Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Benedikt Hipp – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Jos de Gruyter & Harald Thys – Foto Allestimento Daniele Molajoli

Verso Narragonia è il sottotesto che guida la settima edizione di Conversation Piece alla Fondazione Memmo, a cura di Marcello Smarrelli. Ancora una volta, la mostra raccorda, in maniera puntuale e raffinata, le tendenze contemporanee che animano la città di Roma, le accademie e gli istituti di cultura esteri, configurando gli spazi della Fondazione con un percorso di senso e un dialogo a più voci che appaiono decisamente equilibrati nell’articolazione delle modalità di ricezione del tema, sviscerato e declinato dagli artisti attraverso un intimo legame che dimostra tutta la sincerità di questa conversazione in interno.
A essere coinvolti in occasione di questa edizione sono il duo belga formato da Jos de Gruyter e Harald Thys, Apolonia Sokol e Benedikt Hipp. Il quid ad avviare la narrazione che con grande intelligenza si svolge sotto gli occhi del visitatore è il poema satirico La nave dei folli di Sebastian Brant, dato alle stampe nel 1494 con xilografie di Albrecht Dürer, ben presto divenuto un vero e proprio bestseller  (con sei ristampe e, addirittura, alcune edizioni pirata), in cui la componente satirica e quella moraleggiante – con una critica accanita alle debolezze e ai vizi del tempo – davano vita a un compendio ineccepibile per i contemporanei. Ne La nave dei folli Brant narra il viaggio fantastico di una nave stipata di folli verso mete che finiscono col divenire irraggiungibili, capitolando nel tragico e rovinoso naufragio della nave. Verso Narragonia ribalta risolutamente la percezione della “follia” così come è stata acquisita dalla contemporaneità nel corso dei secoli, ovvero come atteggiamento deviante dalle norme consuetudinarie e per questo motivo necessario da scacciare per mantenere un apparente stato di salute sociale, in cui spesso però si radicano, a livello ben più profondo, orrori ormai normalizzati. A essere recuperata è un’accezione di più ampio respiro che mette in risalto il potere creativo, e proattivo, dell’arte e degli artisti, spesso considerati nel corso della Storia come personaggi atipici, saltimbanchi e taumaturghi in grado di fare della devianza uno strumento per ribaltare completamente la percezione del mondo.
La mostra si apre con l’installazione del duo formato da Jos de Gruyter e Harald Thys che ricrea un ambiente attraverso una carrellata di 23 piccole teste in gesso, capelli sintetici e vernice, collocate su mensole che corrono, avvicendandosi, lungo tutte le pareti della grande sala che le ospita. Si tratta di politici di fama internazionale, dittatori, attori di film di serie B, assassini e le loro vittime, personaggi pubblici noti e figure storiche, vive o morte, dei quali gli artisti hanno redatto le biografie, un vademecum consultabile avvicinandosi a un piccolo salottino in stile primo Novecento allestito per l’occasione. La luce filtra dalla grande porta a vetri attraverso una pellicola bluette che conferisce al tutto un’atmosfera surreale. Il blu è il colore guida di un’unica testa, quella di A Fops 3, in posizione decentrata su uno dei pilastri portanti della sala: “A Fops 3” raccontano gli artisti  “fu clonato dai reperti ossei di un boia del Medioevo. Le autorità erano in cerca di un giustiziere privo di sentimenti umani, qualcuno senza effetti collaterali morali, psicologici o fisici nell’eseguire le più crudeli torture immaginabili. I precedenti cloni dello stesso boia medievale, A Fops 1 e A Fops 2, ebbero risultati infruttuosi. Erano deboli, soffrirono immediatamente di depressione e dovettero essere eliminati rapidamente.
Comunque, con A Fops 3, gli scienziati riuscirono a costruire una struttura genetica superiore.” Già in Mondo Cane, la mostra di Jos de Gruyter e Harald Thys al Padiglione del Belgio, allestita in occasione della cinquantottesima edizione della Biennale di Venezia, il duo si è cimentato nella costruzione di un universo parallelo costellato di figure orrorifiche attraverso cui si palesa non soltanto una tipica e oscura ironia ma anche un interesse perspicace verso quelle manifestazioni altre e laterali che attestano una predisposizione alla creazione di una sorta di mondo movie in forma di installazione.

Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Apolonia Sokol- Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Apolonia Sokol- Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Apolonia Sokol- Foto Allestimento Daniele Molajoli

Apolonia Sokol accoglie il tema della mostra realizzando La nave dei folli, un’opera pittorica di circa quattro metri di lunghezza il cui telaio estroflesso, frutto della collaborazione con il laboratorio artigiano di Fausto Cantagalli, conferisce al dipinto una profondità strutturale e spaziale inedita, un universo femminile in espansione che attrae a sé l’ambiente circostante.
Per Sokol i folli descritti da Brant e illustrati da Dürer assumono le fattezze di un universo femminile familiare all’artista, transgenerazionale, interraziale e ben consapevole dell’assoluto superamento delle categorizzazioni di genere. Sokol, che accompagna la propria opera con un componimento della poetessa Siham Benamor, rielabora i modelli formali e compositivi di Bosch e di Gericault, mutuando dalla storia dell’arte e della pittura elementi e suggestioni che vengono nuovamente filtrate per essere reinserite in un contesto attuale, ribaltando così la percezione della matrice originaria.
I colori forti, i legami di sguardi e di pose, la composizione fitta delle figure allungate figlie di un nuovo perturbante manierismo, fanno della nave di Sokol la testimonianza del ribaltamento di contenuti messo in atto dagli artisti in mostra.
Nella stessa sala, posta su un alto plinto che nelle cromie si specchia nel grande dipinto di Apolonia Sokol, fa da contrappunto una preziosa copia de La nave dei folli di Sebastian Brant, nell’edizione di Basilea del 1572 in prestito dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro. 


Il percorso culmina nell’ambiente progettato da Benedikt Hipp, scandito da una serie di dipinti su MDF, una struttura dipinta, Das Gelenk – l’articolazione – lo scheletro immaginario che accoglie alcune sculture (ceramiche ricoperte di cenere volatile naturale) prodotte attraverso l’uso sapiente di un’antica tecnica di cottura che conferisce alle opere una finitura e una patina tali da generare l’effetto di una pelle avvolta sulle superfici.
L’universo formale ricreato da Hipp mescola forme organiche ed elementi inorganici originando una fittizia sovrapposizione tra realtà e immaginazione, le quali sconfinano l’una nell’altra catapultando la visione nell’infrasottile spazio di demarcazione che intercorre tra le due.
La sapiente tecnica pittorica di Hipp è in grado di ricreare uno spazio ipnotico che si dilata traghettandoci in universi bio-meccanici; i dipinti, animati da sottili velature di colore ottenute dalle cromie più inaspettate, possiedono forme che si stagliano contro un fondo nero pervasivo, fondamentale per amplificarne il senso di profondità; le affascinanti sculture, dei giganteschi ex voto, attirano con forza ponendosi in stretta continuità con l’immagine aniconica dipinta; la struttura, che scandisce lo spazio, lo dilata e lo comprime allo stesso tempo, trasportandoci in un piccolo laboratorio alchemico. 

Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Benedikt Hipp – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Benedikt Hipp – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Benedikt Hipp – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Benedikt Hipp – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Jos de Gruyter & Harald Thys – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Jos de Gruyter & Harald Thys – Foto Allestimento Daniele Molajoli
Fondazione Memmo – Conversation Piece | Part VII – Jos de Gruyter & Harald Thys – Foto Allestimento Daniele Molajoli