Oval Gallery, Decentraland – Courtesy Snark.art e Decentraland
Travel Diary, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland

Testo e intervista di Veronica Barisan —

La crypto art è dettata dal grande interesse per le criptovalute o si tratta di un vero e proprio cambiamento culturale rispetto alla fruizione e all’acquisto dell’arte? L’attuale emergenza sanitaria ci spinge ogni giorno a domandarci come si stia trasformando la nostra visione dell’arte, in termini di contenuti e di soluzioni proposte.
In un momento in cui musei e gallerie sono chiusi con lo scopo di contenere la pandemia, la crypto art può apparire come una nuova possibilità per gli artisti di presentare le loro opere senza alcuna limitazione fisica, garantendo l’autenticità e la tracciabilità delle loro opere.

Capiamo brevemente come funziona la crypto art: si tratta di autenticare digitalmente l’opera d’arte con una serie di codici crittografati unici. Proposta sul mercato, l’opera verrà poi comprata, in una delle piattaforme dedicate, tramite valuta digitale come ad esempio Ethereum o Bitcoin.

L’opera d’arte in formato digitale viene tokenizzata diventando un NFT che letteralmente significa “token non fungibile”, ovvero una serie di codici crittografati non intercambiabili che rappresentano l’attestato di proprietà dell’opera, equivalente alla firma dell’artista. La crypto art è strettamente legata alla blockchain, una tecnologia avanzata che permette di registrare transazioni di rete o trasferimenti di proprietà in modo sicuro e permanente, semplicemente tramite un database condiviso. Attraverso un processo computazionale, l’artista registra l’opera sulla blockchain, anche se la sua opera potrà continuare a circolare e ad essere infinitamente riprodotta o trasformata sul web, il copyright rimarrà sempre di dominio dell’artista e la proprietà dell’opera sarà sempre dell’acquirente. Resta inoltre la possibilità di proporre l’opera anche in versione fisica, non escludendone la vendita anche sul mercato tradizionale.

Ad oggi sono ancora poche mostre di crypto art, ma proprio in questi giorni ne è stata inaugurata una che conta della partecipazione di soli artisti italiani emergenti. In mostra 27 NFTs che occupano uno spazio fruibile unicamente nel web. Non sono più solo artisti digitali, grafici e star come Steve Aoki e Grimes a proporsi al mercato cripto ma anche gli artisti visivi si sono messi in gioco sperimentando questo mondo ancora poco esplorato dal sistema dell’arte tradizionale.

La mostra collettiva intitolata Travel Diary, curata da Sonia Belfiore per la piattaforma newyorkese Snark.art, introduce artisti visivi italiani nel mondo virtuale di Decentraland. Tra i primi italiani a realizzare opere cripto, gli artisti visivi coinvolti hanno proposto molti lavori inediti realizzati interamente per il mondo digitale quali JPG, GIF e MP4.
Travel diary è un diario di bordo, appunti visivi di un viaggio voyeuristico che si dirama attraverso luoghi enigmatici in un presente caratterizzato dall’impossibilità di soddisfare il nostro bisogno e desiderio di viaggiare, offrendo una possibilità di fuga ed esplorazione. Otto artisti intraprendono un viaggio nel tentativo di svelare città, paesaggi, storie, simboli e miti, ripensandone la natura storica, sociale ed estetica per ridefinirne la posizione nel presente.

Francesco Tagliavia, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Luisa Turuani, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Matteo Pizzolante, Grey Matter, 2020 – Courtesy Snark.art e Decentraland

Veronica Barisan: Quali sono le modalità di fruizione di Travel Diary?

Sonia Belfiore: La mostra è ospitata dal mondo virtuale di Decentraland che utilizza la tecnologia blockchain, gli utenti acquistano appezzamenti di terreno in cui poi possono costruire gallerie, case, stadi, etc. ed utilizzarli per presentare e vendere NFTs. Proprio qualche giorno fa ho letto che la galleria König Galerie di Berlino diventerà la nostra vicina di casa su Decentraland. Per visitare la mostra bisogna entrare in Decentraland con il proprio crypto wallet o come ospite, creare il proprio avatar e recarsi nel distretto dedicato ai musei. La mostra è ospitata nell’edificio principale, l’Oval gallery. L’esperienza è giocosa, sicuramente più simile ed un videogioco che ad una viewing room. Inoltre avvicinandosi ai lavori a parete ci si può interagire, azionandoli e aprendo dei pop up di approfondimento.

VB: Quali sono le differenze tra una mostra d’arte digitale e una di crypto art?

SB: La differenza tra una mostra d’arte digitale e una di crypto art risiede proprio nella diversa natura dell’opera e quindi anche nel modo di esperirla e di acquistarla. Una mostra d’arte digitale può proporre opere digitali o opere fisiche digitalizzate fruite attraverso piattaforme e strumenti come ad esempio il virtual tour o la viewing room. Le opere, in una mostra di crypto art, sono invece NFTs, opere tokenizzate ai fini d’acquisto, in cui l’aspetto commerciale è cruciale. Negli NFTs la blockchain garantisce la paternità e la tracciabilità delle opere digitali, prima difficili da stabilire con certezza. Inoltre la tokenizzazione permette il frazionamento dei beni, un’opera o un bene può esser acquistato più facilmente in tagli più piccoli da più acquirenti.

VB: Dopo le tueesperienze di curatela in istituzioni e come freelance, com’è stato approcciarsi al mondo della crypto art? Quali sono state le difficoltà affrontate ma anche le soddisfazioni ottenute grazie alla mostra Travel Diary?

SB: È stato entusiasmante! Sono entrata in contatto con Snark.art, una piattaforma curata che si occupa di blockchain, nata a Brooklyn nel 2015, che mira ad unire il mercato dell’arte visiva e quello della crypto art. Da subito la proposta arrivata da Snark è stata interessante: coinvolgere artisti visivi dal percorso “tradizionale” per aiutarli a sviluppare e promuovere NFTs. La difficoltà iniziale è stata capire i meccanismi della blockchain e degli NFTs, un mondo nuovo per me e che si evolve velocemente, ma che mi ha dato belle soddisfazioni, soprattutto grazie alla complicità e alla professionalità degli artisti coinvolti. Ho proposto questo progetto ad alcuni artisti con cui avevo già lavorato e che sapevo avere un interesse per il digitale; nessuno di loro è un artista prettamente digitale, per tutti è stata un’occasione per pensare alla loro ricerca in forma digitale, ma anche per esser fruita e comprata digitalmente. Nessun artista aveva mai creato degli NFTs prima e le vendite sono andate molto bene.

VB: In un momento storico come questo in cui l’arte difficilmente può essere fruita e acquistata nel modo tradizionale, quali potrebbero essere secondo te le opportunità, per un artista visivo, di avvicinarsi al mondo della crypto art?

SB: Penso che gli NFTs possano essere figli di questo periodo, segnato da forti limitazioni in cui gli artisti hanno e stanno faticando nel condividere, far fruire e vendere le proprie opere. Penso quindi che, per un artista visivo, approcciarsi al mondo della crypto art possa essere un’occasione di sperimentazione, restituendo un’esperienza di fruizione in linea con l’opera presentata. Inoltre, l’opera potrà continuare a vivere ed esser riproposta al di fuori della sua natura di NFTs, può quindi esser condivisa nel web ed esser venduta nel mercato dell’arte tradizionale attraverso altri media.

Come visitare la mostra:
Accedere a questo LINK via laptop, si consiglia l’utilizzo di Google Chrome
Selezionare, in assenza di crypto walltet, ‘enter as a guest’
Creare il proprio avatar e dirigersi verso l’Oval Gallery

Nicola Baratto e Yiannis Mouravas, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Giulia Furlan, Absence and Presence, 2020 – Courtesy Snark.art e Decentraland
Luca Staccioli, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Alessandro Manfrin, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Travel Diary, installation view – Courtesy Snark.art e Decentraland
Decentraland, Museum District – Courtesy Snark.art e Decentraland