Enzo Umbaca Pietra, 2016 Pietra e candele in cera 60x50x12 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Pietra, 2016 Pietra e candele in cera 60x50x12 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Il calcio è uno dei riti collettivi che, nonostante la trasformazione spettacolare, vive con forza simbolica trasversale e inclusiva. “Il gioco più bello del mondo” è amato ovunque, come attività sportiva ma soprattutto come pratica ludica quotidiana, momento di socializzazione che accomuna la maggior parte dei ragazzi in tutte le parti del mondo.
Anche Enzo Umbaca giocava da ragazzino, e il calcio gli è rimasto nel cuore al punto da diventare uno dei suoi temi ricorrenti. Da sempre interessato all’analisi dei comportamenti sociali, dell’identità collettiva e delle dinamiche comunitarie, il calcio è in questo senso un ambito di ricerca esemplare in cui confluiscono aspetti autobiografici, abitudini condivise, immaginario massmediatico, critica sociale e riferimenti alla storia dell’arte che si stratificano in opere dai molteplici livelli di lettura, caratterizzate da una forte e immediata espressività.
Il titolo di questa personale milanese, Dadaumba – un neologismo bizzarro che unisce il cognome dell’artista a “Dada” di cui quest’anno ricorre il centenario, facendo il verso alla famosa canzone delle sorelle Kessler Dadaumpa! che è stata quasi una colonna sonora del decennio in cui è nato Umbaca, gli anni sessanta – è indicativo dell’attitudine, ironica e apparentemente leggera con cui rappresenta il mondo calcistico nei suoi vari aspetti di rito contemporaneo.
Il percorso espositivo inizia con Tavolo da gioco del 2007, un subbuteo che durante l’inaugurazione ha visto l’artista giocare insieme alla moglie nuda (citando la famosa partita a scacchi di Duchamp) e una serie di opere del 2016 realizzate per l’occasione, tra sculture fotografie, dipinti, carte. Come sempre l’artista usa i media più diversi cercando corrispondenze non ovvie tra forma, tecnica e contenuto, per suggerire altre letture oltre l’ovvietà del dato concreto. Il perimetro del campo di calcio diventa un simbolo che rimanda alla funzione rituale del gioco. In Tattoo diventa segno identitario, di appartenenza – la fotografia ritrae le nuche accostante di due giovani la cui rasatura disegna il profilo del campo (un omaggio alla celeberrima tonsura a stella duchampiana), mentre nella serie di disegni intitolata Untitled viene accostato alle planimetrie di alcune chiese, le analogie nella distribuzione degli spazi sottolineano il significato sacrale del luogo deputato e inviolabile che transita dal sacro al profano. Ma c’è anche l’intimità di una religiosità laica in Mensola, quasi un altarino votivo, luogo degli affetti che trasforma gli eroi sportivi in contemporanei lari, e la cronaca in opere quali La mano di Dios o la denuncia in Pagina nera, in cui l’iconoclastia diventa presa di posizione contro la corruzione del mondo calcistico.
“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”. Questa affermazione di Pasolini descrive bene la complessità che la messa in scena di Umbaca mette in luce, spostandosi continuamente tra dimensione collettiva e intima e tra spettacolarizzazione e ritualità.

Ciocca Arte Contemporanea 

Fino all’8 ottobre 2016

Enzo Umbaca Untitled, 2016 Foto b/n 15x20 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Untitled, 2016 Foto b/n 15×20 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Tavolo da gioco, 2007 Vetro disegno e ferro 70x75x100 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Tavolo da gioco, 2007 Vetro disegno e ferro 70x75x100 cm Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Tavolo da gioco, 2007 performance Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano

Enzo Umbaca Tavolo da gioco, 2007 performance Courtesy Ciocca Arte Contemporanea, Milano