Benni Bosetto

Benni Bosetto

Dopo le interviste con Giorgio Galotti e Domenico De Chirico – rispettivamente ideatore di DAMA e il curatore che ha selezionato le gallerie partecipanti – ora è il turno di Lorenzo Balbi, curatore del programma di performance che si susseguiranno da mercoledì 2 novembre, giorno dell’opening, a domenica 6 novembre. Cinque gli artisti invitati a confrontarsi con gli spazi di Palazzo Saluzzo Paesana: Benni Bosetto, Valentina Vetturi, Luca Resta, Flavio Favelli e Elena Mazzi. 

ATP: Nel contesto di DAMA, ti occupi del Live Program della manifestazione. Da dove nasce il tuo progetto e con quale criterio hai scelto gli artisti?

Lorenzo Balbi: Il programma di DAMA Live è stato concepito e realizzato insieme a artisti italiani delle ultime generazioni e a Kabul Magazine e si sviluppa intorno al dibattito culturale derivato dall’uscita, tre anni fa, del Manifesto Accelerazionista di Alex Williams e Nick Srnicek e in particolar modo alle conseguenze estetiche e concettuali suscitate da questo fenomeno che ha fotografato in maniera nuova il contesto storico in cui viviamo.
Il concetto di Accelerazionismo prevede che il solo modo per superare il capitalismo di questi ultimi decenni, causa di sempre maggiori disuguaglianze sociali e iperconservatorismo, è accelerare ulteriormente. Se, invece di opporci e cercare vie alternative, spingessimo i meccanismi del capitalismo oltre i limiti, avremmo due possibili conseguenze: la dissoluzione del vecchio modello, determinato dalla sua incapacità di rinnovarsi e comprendere scenari nuovi e più complessi, oppure l’implosione dell’intero sistema con il risultato di aprire il campo a nuovi orizzonti di progresso.
A partire da questa teoria, è emersa fin da subito un’estetica peculiare, caratterizzata da uno slancio verso il futuro e dal rifiuto di qualsiasi forma di nostalgia. Una forza creativa che ha coinvolto diversi ambiti artistici, dalla musica al teatro alle arti visive. Questo fenomeno ha provocato reazioni e commenti, che ci spingono a riflettere sul valore dell’immagine e sul tema dell’innovazione a tutti i costi. L’uso del tempo e la velocità della condivisione sono temi centrali nel dibattito accelerazionista, soprattutto in ambito artistico: la superproduzione di immagini in altissima definizione, mobili o statiche ma spesso piatte e svuotate di significato, si contrappone allo sforzo e alla spesa per la loro produzione. Le opere di DAMA Live indagano questa reazione ai temi dell’Accelerazionismo e per questo la selezione è stata effettuata pensando alle opere piuttosto che ai singoli artisti.

ElenA Mazzi

ElenA Mazzi

ATP: Come hai strutturato il programma delle performance?

LB: Il Live Program di DAMA si divide in due momenti: il Kabul magazine DISPLAY, screening video e sessione di ascolto sui temi dell’Accelerazionismo a cura del magazine Kabul e la mostra di opere installativo-performative di artisti italiani. KABUL magazine – DISPLAY è un metodo di ricerca e approfondimento che utilizza differenti media per analizzare, visualizzare e circoscrivere un’area tematica. Considerando la curatela come un processo di ricerca non esclusivamente legato all’ambito artistico, KABUL magazine propone una selezione di materiali video, audio e testuali per tentare di ricostruire i principali dibattiti sul contemporaneo ed estendere la possibilità di inserirli in progetti espositivi.
In occasione di DAMA, KABUL magazine presenterà, la sera di sabato 5 novembre, un intervento diffuso negli spazi di Palazzo Saluzzo Paesana, costituito da uno screening video, una sessione di ascolto e una serie di materiali testuali distribuiti gratuitamente. Il tema della ricerca sarà l’Accelerazionismo e i risvolti che esso, dal 2013 a oggi, ha generato nella cultura e nella società contemporanea.
La seconda parte del programma è costituita dalle opere a prevalente carattere performativo di cinque artisti italiani: Benni Bosetto, Valentina Vetturi, Luca Resta, Flavio Favelli e Elena Mazzi. Le opere “invaderanno” gli spazi di Palazzo Saluzzo Paesana durante i giorni della fiera, secondo un programma che prevede che ogni giorno di mostra venga dedicato all’opera di un unico artista. La riflessione sulla modalità da adottare per allestire una mostra di performances e sul significato da attribuire a questo medium è al centro del dibattito artistico in Italia e coinvolge intensamente le nuove generazioni: è stato uno dei motivi generativi dell’intero progetto.

ATP: Il luogo che ospita DAMA è molto particolare e fortemente connotato. Avete pensato uno spazio dedicato alle performance o saranno dislocate in luoghi diversi?

LB: Pensare di allestire una fiera in un palazzo barocco, con i soffitti affrescati e le pareti rivestite di tappezzeria damascata, è una scelta in controtendenza. Lo stesso pensare a un programma di performances, effimere e non commercializzabili, all’interno di una manifestazione dal carattere prettamente commerciale. Questa riflessione sul contesto è alla base della proposta del Live Program che ha la peculiarità di inserirsi negli spazi interstiziali del palazzo barocco che ospita DAMA, cioè negli spazi inutilizzati, negli angoli non illuminati, non assegnati ad alcuna delle gallerie presenti.
Il pubblico non troverà stanze dedicate o white-cubes in cui guardare opere allestite e “incorniciate”; dovrà letteralmente mettersi in gioco e lasciarsi incuriosire dal modo in cui gli artisti hanno scelto di rapportarsi allo spazio che avevano a disposizione, al come lo hanno sfruttato e trasformato.
Il Live Program è stato concepito come progetto coerente e diffuso, sia nella temporalità specifica della mostra, sia nella geografia degli spazi: non vuole essere una “pausa” nella visita delle diverse gallerie che partecipano a DAMA ma un modo per portare avanti una riflessione tematica coerente, “strappando” tempi e spazi in un contesto diverso.

Valentina Vetturi

Valentina Vetturi

ATP: Le performance sono state studiate per questa occasione o sono delle riproposte?

LB: Facendo capo ad un unico tema portante ho pensato, insieme agli artisti, di unire nuove produzioni a lavori esistenti ma rimodulati in base alle caratteristiche degli spazi di DAMA: Mercoledì 2 novembre, in occasione della serata di opening, Benni Bosetto (Merate, Lecco, 1987. Vive e lavora a Milano e ad Amsterdam) porterà all’estremo la riflessione sull’utilizzo del tempo per l’uomo contemporaneo nella performance semi-statica There’s nothing to do anymore, let’s have a siesta! (2016), in cui alcuni performers dormiranno nello spazio espositivo, ponendo a contrasto intimità e spazio pubblico, sottolineando l’importanza (estremizzata nelle teorie accelerazioniste) dello stato di riposo e di inattività fisica per l’essere umano in generale e per gli artisti in particolare. Il sonno come fondamento per la riorganizzazione dell’immagine e del pensiero; una rivendicazione del ruolo del riposo (e della libertà della noia) in contrasto con la totale frenesia ed incessante desiderio di dimostrazione da parte dell’uomo occidentale di essere sempre produttivo, efficace, cool, e “nel posto giusto al momento giusto”.
Giovedì 3 novembre sarà la volta di Primo Movimento (La Mossa di Ettore) (2014-2016), installazione sonora di Valentina Vetturi (Reggio Calabria, 1979. Vive e lavora a Bari, Bruxelles e Ginevra). L’opera si ispira alla partita di scacchi, giocata il 5 Ottobre 2014 su invito dell’artista, tra il Grande Maestro Lexi Ortega (Camaguey, 1960) e il Maestro Fide Massimiliano Lucaroni (Latina, 1969). Nella partita è stata introdotta una mossa dedicata alla figura di Ettore Majorana (1906-1938?), il fisico nucleare intorno alla cui misteriosa scomparsa si annidano molte ipotesi. Le voci dei giocatori ripercorrono la partita nel cosiddetto dibattito post mortem fino a giungere al finale: la mossa che traduce sulla scacchiera la scelta dello scienziato che, in seguito al coinvolgimento nel possibile sviluppo della fissione nucleare, avrebbe scelto di sottrarsi a un evento potenzialmente disastroso.
In una stanza di Palazzo Saluzzo Paesana venerdì 4 novembre sarà allestita Studio per una lista #2 (2016) di Luca Resta (Seriate, 1982. Vive e lavora a Marsiglia), opera sonora sviluppata a partire dal romanzo di Italo Calvino Le città invisibili. Partendo dall’idea di catalogazione, l’artista ha scomposto manualmente l’intera struttura lessicale del libro, ordinando tutte le parole presenti nel romanzo, punteggiatura compresa, in capitoli sulla base della loro ricorrenza nel testo (nel primo capitolo tutte le parole presenti nel testo una sola volta, nel secondo quelle presenti 2 volte, nel terzo quelle presenti 3 volte e così via). Questa catalogazione compone le pagine di un nuovo libro letto poi da due computer. La duplice lettura non è sincronizzata, ma si ripete con una sfasatura di 30 minuti. L’installazione sonora, prodotta in occasione di DAMA, è un gioco sonoro, ritmico, ripetitivo ed ossessivo, che dialoga con lo spazio e i suoi visitatori.
La sera di sabato 5 novembre, dopo lo screening/ sessione di ascolto a tema Accelerazionismo a cura di Kabul Magazine, sarà il momento della performance Danzica di Flavio Favelli. L’artista interverrà personalmente con un’azione sull’opera Mondo Operaio (2014-2016) allestita per l’occasione nel cortile di Palazzo Saluzzo Paesana. Colpirà ripetutamente la scultura di pianali di ferro con due palloni di plastica, gli stessi che si usavano vent’anni fa per giocare nei cortili. Il suono dei colpi sulla lamiera vuota ricorda il rimbombo mediatico di tempi passati in cui la lotta operaia era ben presente e rimane viva nella memoria dei ragazzi degli anni Settanta.
Danzica – dice Favelli – è un nome leggendario di vicende remote che evoca un’idea di industria pesante, tipica dei paesi dell’oltre Cortina di Ferro. Ho sempre pensato che in qualche parte di qualche piazzale di una grance fabbrica o di un porto, c’è qualcuno che tira un pallone contro un muro o un container che echeggia di un suono grigio”.
Domenica 6 novembre, ultimo giorno di DAMA, sarà la volta di The financial singing, lavoro video di Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984. Vive e lavora a Venezia), in cui una cantante interpreta un grafico rappresentante l’andamento dell’economia occidentale capitalista, restituendo la portata sociale ed emotiva di crisi economiche che hanno segnato il corso del Novecento. Il lavoro prende forma a seguito della lettura del libro del fisico danese Per Bak How nature works in cui si definiscono strategie di analisi positive delle crisi e delle catastrofi sia da un punto di vista umano che naturale, trovando affinità comuni e creando ritmi e armonie, lunghe accelerate e brusche frenate.

ANTENNA SPACE, Shanghai – Yu Honglei
CINNNAMON, Rotterdam – Isabelle Andriessen / Johanne Hestvold
DREI, Colonia – Cédric Eisenring
GIORGIO GALOTTI, Torino – Sarah Jane Hoffmann / Piotr Skiba
MAXIMILLIAN WILLIAM, Londra – Magda Skupinska
NEOCHROME, Torino – Stephanie Hier
NEUMEISTER BAR-AM, Berlino – Priscilla Tea
TOBIAS NAEHRING, Lipsia – Sophie Reinhold / Jan Bünnig
WSCHÓD, Varsavia – Mateusz Chòrobski / Daniel Koniusz
YAUTEPEC, Città del Messico – Calixto Ramírez

Flavio Favelli

Flavio Favelli

Luca Resta

Luca Resta