Colourspace- Jim Lambie, Zobop (Colour-Chrome), 2019 – Galleria Mucciaccia, Roma

Testo di Giovanna Calabrese

Passando vicino al Largo della Fontanella di Borghese a Roma non si può non che rimanere stupefatti dalla visione delle ampie vetrine della Galleria Mucciaccia. L’incontenibile materia cromatica della mostra Colourspace sembra espandersi in strada dalle porte della galleria, con riverberi sulla piazza dominata da Palazzo Borghese. 

Abbandonato il purismo concettuale del white cube la sala d’ingresso della galleria è una pista da ballo su cui danzano le strisce viniliche multi-color di Jim Lambie. La sua Zobop è un’opera site-specific creata per invadere lo spazio pur lasciandolo vuoto. Come? Capovolgendo il concetto di supporto pittorico: la sua tela è il pavimento. Le strisce di nastro adesivo sono state applicate partendo dai bordi della stanza che, nel movimento centripeto dell’opera, diventano le battute di un ritmo irregolare, frenetico, via via più cadenzato quanto più si avvicina al centro della sala. In questo ricorrersi di nastri colorati una sorta di vertigine è un groove imprevedibile e mutevole, un’eco del jazz Bebop a cui lo stesso titolo dell’opera fa esplicito riferimento. 

Già dalle prime opere, sono evidenti gli intenti della curatrice Catherine Loewe: proporre una visione trasversale del ruolo e dei significati del colore attraverso il lavoro dei sei celebri artisti  britannici David Batchelor, Ian Davenport, Lothar Götz, Jim Lambie, Annis Morris, Fiona Rae che ne indagano gli aspetti psicologici, spaziali, formali e morfologici.

Gli Abstract 14 e 15 di Fiona Rae ci riportano alla consuetudine della tela, i suoi oli campeggiano luminosi e immensi sulle pareti bianche della galleria. Dense pennellate di giallo, rosso, arancione, blu cobalto si alternano a turbinii ariosi di tonalità più fredde, sfumate o tirate in linee sottili, date di getto o con tocchi leggerissimi. Riecheggia anche qui un movimento ritmico che, tra timbri squillanti e forme evanescenti, sembra mimare il siparietto di una storia misteriosa, ricca di avvenimenti,  talvolta passeggeri ma sempre colmi di emozione.

Fiona Rae, Abstract 1 2020, Oil and acrylic on canvas, 213.5 x 175 cm, 84 x 69 in

Nelle opere di Lothar Götz Ian Davenport il colore diventa performante: l’astrazione abbandona la dimensione binaria della percezione visiva e scivola nello spazio tattile della dimensione 3D. 

L’acrilico site-specific Beyond di Lothar Götz è spiazzante, i suoi coni di colore fanno avanzare e retrocedere porzioni di parete. L’occhio è in cortocircuito percettivo. La superficie piana del murale si anima di volumi pieni e vuoti e alla staticità del nostro corpo fa specchio un’incredibile illusione cinetica. Ma la rottura definitiva del limite tra opera e mondo reale diventa irriducibile in Cobalt Blue / Dioxadine Purple – Green Hue ( After Bonnard) di Ian Davenport. I colori rompono le righe e scivolano in un magma cromatico che ha il sapore dell’imprevedibile. Come disordinate onde marine le strisce verticali si flettono nel bordo inferiore della tela, quasi a voler fuggire dalla rigidità verticale che rubava loro altre possibilità di esistenza. I colori diventano forme dell’origine, accenni embrionali del movimento curvilineo. 

Azione, movimento, invasione e traslazione sono i concetti base su cui si costruisce la visione di Colourspace, un’esposizione che mette in scena il colore in quanto soggetto performante e non più aggettivo di composizione. In dialogo visivo con le opere intercettiamo vita oltre la superficie e  nel gioco estetico si svela la forza emozionale del colore colto integralmente nella purezza della sua essenza.


COLOURSPACE
David Batchelor, Ian Davenport, Lothar Götz, Jim Lambie, Annie Morris, Fiona Rae

Mucciaccia Gallery, Roma
In corso, fino al 31 luglio 2021

Lothar Götz, Wall – Galleria Mucciaccia, Roma
Ian Davenport, Push Back, 2021, Acrylic on aluminium mounted onto aluminium panel 60 x 50 cm – Galleria Mucciaccia, Roma
Colourspace- Jim Lambie, Zobop (Colour-Chrome), 2019 – Galleria Mucciaccia, Roma