Archivio Alfa Castaldi, ritratto di Cinzia Ruggeri con borsa e cintura maiale, milano, 1983

Casa Masaccio ritorna ad essere quella che da sempre è la sua destinazione originaria, “nella dissolvenza di una fantasia domestica facendo del dispositivo spaziale una sorta di macchina per abitare.”
L’occasione non poteva che essere tra le riuscite. Lo spazio espositivo presenta la prima personale in un’istituzione pubblica di Cinzia Ruggeri (Milano,1942-2019), dal titolo …per non restare immobili.

Molti solo gli aggettivi utilizzati negli anni, per definire un talento come quello della Ruggeri, personaggio eclettico, visionario, anticonformista e, per l’appunto, indefinibile. Con una visione combinatoria tra le più imprevedibili, ha innestato arte, design, architettura e moda, dando vita a ‘creature’ difficilmente definibili ed etichettabili. Stravolgendo punti di vista, funzionalità e correnti di gusto, questo audace talento ha stupito intere generazioni creando opere a tutto tondo: arredi e ambienti, accessori, abiti come architetture che si indossano, abiti a scale dalle geometrie fluide e abiti ziggurat. Quotidiano, aulico, industriale, tradizionale… la Ruggeri ha fuso e confuso alto e basso, generi e rarità per dar vita ad un personalissimo alfabeto da decifrare volta per volta, in contesti e situazioni sempre diversi.

Come racconta con sensibilità la curatrice Rita Selvaggio nel testo di presentazione della mostra, a Casa Masaccio, “il mondo di Cinzia Ruggeri si impossessa del silenzio delle stanze e della loro abolita durata, delle categorie timiche come delle tonalità affettive. In una sorta di topofilia, la sua pratica si articola nelle ossa di questa introversa architettura e, tra nenie e ricordi accumulati da generazioni, dimenticanze e passate solitudini, lascia ombre e tracce di un esserci stato.”

Ph Alessandro Zambianchi, 2020 – dettaglio
Cinzia Ruggeri, Colombra, 1990

Dal testo in mostra —

Tra le prime opere, Il bello delle bandiere è il vento (2018) e l’effige di Scherzi, l’adorato schnauzer che introduce ai tratti semantici dell’abitare.
Nel living, in un dialogo serrato con la natura, troviamo sparse le malinconiche rovine dell’ultimo elefante che, impossibilitato a riprodursi geneticamente, esplode e si perpetua in oggetti d’uso domestico. Sospeso tra l’organico e l’artificiale, Abito Primavera (1980 ca), con il suo verde aprile ferito da un ramo di pesco, cuce il vento alla terra. E ancora, da un tailleur aspro come le pietre dei muretti a secco, sbucano coccodrilli e fiori.

Nella camera del sonno, lusinghe di vestaglia nel caldo abbuiarsi  di una  mezza luna egea * e -“un’ombra su cui puoi riposare”- vegliata  dall’ armadio pensato in quegli anni trascorsi tra i due mari, là dove la terra finisce e improvvisamente incomincia l’acqua.  Ispirato ai colori delle confraternite religiose nelle processioni del Venerdì Santo, il suo cuore trafitto da un pugnale conserva ancora l’odore di salsedine e giardino, mentre le voci della notte sgocciolano risate e parole lasciando penetrare l’alba da altre fessure. Alla “powder room” sono destinate compiacenze d’accappatoio. Tappezzate di spugne di mare, gemme estive e tempestosa devozione al sole, le misure dell’intimo brillano tra la liquida distesa dell’azzurro indifferente di un introvabile abisso. Nella stanza da pranzo, accanto all’antro della profezia di un camino, alloggia l’Abito Tovaglia (1984) che sibillino allunga il suo candore sino a diventare un’estensione del corpo alla funzionalità.

In alto, lassù, all’ultimo piano, come in una sorta di hangar, la rappresentazione della sequenza iniziale di La Règle du Jeu, film di Jean Renoir del 1939, con il dupliceschianto al suolo sia dell’aliante che dell’amore tra André e Christine. L’aviatore e l’amante feriti, intanto… un soffitto di nostalgia / nell’aria esplode e un eco si ode…*. La planata di un amore assente, un volo incompiuto come incompiuta L’Arte della Fuga (1747-1750). Si riverbera l’antico vincolo del giorno e della notte mentre il tema dei contrappunti dell’ ultimo Johann Sebastian Bachintreccia le relazioni umane evocate da O Superman (1981), il primo singolo di Laurie Anderson.

Ph Aldo Lanzini, Sul muro a casa di Cinzia, May 13, 2012

“……….di oggetti utili che svolgono perfettamente la loro funzione ne esistono a sufficienza;  quello che io cerco è il comunicare, l’interagire con loro. Per esempio: un bicchiere con una goccia pendente che partecipa tintinnando quando bevi o un’ ombra  sulla quale puoi riposare o una doccia a forma di mano dove l’acqua ti accarezza, così  è per gli abiti. anche loro interagiscono con la persona che li indossa. Come l’applicazione di cristalli liquidi che cambiano colore in base alla temperatura del corpo o abiti con led che puoi accendere quando incontri qualcuno che ti piace…

I miei elementi abbastanza ricorrenti sono le uova, i cani, i nasi dei cani, i maiali, le perle, il vetro, le galline, i camaleonti, i polpi, le razze,i nautilus, i fenicotteri e altri soggetti liberi, e poi il velluto, la georgette di seta, il lino…     


mi piacciono i capperi, i carciofi in particolar modo, il balletto triadico di Oscar Schlemmer e gli alianti.
…e da sempre ridere e nuotare.
(Cinzia Ruggeri, Febbraio 2019)

*da Aristocratica, Matia Bazar, 1984

Cinzia Ruggeri
…per non restare immobili
12 settembre – 08 novembre 2020
Casa Masaccio | Corso Italia, 83 | San Giovanni Valdarno
A cura di Rita Selvaggio

Cinzia Ruggeri, Abito Led, 1981
Cinzia Ruggeri, Abito Piero della Francesca, prima metà anni ’80. Abito con stampa di dettaglio di un angelo della Pala di Brera (Pala di Montefeltro) con applicazioni di pietre e gemme colorate. Foto di Aldo Lanzini.
Studio Azzurro, Casa Bottera, lo Showroom di Cinzia Ruggeri, 1988
Cinzia Ruggeri, Per Alianti, da La règle du jeu?, 2019