Christian Tripodina e Anna Daneri

Non ero mai stata da Chan, Contemporary Art Association. Con la galleria ho scoperto anche il lavoro di Christian Tripodina presente con la mostra Orchard. Nello spazio espositivo piccolissimo una grande teca che conserva frammenti di oggetti, piante, semi, piume, cocci, corde ecc. resti in cui l’artista si è imbattuto per caso, intento a ripulire un terreno vicino a Genova. Lui è un cricca di amici, stanno riportando in vita un vecchio casolare abbandonato per dar vita a Frutteto… spazio che non ho ben capito se sarà un riparo per artisti agresti, uno spazio espositivo.. un luogo per accadimenti vari. Staremo a vedere come sorgerà questa iniziativa e cosa ci proporrà. Tornando alla mostra. L’artista mi racconta che gli oggetti che ha ripulito e collocato nella teca sono una sorta di ‘discorso amoroso-emozionale’ che ha captato tra la terra e il cielo sulla collinetta in questione. L’artista, lavorando per lo più con il suono (in mostra anche una registrazione su cassetta di legni tagliati e alberi divelti) e con la performance, ha cercato di concretizzare un’opera che, a mio avviso, scricchiola un po’. Nel senso che, tutto sommato, il raccogliere frammenti, scarti, oggetti vari, non è poi una grande novità. Penso che la parte più interessante del suo lavoro, sia quella che non ho ancora visto. Oltre la teca anche una seria di disegni molto gestuali, fatti intingendo dei legnetti nel colore.
La mostra era accompagnata da un testo di Anna Daneri che poeticamente racconta e descrive il progetto di Tripodina.