• Talisa Lallai - Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Sofia Stevi - - Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Marlene Stark - Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Residency - Cūprum, Nicosia, Cyprus
  • Cūprum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus - Installation view
  • Cūprum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus - Installation view
  • Cūprum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus - Installation view
  • Cūprum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus - Installation view
  • Cūprum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus - Installation view

Lo scorso maggio si è svolta una residenza a Cipro, grazie ad ABR IN LAB (Alternative Brains Rule) un’organizzazione no-profit con sede a Nicosia. A curare la residenza e il suo esito – la mostra C?prum ospitata alla Bank of Cyprus Cultural Foundation di Nicosia –  Clarissa Tempestini. La curatrice ha invitato tre artisti –  Talisa Lallai,  Sofia Stevi e Marlene Stark – e ha elaborato un progetto partendo, come lei stessa racconta nell’intervista che segue,  dall “concetto di connessione, tra l’antico e il contemporaneo e pensando sempre al legame primordiale tra l’uomo e il luogo.”

Seguono alcune domande alla curatrice per comprendere meglio quello che è solo l’inizio di un progetto fortemente legato al territorio cipriota ma con forte ambizioni internazionali.

ATP: Mi introduci in cosa consiste e quali sono le sue peculiarità?

Clarissa Tempestini: ABR IN LAB è una residenza dedicata ad artisti contemporanei, i quali vengono invitati a passare quattro settimane sull’isola di Cipro e a sviluppare un progetto inerente al luogo, alla sua (intricata) storia e alla sua (strategica) geografia. Con l’aiuto di esperti in diverse discipline, da scienziati ad architetti passando per geologi, la residenza è strutturata in modo organico per dare agli artisti tutti gli strumenti per conoscere ogni sfaccettatura dell’isola, dal punto di vista geologico a quello geopolitico, oltre che umano. Inoltre, gli artisti hanno la possibilità di visitare l’isola per terra e mare, incontrare artigiani del posto e lavorare a stretto contatto con loro e con i materiali più tradizionali. Alla fine della residenza è prevista una mostra dove l’artista può decidere di mostrare il progetto/l’opera finale oppure proporre l’idea che verrà poi sviluppata presso il festival legato alla residenza. La residenza, di cui la prima edizione si è tenuta lo scorso maggio 2016, è infatti connessa al festival e le opere sono mirate a diventare parte integrante dell’ambiente e della comunità che lo frequenta (anche, perché no, site specific e permanenti). L’evento si tiene ad agosto su una collina nel cuore di Cipro, Kornos, ed è caratterizzato da un approccio multidisciplinare, dove i palchi e la musica la fanno da padroni, accompagnati da pièce teatrali, installazioni video, performance e uno stretto legame con la natura e l’architettura (gli organizzatori costruiscono tutto da soli, palchi, bar, zone lounge…). Dopo aver visitato Cipro la prima volta, nel 2012, nella mia testa era subito nata l’idea di un evento artistico lì. È un posto incredibile, assurdo e tradizionale allo stesso tempo. Ho capito subito che dovevo condividere quello che avevo scoperto sull’isola con chi conoscevo, e, lavorando nell’arte, sono quasi tutti artisti! La residenza era il format perfetto per l’approccio esplorativo che volevo dare, ma non è stato subito semplice trovare l’appoggio e la linea giusta. Non dimenticare l’edizione di Manifesta 6 che doveva tenersi a Nicosia, che venne poi cancellata perché non fu possibile purtroppo trovare accordi tra la parte greca e la parte nord occupata. Ci sono voluti anni e bandi per ricevere finalmente i fondi, e iniziare un processo che spero possa durare nel tempo. Manifesta fu un colpo rintronante per la comunità artistica di Cipro e per molti altri motivi che entrano nell’ambito della politica e delle relazioni internazionali. E ti dirò che sono argomenti di cui mi va di parlare e non di tenere distaccati dal discorso artistico. Per me la residenza è un modo per scoprire un’isola che solo pochi conoscono davvero, ma anche di riallacciare un discorso con l’arte contemporanea interrotto troppo bruscamente.

ATP: Perché pensi che Cipro sia un luogo denso di potenzialità per gli artisti?

CT: Per motivi personali sono circa quattro anni che mi reco a Cipro almeno una o due volte l’anno. L’isola è un posto incredibile, che sconvolge ogni predizione. Cipro è il crocevia tra l’ovest e il Medio Oriente, un luogo culturalmente europeo e geograficamente appartenente al continente asiatico. Con questo preludio, è chiaro che l’isola abbia modellato la sua storia come un territorio al centro di moltissime mire e contese. Nicosia è difatti una delle ultime capitali divise rimaste al mondo, la parte nord è sotto l’occupazione militare turca, e, in generale, la Repubblica Turca di Cipro del Nord è uno stato non riconosciuto da nessun altro paese a parte, indovina, dalla Turchia. Se arrivi a Nicosia dall’autostrada, puoi vedere i monti che sovrastano la città, sopra i quali è stata disegnata con rocce colorate una gigantesca bandiera turca, visibile anche con Google Earth da quanto è grande. È surreale. Di notte, c’è la versione illuminata a intermittenza: prima s’illumina la stella, poi la mezza luna, poi il bordo. Risultato, una enorme bandiera della Turchia illuminata e visibile dallo spazio. La città di Famagusta, un tempo il porto più importante di Cipro e capitale della dolce vita, è oggi una città fantasma, quasi completamente inaccessibile e tenuta in scacco dall’esercito turco. Soltanto i militari turchi possono entrare. Nessuno sa veramente cosa succeda dentro il recinto che la divide dal resto. Una città fantasma affacciata sul mare, alla quale puoi avvicinarti fino a quasi toccarla camminando su una splendida spiaggia ma trovandoti poi davanti a un esile recinto e all’immagine desolata di lussuosi alberghi che incorniciano il golfo e la promenade, ancora intatti ma vuoti e logori dalla mancanza di uomini/umanità. La Repubblica del Nord la tiene così, un asso nella manica per le trattive sul riconoscimento della repubblica turca. Il resto dell’isola è costellato da tracce delle conquiste veneziane, greche, inglesi, turche, rovine di epoche e stili diversi e insediamenti umani che risalgono alle prime forme di comunità. L’influenza inglese e del passato coloniale si percepisce grazie alle ben tre basi militari inglesi, complete di pratino da cricket verde e rigoglioso, che staglia improvviso in mezzo a un paesaggio d’estate arido e quasi medio orientale. Anche i russi, quelli facoltosi, hanno fanno di Cipro una meta per fare business e vivere, e si concentrano nella zona di Limassol, dove non è raro trovare negozi con prodotti russi e commessi che parlano solo russo, oltre che a una gioventù tutt’altro che mediterranea. Come avrai capito, le influenze alle quali l’isola è stata ed è ancora sottoposta sono innumerevoli. La cosa più interessante per me è il fatto che Cipro sia sempre riuscita a inglobare tutte le influenze e farle convivere insieme. L’isola e gli abitanti le hanno accolte (non sempre benissimo), rielaborate e poi ripresentate secondo un punto di vista prettamente cipriota, ma arricchito, personale e oggettivo, rendendo Cipro quella che è oggi. La rielaborazione di influenze esterne e l’appropriazione secondo una poetica personale è un lavoro simile a una pratica artistica. C’è anche un’altra cosa che trovo sia un punto di partenza per una ricerca più ampia. Nonostante sia un’isola, Cipro è uno dei luoghi più aperti che abbia mai visto. Intendo dire che ai giorni nostri ci sono moltissime persone che fanno dell’isola la propria casa, dalle Filippine alla Russia passando per il Bangladesh, arricchendo il melting pot culturale, e che vengono accolte con una tale apertura e curiosità che questa Europa, impaurita dai rifugiati e di essere se stessa, nemmeno si immagina. In un mondo che diventa sempre più chiuso, Cipro è invece un posto dove poter sbarcare e inventare.

ATP: Hanno partecipato alla residenza tre artisti: Talisa Lallai, Marlene Stark e Sofia Stevi. Su quali basi li hai scelti? Ci sono delle caratteristiche comuni nella loro ricerca? Quali?

CT: Conoscevo di persona soltanto Talisa prima della residenza, delle altre avevo visto solo alcuni lavori in mostra, che mi avevano incuriosito. I loro portfolio non avevano niente in comune l’un l’altro e proprio questo mi ha convinta a sceglierle, perché sapevo che avrebbe recepito l’isola in modo totalmente disuguale. Sono tutte molto diverse sia come pratica artistica che come background. Talisa è nata e cresciuta in Germania ma da famiglia italiana, Marlene è una vera Deutsche e Sofia è di Atene. Appena arrivate, hanno subito individuato temi e materiali diversi con cui lavorare, dando così un respiro ampio al progetto e alla ricerca. Era importante per me avere artisti che usassero medium diversi, dalla fotografia (Talisa) all’installazione e architettura (Marlene) alla scultura e pittura (Sofia), considerando anche che era la prima edizione. Era necessario “rompere il ghiaccio” con l’isola, la storia e la percezione dell’arte contemporanea.

Cu?prum,   exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation,   Nicosia - Installation view

Cu?prum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia – Installation view

ATP: La residenza ha avuto come esito la mostra ‘C?prum’. Quale taglio curatoriale hai seguito in relazione alle opere degli artisti? Cosa significa ‘C?prum’?

CT: Sono partita dal concetto di connessione, tra l’antico e il contemporaneo e pensando sempre al legame primordiale tra l’uomo e il luogo. Per questo ho scelto il titolo C?prum, il termine latino che indicava il rame, metallo che un tempo esisteva in grandi quantità sull’isola e ne identificava l’importanza anche commerciale. Tramite il commercio marittimo infatti, l’espressione aes Cyprium, “metallo di Cipro” è diventato in seguito il nome con il quale ci si riferiva all’isola. Il metallo trovato allo stato naturale giaceva nelle viscere della terra, ed era prezioso sia per gli abitanti che per i conquistatori stranieri. Riassume il legame e le radici profonde tra il popolo e la sua terra. Da qui sono partite tutte le innumerevoli connessioni, geografica, politica, strategica, religiosa, sociale, culturale, compreso il legame d’amore (Cipro è l’isola dove secondo la mitologia nacque Afrodite, conosciuta infatti anche come Cipria). Volevo che questi legami trovassero una via sperimentale e nuova attraverso il lavoro degli artisti. La mostra è il risultato di un processo immersivo durato tre settimane. Sofia ha creato un cocktail con l’aiuto di un barman esperto, usando ingredienti tipici del posto (rosa, acqua di mare, melagrana, miele… ma anche tanto gin!), insieme a una struttura che giocava con la leggenda di Afrodite traslitterando il mito in chiave moderna, con incastonato un vaso di terracotta fatto da un artigiano dove è stato versato il cocktail. Il titolo, “A slightly used woman”, è ispirato a un libro che l’artista ha trovato tra le strade di Nicosia. L’opera ha preso anche una connotazione performativa, poiché all’opening le persone potevano versare la bevanda da sole, usando un mestolo in rame comprato in loco. Il cocktail sarà il drink ufficiale del festival di agosto. Marlene ha invece creato una seduta sotto forma di comoda e grandissima amaca dove riposarsi e condividere, con da un lato la stampa di un motivo preso dalle foto che ha fatto alle colorate e ferruginose miniere di Mitsero, un tempo ricche di rame. Sull’altro lato dell’amaca, è visibile invece il motivo del marmo che regna nella hall della banca, dove la mostra è stata installata. Infine, Talisa ha usato dei pannelli dello spazio espositivo per esporre scansioni incredibilmente ingrandite in bianco e nero delle foglie di alcuni alberi tipici dell’isola.

ATP: Mi introduci e racconti il festival che si farà ad agosto?

CT: Come ti accennavo all’inizio, prima è nato il festival, poi la residenza. Le menti dietro al festival, il più grande di Cipro, sono Constantinos Kyprianou e Martha Georgiou, i quali, dopo i loro studi di architettura alla Städelschule di Francoforte, sono tornati sulla loro isola per costruire una realtà culturale internazionale, con tutte le difficoltà del caso. Hanno fatto un grande lavoro in pochi anni, arrivando a ottenere fondi dalla Banca di Cipro e altri importanti sponsor. Insieme a loro, anche l’architetto Constantinos Louca, la project manager Cleo Andreou e l’art director della sezione elettronica del festival, Alexis Baitelman, sono stati incredibili nel gestire la logistica e organizzare con me una residenza d’artista in un posto dove non c’era mai stato niente di simile. Avendo un approccio multidisciplinare, per il festival era importante portare la voce di artisti della nostra generazione. Il posto dove si svolge è molto suggestivo, è possibile passare due giorni tra concerti di band africane, europee e medio orientali, con grande attenzione alla sperimentazione elettronica e all’allestimento. Sono curiosa adesso di vedere come le opere presentate prima alla mostra presso il Centro Culturale della Banca di Cipro si insedieranno nel contesto naturale del festival, lontane dalle mura e dai marmi della location precedente e in rapporto diretto con il pubblico.

ATP: Ci sono già delle premesse per una nuova residenza? Hai già individuato i nuovi artisti? Ci saranno delle evoluzioni?

CT: Questa volta vorrei coinvolgere anche un artista medio orientale, e l’evoluzione che cerco mira a creare quella grande connessione che manca a Cipro, quella tra la parte turca e greca. È una sfida che va al di là della semplice pratica artistica – e non voglio fare il politico – ma credo fortemente nell’arte come strumento chiave della politica e diplomazia internazionale. Basta vedere come questa viene usata dagli Stati per costruire una propria identità, da Documenta, nata per ricostruire l’immagine di una Germania devastata dalla guerra, alle biennali nate in tutti i paesi in via di sviluppo (BRIC) per raccontare un luogo a livello globale secondo un’interpretazione diversa da quella prettamente politica ed economica. Il progetto ha incuriosito moltissimi artisti, quindi per il prossimo anno ho una lunga lista di attesa!

Cu?prum,   exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation,   Nicosia,   Cyprus - Installation view

Cu?prum, exhibition at Bank of Cyprus Cultural Foundation, Nicosia, Cyprus – Installation view

Residency - Cu?prum,   Nicosia,   Cyprus

Residency – Cu?prum, Nicosia, Cyprus