha prodotte -, abbiamo deciso di dare forma a delle suggestioni visive per accompagnare questo testo, non come testimonianza, ma come eco dei discorsi nati in quelle giornate e rimasti nell’aria.

Workshop Dancefloorensick ©️2022 Museo Macro — Azienda Speciale Palaexpo

Hanno partecipato al workshop: Sara Antonellis, Pietro Angelini, Tommaso Arnaldi, Giacomo Bissi, Marco Blarzino, Andrea Croce, Francesca De Zotti, Mimì Enna, Karlo Mangiafesta, Daniele Paonessa, Giorgia Papucci, Clarissa Secco, Agnese Spolverini.

RICCARDO BENASSI (Cremona, 1982) vive e lavora tra Berlino, Cremona e lonline. È poeta, scrittore e artista che mette in discussione il limite della tecnologia da una prospettiva esistenziale, giocando con il linguaggio attraverso installazioni temporali, saggi visivi e interventi architettonici, sia per commissioni darte pubblica che per mostre in luoghi espositivi. Il suo lavoro è stato recentemente esposto alla Biennale de lImage en Mouvement, Genève (2021); MoCA Taipei, Taiwan (2021); Museion, Bolzano (2020); ZKM | Zentrum für Kunst und Medien, Karlsruhe (mostra personale) (2020); Centre dArt Contemporain Genève (mostra personale) (2019); Fondazione ICA, Milano (2019); Galleria ZERO…, Milano (2019); Künstlerhaus Bethanien, Berlino (mostra personale) (2016).

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