Courtesy Artista e Galleria Christian Stein,   Milano. Foto Agostino Osio

Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio

In un punto a metà tra la scrittura automatica surrealista e il gesto spontaneo dell’espressionismo astratto (come ha già fatto notare Roberta Smith sul NY Times), è nato un nuovo tipo di pittura a partire da gesti immediati che, però, non vengono fatti col corpo (mani o bocca), ma con un mouse, e utilizzando il computer come dispositivo. Tutto ciò avviene alla fine degli anni Novanta per opera di Jeff Elord, un artista americano nato nel ’66 ad Irving (Texas) e che ora vive e lavora tra Marfa, Texas e Brooklyn (New York). I suoi dipinti su tela nascono dopo un iter ben preciso, e costantemente reiterato: utilizzando softwer come Illustrator e Photoshop, Elrod crea delle campiture di colore su cui, poi, dà luogo a linee e forme astratte e semplicissime, prive di ogni potere referenziale. Il risultato, poi, viene riprodotto dall’artista su tela, utilizzando acrilico e pittura spray, oppure a volte il disegno viene stampato a getto d’inchiostro direttamente sulla tela. Le chiazze, gli scarabocchi e i ghirigori che ritroviamo a lavoro finito, insieme a linee energiche e nervose nate da addensamenti ed eliminazioni di tracce, sono la testimonianza di una creazione istintiva e impulsiva che prende corpo grazie al mouse e alla totale assenza d’attrito data dal medium digitale. La libera espressione di una schizofrenica pulsione metà fisiologica e metà psichica origina spazi astratti nell’illusorio spazio dello schermo. L’arte di Jeff Elrod è un miscuglio tra finzionalità totale (manca la realtà concreta del disegno a matita) e la matericità (ancora) della mano che fa nascere l’opera finita. A volte, poi, il groviglio di linee che si trovano su tela hanno come sfondo sfocate macchie di colore, che producono uno sfasamento retinico tra tridimensionalità e bidimensionalità. Le spryate creano proprio questo nebuloso scorcio anti-prospettico su cui, invece, le linee iper-geometriche, primordiali o bambinesche sprizzano estrema limpidezza.

Insomma, tra manualità e digitale e tra conscio e subconscio si muove Elord, di cui è ora in corso una personale nello spazio in Corso Monforte 23 (Milano) della Galleria Christian Stein (in programma fino al 15 ottobre 2016). Il suo lavoro è stato esposto nelle mostre Jeff Elrod: Nobody Sees Like Us presso il MoMA PS1, Long Island City, New York (2013); FOCUS: Jeff Elrod presso il Modern Art Museum of Fort Worth (2009); BitStreams presso il Whitney Museum of American Art, New York (2001); Glee: Painting Now presso lo Aldrich Contemporary Art Museum, Ridgefield, Connecticut (2000) e The Palm Beach Institute of Contemporary Art, Florida (2001); Abstract Painting, Once Removed presso il Kemper Museum of Contemporary Art, Kansas City (1998).   Le sue opere sono parte delle più prestigiose collezioni private e istituzioni pubbliche tra cui il Museum of Modern Art, New York, il Whitney Museum of American Art, New York, The Solomon R. Guggenheim Museum, New York, e la Hirshhorn Museum and Sculpture Garden Collection, Washington D.C.

Courtesy Artista e Galleria Christian Stein,   Milano. Foto Agostino Osio

Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio

Courtesy Artista e Galleria Christian Stein,   Milano. Foto Agostino Osio

Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio