Photo courtesy Orestis Mavroudis – Christian Tripodina | ORCHARD#4 | Careof, Milano
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La linea tra arte e vita deve rimanere fluida, e la più indistinta possibile. (Allan Kaprow)In questi anni ho seguito Orchard a distanza ravvicinata, cercando di coglierne le sfumature, gli echi possibili e  accompagnando Christian Tripodina, insieme a Carlotta Pezzolo e a Hilda Ricaldone di CHAN,   nella definizione dei sedimenti artistici di un frutteto concepito come un progetto di vita alternativo e collettivo. Arrivati alla stagione finale, la sensazione è che in realtà Orchard non possa chiudersi. Come il frutteto, infatti, anche Orchard continua a crescere e ad assumere forme diverse che cristallizzeranno nei percorsi che Christian vorrà intraprendere in futuro.Lo sforzo delle quattro stagioni è stato quello di suggerire il luogo – e il suo portato ‘utopico’ di pratica di vita autoorganizzata, sostenibile e condivisa – senza mai descriverlo, affidandosi alle potenzialità dell’arte. E il percorso ha visto una progressiva affinazione, per nulla scontata in partenza, perché frutto di tentativi, di esperimenti e a volte anche di errori.

Orchard  ha avuto inizio nello spazio di CHAN a Genova, con un’installazione che ruotava attorno a una vetrina, costruita con il legno di un castagno morto trovato nei terreni adiacenti al frutteto e accompagnata dal suono del suo abbattimento e trasformazione in tavolo. La grande teca custodiva i reperti, organici e non, che Christian aveva recuperato nei dintorni e li esponeva al pubblico, come a gettare le basi di un racconto che si sarebbe sviluppato nel tempo. La performance/concerto Coral Gardens and Their Magic che ne è seguita ha visto l’uso di altri reperti come strumenti, che si mescolavano ai suoni naturali registrati all’origine, il tutto nell’ambiente ‘sacrale’ di un ex-oratorio barocco, utilizzato questa volta per ospitare un rituale artistico, accompagnato da paramenti e costumi realizzati per l’occasione. Palazzo Nicolosio Lomellino di Genova è stato poi custode della terza stagione. In Cafhage le riprese ravvicinate della flora tropicale nella Biosfera di Renzo Piano dialogavano con la vegetazione esotica degli affreschi di Bernardo Strozzi, così come le costellazioni create dalla consunzione e dalle bruciature nelle stoffe ‘riesumate’ dal terre
no intorno al frutteto sembravano rispondere alla raffigurazione dell’Astrologia del soffitto dell’omonima sala.

Con la quarta stagione, Orchard  si misura con un altrove ulteriore, quello dello spazio industriale di Careof di Milano, creando un cortocircuito tra i materiali da costruzione del cantiere aperto nelle vicinanze, i trasferimenti su carta carbone delle architetture e della vegetazione nel frutteto, le tracce sonore su vinile che avevano originato il progetto e, come dei lampi, le visioni fulminee di questo luogo “così lontano, così vicino”.

Anna Daneri

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Christian Tripodina
ORCHARD – Season #4
Finao al 6 maggio 2012 ///
c/o CAREOF/// Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 Milano