• Chiara Camoni, Senza Titolo, 2016 white clay cm 100 x 160 x 110 dimensions variable Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, The story always comes later, 2016, exhibition view SpazioA, Pistoia Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, The story always comes later, 2016, exhibition view SpazioA, Pistoia Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, Recipiente per libagioni, a forma di testa di leonessa, in alabastro, 2016 silverpoint stylus on wood cm 45 x 33 Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, Scultura-fischietto #02, 2016 terracotta / clay cm 40 x 28 x 28 Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, Scultura-fischietto #04, 2016 glazed clay cm 18 x 23 x 16 Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, Scultura-fischietto #16, 2016 clay and glazed clay cm 15 x 15 x 15 Photo by Camilla Maria Santini
  • Chiara Camoni, I Fischiatori, 2016 performance November 19, 2016, SpazioA, Pistoia Photo by Camilla Maria Santini

English text below

Uscite di casa di buon mattino.
Recatevi con un contenitore e una paletta
nel luogo prescelto.
Scavate un po’ di terra e portatela via.
Arrivati a casa, purificatela da sassolini,
vegetali o altro.
Aggiungete acqua se necessario.
Impastatela con le mani fino a raggiungere
una buona consistenza.
Deve essere morbida ma non appiccicosa.
Ora avete un panetto di terra, potete procedere. Modellate il corpo.
Aggiungete 4 zampe.
Il collo e la testa.
Le orecchie.
Con la punta di una matita fate sul muso gli occhi. Mettete la coda.
Può stare dritta o abbassata.
Oppure scodinzolare.

(Chiara Camoni, esercizio di self-learning, per Maria Rosa, giugno 2016)



Questo l’incipit del testo che accompagna la mostra di Chiara Camoni ‘La storia viene sempre dopo’, da poco inaugurata alla galleria Spazio A di Pistoia e visibile fino al 13 gennaio 2017. Sperimentando varie forme d’arte, tra cui sculture interattive e video, l’artista crea una realtà intima e immediata capace di avvolgerci. Tempo e spazio diventano luoghi da vivere e da condividere ed è proprio il dialogo con questi ultimi che ci permette di marcare la nostra esistenza e di comprendere il nostro stesso presente.



ATPdiary, in collaborazione con Giulia Ponzano, ha posto alcune domande all’artista.

ATP: Di fronte alle tue sculture, create con materiali e soggetti minimi, intimi, lo spettatore si riflette nel tuo microcosmo; scattano processi di identificazione che hanno la potenza di risvegliare immagini che ciascuno di noi ha immagazzinato nel corso della vita ma che non riusciamo a delineare chiaramente, a mettere a fuoco: il prima e il dopo, il passato e il futuro, fatti, luoghi, persone. Tanti tasselli che ci portano a una riflessione esistenziale. Qual è il ruolo/funzione del tempo nei tuoi lavori?

Chiara Camoni: Il tempo nelle mie opere è soggetto e processo di realizzazione. Lineare o circolare. Trascorso e ancora da venire. A volte si materializza in piccoli gesti, che reiterati, dando vita ad accumuli e stratificazioni, anche monumentali. L’opera ‘Senza Titolo’ (la grande madre astratta che introduce alla mostra), arriva da lontano: i primi pezzi sono stai tagliati circa un anno fa. All’inizio non avevo un’idea precisa di cosa sarebbero diventati. Sentivo la necessità di agire in modo diverso sul materiale, forzandolo in una direzione che non gli appartiene. L’argilla quando è morbida si presta così bene ad essere modellata, ha una sua sensualità. Io invece l’ho lasciata esposta all’aria, finché non ha assunto la durezza “cuoio”. A quel punto altro non rimaneva da fare che tagliarla. Tutte quelle scaglie sono mutevoli, respingenti, ma anche vaporose e avvolgenti. La scultura può cambiare continuamente: seguendo il disegno delle sue spirali seguiamo la narrazione di una delle tante sue storie.

ATP: Il titolo ‘La storia viene sempre dopo’ – ci racconta ciò che viene prima dei tuoi lavori e ciò che ne segue, ovvero il processo creativo e la storia che poi ne scaturisce. A un livello più personale/individuale ci suggerisce anche di guardare al passato per comprendere il cambiamento e il senso del nostro stesso presente?

CC: Leggendo Cassandra, di Virginia Wolf, si sperimenta nella scrittura proprio questo processo. Si oscilla continuamente tra passato e futuro, il racconto è ricordo in divenire. Si procede in avanti guardando indietro e solo in questo modo si trova la giusta collocazione nel presente.
L’arte mi permette di trovare senso, di dare vita a piccole epopee che affiancano la mia vita; per un po’ cammino dentro a queste storie e ho la sensazione che poi anche altre persone si mettano nel flusso e che un tratto lo si percorra insieme.
In una fiaba ricordata da Adriana Cavarero un uomo si muove nella notte per chiudere una falla nell’argine di uno stagno, inciampa, cammina su e giù guidato dai rumori. Solo il mattino dopo si rende conto che i suoi passi hanno tracciato sul terreno un disegno dalla forma compiuta, il disegno di una cicogna.

ATP: La scultura nell’antichità aveva un significato magico-propiziatorio: vasi, amuleti e altri oggetti venivano posti nelle tombe affinché accompagnassero il defunto nell’aldilà, non avevano, quindi, solo una funzione estetica. Allo stesso modo le tue Sculture-fischietto (2016) chiedono al visitatore di essere suonate e tramite la loro attivazione, danno vita allo spazio.

CC: La scultura vive nel nostro stesso spazio, stessa luce, stessa temperatura. Ha con noi un rapporto di prossimità e ambiguità. È anche oggetto, forse si può usare.
Le sculture fischietto stanno, come devono stare le sculture sul proprio basamento, si lasciano guardare e valutare, ma allo stesso tempo possono essere agite, prese in mano, abbracciate, portate in giro, suonate. La loro presenza nello spazio si compie quando una persona si relaziona ad esse, assume una posizione in conseguenza alla loro forma, immette aria, ottiene una nota.
Durante la performance lo spazio era pieno di suoni; i fischietti nascono anticamente per fini apotropaici: ognuno di noi scacciava o invocava qualcosa. E tutti quei richiami, così come sono arrivati, così se ne sono a ndati.

ATP: I suoni e i pensieri della vita di tutti i giorni, i gesti e i rapporti quotidiani. Il nostro bagaglio di suggestioni e memorie si fonde con il tuo – è come se l’opera di per sé si svuotasse, le forme si dissolvessero per lasciare p osto a territorio ambiguo, inafferrabile, contemplativo.

CC: Nell’installazione video “Una storia” documento le fasi di realizzazione di una scultura che non è in mostra. Si tratta di una piccola deità femminile, destinata ad essere collocata nella Grotta del Colle, un eremo della Majella. La grotta fu sede di culti fin dalle epoche preistoriche e in seguito luogo cristiano. La scultura è stata modellata, dipinta, assemblata, vestita e acconciata: diverse fasi, condotte da diverse mani, come in un’opera collettiva, di bottega. Poiché inizialmente non pensavo ti tenere l’audio, nel video sono presenti tutti i rumori, i discorsi, le incursioni della vita quotidiana. Mentre si lavora, si intrecciano il piano dell’arte, del sacro, e quello della vita vita di tutti i giorni, della mia vita e delle persone che mi stanno intorno, ma probabilmente della vita di ogni essere umano. E per coincidenza (o forse no) il giorno in cui ho terminato il montaggio video, è stata denunciata la scomparsa della scultura!
“Che sono quei monti?” chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. “Sono le Alpi Apuane”, mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell’incendio. Fosco Maraini

ATP: Qual è il tuo legame con il tuo territorio? Qual è l’importanza dei soggetti naturali e umani?

CC: C’è qualcosa di speciale nel paesaggio dell’Alta Versilia, una sorta di sospensione, non solo degli spazi ma anche del tempo. Questa sospensione o la sia ama o la si fugge. Per chi è arrivato qui da altri luoghi è stato necessario un adattamento, all’inizio manca la terra sotto i piedi. Poi la visione del mare lontano diventa la coordinata orizzontale di questa altezza; ogni tanto appaiono le isole, le si cerca e le si nomina come miraggi.
Ci sono anche le cave di marmo: solide cattedrali di instabilità. E di notte si incontrano le volpi…

Chiara Camoni, The story always comes later, 2016, exhibition view SpazioA, Pistoia Photo by Camilla Maria Santini

Chiara Camoni, The story always comes later, 2016, exhibition view SpazioA, Pistoia Photo by Camilla Maria Santini

 Interview with Chiara Camoni –  The story always comes later

Spazio A, Pistoia

Step out the door early in the morning.
Head to the chosen place with container
and trowel in hand.
Dig a little into the soil; take away some.
At home, sift out bits of stone, plant,
everything but soil.
Add water if necessary.
Knead it with your hands until you reach
the right consistency.
It must be soft, not sticky.
Now that you have a clump of soil, you can continue.
Model the body.
Add 4 legs.
The neck and the head.
The ears.
Use the point of a pencil to punch eyes into the snout.
Add a tail.
It can stand straight up or hang down.
Even wag.

(Chiara Camoni, Self learning exercise, for Maria Rosa, June 2016)

ATP: Looking at your sculptures, created with minimal, intimate materials and subjects, the viewer self-reflects on your microcosmic identification processes—which have the power to awaken images that each of us has stored in a lifetime— but we can’t clearly delineate or focus on the before and after, the past and the future, facts, places, people. Many elements lead us to this existential reflection. What is the role / function of time in your work?

Chiara Camoni: Time in my work is subject and process of realisation. Linear or circular. Spent and yet to come. Sometimes it materialises in small gestures, that if recurrent, are able to create accumulations and layers— also monumental. The work ‘Untitled’ (the great abstract mother who introduce us to the exhibition) comes from far away; the first pieces have been cut about a year ago. At first I had no idea of what they would have become. I felt the need to work differently on the material, forcing it to move in a direction that does not belong to it. The clay when is still soft it’s perfectly suitable for being modelled, it has its own sensuality. Instead I left it exposed to the air, until he assumed the hardness of the “leather.” At that point nothing more remained to be done, except cutting it . All those flakes are changeable, repelling, but also vaporous and enveloping. The sculpture can constantly change: following the design of its spirals we follow the story of one of his many stories.

ATP: The title ‘The story always comes later’ – tells us what happens before your work and what happens after, the creative process and the story that ensues. From a more personal / individual perspective does it it also suggest us to look at the past in order to understand the change and the sense of our own present time?

CC: Reading Cassandra by Virginia Wolf, we experience in her writing exactly this process. It continuously oscillates between past and future, the story is constantly taking shape. If we move forward while looking back we understand our position in the present.
Art allows me to find meaning, to give birth to small epics that accompany my life; I usually walk into these stories for a while and I feel that then other people cross this stream and suddenly, we walk on the same stretch of road together.
In a fairytale remembered by Adriana Cavarero a man moves into the night to close a breach in a pond’s bank, he stumbles, walking up and down driven by the noises. Only the next morning he realises that his steps have traced a drawing on the ground, the one of a stork.

ATP:The sculpture in ancient times had a magical-propitiatory meaning: vases, amulets and other objects were placed in the tomb to accompany the deceased in the afterlife; therefore sculptures had not only an aesthetic function. Similarly your ‘Sculptures-whistles’ (2016) ask the visitor to be played, and through their activation, they give life to the space.

CC: Sculpture lives our same space, our same light, our same temperature. It has a relationship with us based on ambiguity and proximity.
It is also an object, so maybe it can be used. The sculptures-whistlers assume their positions on their stands as all sculptures do, being looked at and evaluated, but at the same time can be acted out, picked up, embraced, carried around and played. Their presence in space is fulfilled when a person relates to them, assuming a position consequently of their shapes, introducing the air, getting a note as a result. During the performance the gallery space was full of sounds; the whistles born in ancient times for apotropaic purposes: each one of us was driving something away or invoking something. And all those recalls, as they arrived, so they are gone.

ATP: Sounds and thoughts of the everyday life, gestures and daily relationships. Our emotional baggage and memories merge with yours – the artwork seemingly emptied itself, shapes disappear and make way for an ambiguous, elusive, contemplative territory.

CC: In the “A story” video installation I’m documenting the phases of realisation of a sculpture that is not on display. It is a small female divinity, destined to be placed in the Grotta del Colle, a hermitage in the Majella’s area. The cave was the site of rituals since the prehistoric age and later became a Christian place. The sculpture has been modelled, painted, assembled, dressed and coiffed: different stages, conducted by different hands, as in a collective work of a small shop. Since initially I was thinking not to keep the audio in the video, it is possible to hear all the noises, conversations, surprises of the everyday life While working, the art, the holy, and the everyday life interweave each others – my life and the life of people around me, but probably the life of every human beings. And coincidentally (or maybe not), the day I finished t o edit the video, has been denounced the disappearance of the sculpture!
“What are those mountains?” I asked, very curious, almost frightened. “Those are the Apuan Alps,” it has been explained to me. I admired for a long time the unusual sight that made me think, for some reason, of the creation of the world: lands yet to be shaped emerging from a boundless void, showing the colour of the fire. Fosco Maraini

ATP: What’s the relation between you and your territory? What’s the importance of human and natural subjects?

CC: There is something special in the landscapes of the Versilia’s area, a kind of suspension, not only regarding space but also time. A suspension, that people love or try to avoid. Those who came here from other places had to adapt themselves: at the beginning you feel the sensation of the ground lacking under your feet.
Then the distant vision of the sea becomes the horizontal coordinate of this height; occasionally islands appear, being searched and elected as if they were mirages.
There are also marble quarries: solid cathedrals of instability.
And at night you can meet foxes…

Chiara Camoni, Una storia, 2016 video installation, 5 projectors ed. 1/3 – loop Photo by Camilla Maria Santini

Chiara Camoni, Una storia, 2016 video installation, 5 projectors ed. 1/3 – loop Photo by Camilla Maria Santini

Chiara Camoni, Sculture-fischietto, 2016 clay and glazed clay dimensions variable Photo by Camilla Maria Santini

Chiara Camoni, Sculture-fischietto, 2016 clay and glazed clay dimensions variable Photo by Camilla Maria Santini