Conversation Piece. Installation view  Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Conversation Piece. Installation view  Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Testo di Stefano Mudu

Letteralmente abbracciata dalla più estesa – e permanente – “Time Is Out Of Joint”, Conversation Piece è l’ennesimo gioiello di una corona che cerca di essere all’altezza del competitivo panorama artistico contemporaneo. La Galleria Nazionale, che dopo il riallestimento della sua collezione permanente sembra addirittura abbia perso l’onomatopeico e fastidioso acronimo GNAM, fa leva sul dialogo come metodo, giustificando ulteriormente le azzardate proposte di Time. Una metodologia subito materializzata negli strani ominidi di Juan Muñoz che danno il titolo alla mostra e diventano presenza inaugurale di una raccolta mirata a una riflessione: il minimalismo indaga trasversalmente il rapporto con l’uomo, lo spazio e la sua figura.

Che infatti il minimalismo abbia ragionato sulla spazialità ne danno un accenno formalista Agnes Martin e Richard Serra, intenti ad indagare sulla bidimensionalità – spesso monocroma come Crosby (1989) – in versioni che diventavano fenomenologiche appena uscite dalla tela; ma che la mostra Conversation Piece si costruisca a partire da questi interventi è chiaro nel momento in cui la forma conclusa e concava dei lavori di Donald Judd si confronta con i pieni di Rachel Whiteread. O quando, generando utopie, si funzionalizza nella sequenza di spazi architettonici pensati da Fernanda Fragateiro, di cui Judd sembra un close-up colorato.

La sensazione di una conversazione corale è ribadita dalla periferica presenza nello spazio di Tomas Shütte. Che forse ha poco a che fare con gli altri interlocutori, ma che parla con quattro edifici in legno – For the Birds (1998) – insistendo sulla stessa utopia della Fregateiro ma declinandola per una società non umana, quella dei volatili appunto. Si tratta comunque un formalismo che smette di essere minimalista e diventa quasi metafisico.

Conversation Piece. Installation view  Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Conversation Piece. Installation view  Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Ma che la componente spaziale richieda l’intervento della figura umana per essere sancita e validata, lo dimostrano gli studi sulla figura umana di Julião Sarmento (First Easy Piece, 2013) ispirato dalla danzatrice di Degas, sempre bloccata in un dinamismo in potenza anche se, stavolta, in 3d su un basamento grezzo di pallet. Un movimento inespresso che è invece misurato e descritto da un movimento controllato: quello della crinolina telecomandata di Jana Sterback, i cui resti di una performance e di una trappola per il corpo diventano il fantasma che campeggia nel centro del salone centrale.
In disparte (ma più didascalicamente legato alle forme del discorso, questa volta tra uomo e macchina) il video dell’artista spagnolo Ignacio Uriarte: non altro che una curiosa e divertente interpretazione in cui l’attore Michael Winslow rumoreggia il suono di trenta macchine da scrivere in un procedere cronologico.

In generale la dinamica allestitiva funziona ma convince più del concetto della mostra. Forse perchè ben si inserisce in quell’accrochage in cui le assonanze si svelano a gruppi piuttosto che in un continuo andamento curatoriale. O forse perché si è ormai affezionati al procedere acuto di Time.

Conversation Piece 19.05. – 17.09.2017
La Galleria Nazionale, Roma

Conversation Piece. Installation view  Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma

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