Foreign bodies - John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Foreign bodies – John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero

P420 è un esempio di galleria ideale per la nostra contemporaneità, uno spazio adibito a potenziare il proprio contenuto, in cui si può serrare una forte connessione tra l’opera e lo spazio: entusiasmarsi entrando in una galleria è un cliché dei nostri tempi (da Inside the White-Cube di B. O’Doherty, che nei ringraziamenti al testo cita per primo John Coplans per aver pubblicato su Artforum i primi tre capitoli di quello che poi diventerà uno dei testi d’arte più significativi del XX secolo).
A differenza di quello che generalmente si suppone, ovvero che luoghi come questi siano funzionali ad isolare l’opera e valorizzarla, il confronto con questi contesti è invece complicato sia per gli artisti sia per i loro lavori che, una volta installati e superata la vertigine dell’essere stati esposti, fronteggiano degli ambienti che, da soli, richiedono grande attenzione e la cui stessa conformazione implica che l’opera debba esserne all’altezza – paradossalmente e non viceversa, perché questo è assodato dall’élite che li frequenta, l’umanità che ci entra e ne accetta i presupposti.
Foreign Bodies, curata da João Laia, inscena un audace dialogo tra John Coplans e June Crespo, un mito e un’emergente dal curriculum luccicante.
“… intende mettere a confronto linguaggi appartenenti a periodi diversi con l’intenzione di farne sempre emergere gli aspetti di attualità”: si dichiara alla voce La Galleria del sito di P420.

Foreign bodies - John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Foreign bodies – John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero

Questo confronto, questo dialogo di cui è ghiotta la scena artistica contemporanea si può tradurre in un contrasto, dove la riconducibilità scultorea della pratica di Crespo a quella fotografica di Coplans risulta un potenziale azzardo. Esistono certamente dei punti di tangenza: rimandi al corpo, suggestioni plastico-tonali (i busti monolitici di Coplans, le vertebre-calorifero e i vasi-silhouette di Crespo), ma lo scambio rimane complicato.
Le installation view della mostra (altro emblema della nostra cultura visiva) sono efficaci, a dispetto di una sensazione dal vivo non equivalente alla documentazione.
Le sculture di June Crespo si inscrivono nel panorama di quello che siamo abituati ad incontrare e, considerate autonomamente, hanno una loro attuale validità: il dato biografico si assembla con materiali industriali generando forme che chi frequenta l’arte ri-conosce.
Altra consapevolezza compositiva irradiano le fotografie di John Coplans: attore e spettatore di se stesso, mette in scena il suo corpo decapitato e nudo, generalizzato e privato di ogni riferimento sociale.
Non c’è tempo nelle immagini di questo artista, il cui corpo svestito perde provenienza:
I am somewhere else. I am lost in a rêverie”.
Durante la posa, subiva un abbandono estatico:
I never really know where I’m going in advance, and only recognize where I’ve been, after the facts”.
Foreign bodies presenta otto potenti immagini di Coplans, alcune acutamente collocate con una sorta di corrispondenza antropometrica tra l’area del corpo fotografata e il corpo reale dello spettatore.
Concludendo, citandolo, “making art is a very mysterious process. One’s own”.

Foreign bodies - John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Foreign bodies – John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero

Foreign bodies - John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Foreign bodies – John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero

Foreign bodies - John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna - ph. C. Favero

Foreign bodies – John Coplans & June Crespo, installation view, 2018, Courtesy P420, Bologna – ph. C. Favero