Dan Flavin, Estate of Dan Flavin - Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Estate of Dan Flavin – Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Testo di Antongiulio Vergine —

“È quello che è e non è nient’altro” Dan Flavin

È ciò che affermò Dan Flavin riferendosi ai suoi neon. Eppure, varcata la soglia della Galleria Cardi di Milano, la sensazione è ben diversa. La personale dedicata all’artista americano, intitolata col suo nome e aperta fino al 28 giugno 2019, mette in scena quattordici opere che coprono un arco temporale di oltre vent’anni, dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Novanta. Dislocate su entrambi i piani della galleria, esse riflettono la ricerca compiuta dall’artista sul rapporto che unisce opera d’arte e spazio circostante, rapporto che coinvolge inevitabilmente anche lo spettatore. Entrati nella grande sala d’ingresso, le lampade fluorescenti attirano, infatti, fin da subito la nostra attenzione, pur avendo davanti oggetti che popolano da sempre la nostra quotidianità.

Al piano terra, le tonalità delle installazioni, tenui e delicate, vanno dal bianco al celeste. Pur mantenendo ognuna una specifica identità, le opere dialogano le une con le altre e, nell’insieme, si relazionano in modo armonico con l’ambiente espositivo. Esempio ne sia Untitled (to Helen Winkler) del 1972: posizionata in corrispondenza dello spigolo che unisce due pareti, l’opera genera uno spazio altro, inquadrando una superficie che, seppur inesistente, attira e assorbe chi vi sta di fronte. L’immanenza del lavoro di Flavin persiste, ma suscita, in questo caso, un coinvolgimento totale dettato, forse, dalla conformazione stessa dell’opera.

Dan Flavin, Estate of Dan Flavin - Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery (2)

Dan Flavin, Estate of Dan Flavin – Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery (2)

Spostandosi al piano superiore, l’atmosfera cambia radicalmente: qui le lampade fluorescenti assumono colorazioni differenti, e la sensazione è quella di percorrere un ambiente immersivo e totalizzante.
Tonalità più calde riempiono le due sale che compongono il piano: ogni installazione proietta un colore diverso sulla porzione di muro in cui è situata, ribadendo, quindi, la propria identità. Sfumature blu, verdi e arancioni si accostano sulle pareti senza soluzione di continuità: ciò che ne deriva è un mix di suggestivo e affascinante in grado di suscitare molteplici sensazioni, non soltanto visive.

Osservando i lavori di Dan Flavin ci si rende conto, quindi, che qualsiasi oggetto, nella sua essenzialità e semplicità, nasconde in realtà un potenziale che suscita necessariamente qualcosa nello spettatore: il segreto consiste nel sentire.

Dan Flavin, Cardi Gallery, Milano
Fino al 28 giugno 2019

Dan Flavin, Untitled, 1995. Estate of Dan Flavin - Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Untitled, 1995. Estate of Dan Flavin – Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Untitled (for Frederika and Ian) 3, 1987. Estate of Dan Flavin - Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Untitled (for Frederika and Ian) 3, 1987. Estate of Dan Flavin – Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Untitled (to Helen Winkler), 1972. Estate of Dan Flavin - Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery

Dan Flavin, Untitled (to Helen Winkler), 1972. Estate of Dan Flavin – Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy of David Zwirner & Cardu Gallery