Cuoghi Corsello, 2 Novembre – Installation view – Guido Costa Project, Torino © Maria Bruni

C’è tempo fino al 15 febbraio per visitare la personale di Cuoghi Corsello negli spazi di Guido Costa Project a Torino. Il titolo – 2 novembre – è anche il giorno dell’inaugurazione e un’altra data importante che scoprirete nella lunga e appassionante lettera scritta da Monica Cuoghi per questa occasione. Terza personale ospitata da Costa, la mostra conferma un sodalizio tra artisti e gallerista che dura dai primi anni ’90: tre decenni lungo i quali Monica Cuoghi e Claudio Corsello hanno consolidato una ricerca e un modus (vivendi) operandi tra i più originali e anticonvenzionali del sistema italiano.
Integerrimi, fin dagli inizi della loro lunga carriera, hanno messo in pratica un sofisticato ‘sistema’ per vivificare luoghi, materie e non ultime, le persone, con opere-riti dove il confronto tra chi guarda e ciò che è guardato non può che creare un inspiegabile legame. Non è un caso che molti loro recenti lavori abbiamo a che fare proprio con la rappresentazione degli occhi.
Installazioni, sculture, dipinti, video, opere sonore e happening: mezzi espressivi diversi per ribadire, forse, un unico ed esemplare concetto: animare ciò che sembra spento, risvegliare ciò che è sopito, svecchiare ciò che sembra desueto… in altre parole, portare aria fresca laddove l’aria sembra farsi pesante. Sì, descriverei il loro modo di lavorare – anche se questa parola non è molto adeguata, forse sarebbe meglio scrivere ‘operare’ -, come l’azione di aprire delle finestre e portare nuova aria ma soprattutto luce…

Banalmente raccontati come ‘raro esempio italiano di underground militante’, preferisco pensarli come coppia di artisti (coerenti e ostinati) nel raccomandare un più vigoroso e autentico modo per sentire le ‘gesta’ umane. Che siano quelle delle scorribande notturne dei writers, quelle dei meccanici vecchio stampo, di bambole obsolete forse memori di tanti giochi e pianti, di giovincelle che sembrano uscite da quadri baltrusiani o, pittori accademici della domenica, poco importa.
Il loro agire ha sempre e comunque una valida ragione che parte da un sentimento: specifico, da intendere come sinonimo di ‘senso’ che sia quello della vista, del tatto, dell’udito…. E’ l’atto del “sentire” ciò che guida Monica e Claudio nella loro ricerca, nel loro mettere a fuoco situazioni per estrapolarle e renderle esemplari quando non ‘trascendentali’.

A Torino, Cuoghi Corsello dedicano la mostra ad Anima, che “è una bambola, l’anima di tutte le nostre e forse non solo bambole”, scrive Monica poche righe più sotto. Anima si mostra sotto forma di pittura su legno, silhouette su uno specchio e sulla moquette, ma anche come calco in cera, realizzato utilizzando i resti di candele raccolte dagli artisti per anni. Un calco declinato in 36 varianti, come i 36 uomini giusti che reggono il mondo di cui parla la Cabbala…

L’aspetto più coinvolgente di questa mostra è che – prima di osservare le opere, guardarne i dettagli, coglierne le analogie e le relazioni – siamo soprattutto osservati, scrutati da (nell’) Anima.

Segue la lettera scritta da Monica Cuoghi per questa mostra

Cuoghi Corsello, 2 Novembre – Installation view – Guido Costa Project, Torino © Maria Bruni

2 novembre 

Anima è una bambola, l’anima di tutte le nostre e forse non solo bambole.

L’abbiamo trovata nel 1992 in via del Porto a Bologna, nell’immondizia, assieme a Bimbambola, il Re, Flora, e altri personaggi che sono diventi parte della nostra storia.
Un suo ritratto è stata la prima fotografia di una bambola considerata opera nel 1993.
Di lei son o stati fatti molti ritratti, alcuni posti su light box e rifotografati ancora per ridiventare opere, come gli occhi in serie che abbaino dipinto ultimamente, ma che negli anni 90 erano fotografie.
Nel grande light box  gli occhi sembrano animare i luoghi, le stanze, anche grandi, perché la luce dietro cambia sinuosamente da rosa ad azzurro e viceversa rendendo incredibilmente magnetico lo sguardo e suggestivo lo spazio.
Anima ha cambiato due corpi, trovati in bambole come lei, perché il tempo ha corroso la plastica, ultimamente anche il viso si sta deteriorando.

Il 2 di febbraio 2019, giorno della candelora, abbiamo organizzato una mostra chiamandola Carbonio e Silicio, in questa occasione abbiamo celebrato una sorella di Anima: Anima Primavera, era posata in una cassa di vetro con gli stipiti di legno bianco, un cristallo sulla pancia, recitava sia di essere morta e sia di essere la bambola che si celebra in alcuni paesi nordici in questa occasione della candelora, 44 uccelli impagliati erano al suo funerale.
Volevo fare da Guido un cimitero di bambole con relative tombe ecc… poi ho pensato di fare il funerale ad Anima, ma mentre lavoravamo su questo tema mi sono accorta che Anima non è per nulla morta anche se malmessa è ancora potente e viva, abbiamo sentito forte la sua presenza ed influenza nell’estate di lavoro.
La testa di bronzo che abbaino fatto stampare dal viso di una bambola come Anima  ci ha lasciato uno stampo siliconico, dal quale sono state stampate 36 facce di cera, la cera che cola soprattuto se c’è vento e non si consuma nel nostro continuo uso quotidiano ad illuminarci con le candele.
Come sempre accade nelle decisioni è stata la sincronicità a consigliare il numero: la mattina della decisione di fare questi stampi in cera, a Radio Tre parlavano dei 36 uomini giusti della cultura Ebraica, nel pomeriggio nel mercato della piazzola a cercare dei bicchieri rossi ho trovato nel banco dei numeri di silicone rosa:  3,6,0. Ho deciso così di farne 36 di stampi.

Cuoghi Corsello, 2 Novembre – Installation view – Guido Costa Project, Torino © Maria Bruni

Un amico, l’Imperatore del Link, è venuto in studio e gli ho parlato dei 36 uomini giusti, lui ha detto che però saranno almeno 10 le tribù nel mondo con 36 uomini giusti e perciò saranno 360, con soddisfazione gli ho fatto vedere i numeri trovati 3,6,0…ecco perché ho trovato anche lo 0.
Le teste sono imperfette, man mano cambiano colore per le diversità della cera sciolta, alcune simpaticamente mostruose per incidenti di percorso.
Ricordano i teschi delle Fontanelle a Napoli perché in molte gli occhi sono dei buchi, sono degli amuleti, sono teschi di Anima.
Come scrivevo sono 36 le teste di Anima, le altre 9 tribù saranno rappresentate in futuro con altri personaggi che l’universo ci indicherà.
Un’altro lavoro di Anima, è uno specchio, l’ho avvistato appoggiato alla campana del vetro a Lido di Spina, Claudio non mi ha permesso di prenderlo, ma ritornati li dopo molti mesi lo abbiamo ritrovato nello stesso posto, intatto, anche se ci sono state tempeste al mare.
Lo abbiamo preso e con un acido disegnata la faccia di Anima togliendo la pellicola dietro al vetro come già alcune macchie preesistenti in basso.
Guido Costa aveva scelto a conferma della mostra, un’immagine di Anima che interpretava Edward dalle mani fai forbici, senza la calotta dei capelli dietro e posata la faccia contro il sole, una immagine del 1994.
Di questa fotografia stampata in quel periodo è stata fatta una composizione nel 1998, in una scatola gialla e blu, con in basso un vetro rotto sopra la foto di Ombra ( un’altra bambola nostra modella), appoggiata sul coperchio della scatola aperta,  la foto di Anima-Edward e una canottiera blu con la scritta salvataggio, abbiamo dipinto a spray su moquette rosa la foto di questa composizione.

In mostra ci saranno gli occhi di Anima fotografati ora, con buchi drammatici nella plastica intorno.
In studio abbiamo dipinto varie moquette con gli occhi di Anima da una foto di tanto tempo fa quando era incolume, ripetutamente, non lo facciamo mai di dipingere la stessa foto, ora che ci penso è successo solo un’altra volta, “Pokémoon” , autoritratto fotografico, è stato  dipinto a spray su lenzuolo che ha aperto la galleria di Guido Costa nel 2002, e anche ad olio su un cartoncino.
Gli occhi di Anima su moquette di diversi colori, sono stati esposti  alla fiera di Arte a Verona recentemente, nella galleria T293, gli ultimi su bianco sono un omaggio a David Bowie, a Verona occhio Verde a sinistra e occhio in negativo blu a destra, a Torino, ma non so se lo esporremo, occhio sinistro blu e destro verde in negativo.
Una moquette nera con dei gigli aprirà la mostra, fiori funerei profumati iniziano il percorso.
In giardino abbiamo una composizione organizzata recentemente che mi ispirava molto per questa mostra, ma non capivo perché.
E’ formata da due cavalletti di legno molto vecchi, con sopra un cavallino a dondolo di peluche, dietro ai cavalletti si incastra una specie di gabbia di alluminio, che si disegna irregolarmente a ovale, con attorcigliata una vite che si era divertita a giocare con lei, ma poi tagliata da un vicino si è seccata, dentro a questa rete c’è una struttura in plastica con i piedi di ferro, è a fiore trasparente e in cima si incastra perfettamente la parte sopra di un grande  uovo rosso di plastica che sembra un organo sessuale così messo; il cavallino, i cavalletti e parte della struttura di metallo sono coperti da teli sbiaditi dal sole delle biciclette, si intravede la forma del cavallino e se si schiaccia nella parte destra in alto coincide con l’orecchio e si sente il suono del galoppo e il suo nitrire, sembra piuttosto un asino.

Mentre pensavamo al nome della mostra a casa di Carlotta Minarelli, stavamo costruendo una scultura ci ferro alta 5 metri, dopo aver deciso il 2 novembre, giorno dell’inaugurazione, perfetto come titolo per questo viaggio, Carlotta ha pensato alla frase che spesso dicono in Sicilia: “Il Tempo della Strada”, mi sono illuminata perché la composizione del cavallino è proprio quello, significa il tempo della strada ed è perfetto per proseguire a capire il senso della mostra, il tempo della strada è quello che ci vuole, anche la vita è il tempo della nostra strada.
Ho scelto un blu oceano scuro per i muri che accompagnano  il dipinto dei gigli su moquette, lo specchio, i teschi, sfondo per  il cavallino, e ,quando la parete gira a sinistra,  non ci sarà nulla, se non all’inizio il neon più piccolo del mondo, stella per guidare il cavallo.
Si tratta proprio di un neon, ma che sarà il più piccolo possibile, sarà trasparente e dentro come gas non ci sarà il Neon che è arancione, ma ci sarà invece il gas nobile Argon che è blu come certe stelle e come i fulmini.
Ecco che di fronte svoltando appunto a sinistra, finita la parete scura, ci troviamo Salvataggio su moquette rosa, alto 2 metri e largo 4, alla sua sinistra gli occhi colorati feriti di Anima.
Sembra un dipinto per pubblicizzare i film di tanto tempo fa.
Vorremmo velare la mostra con dei cellofan trasparenti leggerissimi sopra alle pareti, che coprono tutto, che si muovono al minino passaggio o venticello, una musica creata dalle loro “fronde”, un benessere suggerito come quando in silenzio si sentono le foglie in alto degli alberi muoversi.

Daranno, spero,  un senso di realtà che si compenetrano,  un velare come si vela il mondo dell’aldilà, Anima è un collegamento con i mondi sottili, un salvataggio .
Ho pensato che va bene che verranno divelti qua e la nell’alzarli per guardare le opere, sono fragilissimi infatti.
Una mostra da toccare: alzare i veli, schiacciare l’orecchio del cavallino…Forse metteremo dei salvagente rossi e bianchi da barche, appesi come festoni, fiorelloni, nella zona di salvataggio.
Così che dalla partenza livida funerea suggerita dai fiori bianchi sulla nera moquette alla fine del viaggio si trova il calore di Anima, che non è morta.
Ma questo calore potrebbe diventare stomachevole, astioso come il fuoco, così che si troverà sollievo nel livido di prima.

Monica Cuoghi