Testo di Marta Orsola Sironi

Sono trascorse parecchie settimane dal decreto “Cura Italia” e il Governo sembra essersi dimenticato dei lavoratori del settore artistico, che attualmente sono esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatori sociali o tutela. Non è la prima volta che il comparto viene trascurato: in Italia i professionisti dell’arte spesso non sono riconosciuti dallo stato, i loro salari sono allineati a ribasso, mentre precariato e lavoro sommerso sono all’ordine del giorno. L’attuale crisi economica e sociale dovuta all’emergenza COVID-19 non ha fatto che accentuare una situazione già critica in partenza. Eppure, Palazzo Chigi sembra non accorgersi che non si tratta solo di stanziare fondi a sostegno di una categoria, che deve pur mangiare come tutte le altre, ma di una questione di dignità e di civiltà[1]: se l’arte e la cultura si fermano, può esserci davvero una ripartenza? Per rispondere a tono il Forum dell’Arte Contemporanea Italiana ha lanciato una “CHIAMATA ALLE ARTI”, indetta per il 4 maggio.

Il Forum è nato nel settembre del 2015 da un’iniziativa di Ilaria Bonacossa, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Pierluigi Sacco e Fabio Cavallucci, promossa dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Già dalla prima edizione il Forum ha coinvolto oltre quattrocento addetti ai lavori e più di mille partecipanti, per discutere delle cause che rendono debole e poco competitivo il sistema dell’arte contemporanea italiana e per provare a immaginare soluzioni possibili.
Tra il 25 e il 27 settembre di quell’anno, quarantadue tavoli di lavoro hanno preso in esame la situazione, dal punto di vista della formazione, del rapporto con la politica e tra pubblico e privato, della visibilità che il contemporaneo made in Italy ha a livello nazionale e internazionale e della divisione interna al comparto. Durante l’assemblea conclusiva si è deciso di istituire un Forum Permanente come strumento di incontro e riflessione continua, capace di interfacciarsi con il governo e gli altri enti e di attuare interventi concreti, proponendo un modello di progettualità condivisa per lo sviluppo e la crescita del settore artistico. Grazie all’iniziale sostegno del Centro Pecci, a un comitato coordinatore che si rinnova ad ogni edizione e alla collaborazione di istituzioni diverse, il Forum ha aperto un dibattito che nel 2016 ha fatto tappa a Prato, Genova e Torino.

Infine, il 10 novembre 2018 presso il MAMbo di Bologna si è svolto il quinto appuntamento del progetto. In tale occasione ci si è concentrati su quattro aree strategiche: l’alta formazione degli artisti italiani; la loro promozione, la loro visibilità all’estero e la loro posizione nei diversi contesti di lavoro, dal museo al mercato, dalla società alla sfera etica e di genere.

Quest’anno l’incontro del Forum era programmato a Roma per ottobre, in concomitanza con la Quadriennale a Palazzo delle Esposizioni.  Invece è intervenuto il COVID-19 e, a fronte di un governo con vistosi problemi di memoria, la situazione degli operatori dell’arte e della cultura si è fatta ancora più precaria.  Incontrarsi di persona al momento non è possibile, ma affrontare insieme la questione è più che mai necessario. Gli organizzatori hanno dunque deciso di ripensare il formato e accelerare i tempi.

“E se quando usciremo di casa dopo questa lunga quarantena trovassimo le rovine delle

nostre città e dei nostri beni culturali? Anzi, peggio: se trovassimo ancora tutto in piedi – i

teatri, i musei, le gallerie, le biblioteche – ma tutto inesorabilmente vuoto?”[2]. Come ha sottolineato il comitato coordinatore del Forum, questa voragine incolmabile, che sembra appartenere al futuro distopico di un romanzo di Ray Bradbury, potrebbe essere la nostra realtà imminente del dopo-covid. Cosa resterebbe allora? Lo Stato si sarà pure scordato di noi, ma noi non dobbiamo permetterci di dimenticare che nel domani che verrà – che verrà a breve – per superare tutto questo avremo tutti bisogno dell’arte e della cultura, unici veri strumenti di reazione all’angoscia e ai rivolgimenti sociali che ci si apprestano.  Per questo motivo l’attuale board di coordinamento, costituito da Lorenzo Balbi, Diego Bergamaschi, Eva Frapiccini, Pietro Gaglianò, Ilaria Lupo, Maria Giovanna Mancini, Elena Magini, Stefano W. Pasquini, Silvia Simoncelli, che data l’urgenza si è allargato ai membri del passato, come Ilaria Bonacossa, Fabio Cavallucci, Antonella Crippa, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Pierluigi Sacco, Chiara Vecchiarelli, ha promosso una “CHIAMATA ALLE ARTI”.

 Per tre settimane a partire dal 3 maggio si terranno tavoli di lavoro online per instaurare un confronto trasversale, che metta in campo le energie di tutto il comparto dell’arte, unito in vista di un progetto rifondativo, e si proponga come interlocutore della ripartenza. Tramite Google groups la discussione sarà aperta a chiunque voglia partecipare, nel tentativo di raccogliere le proposte che sono emerse in questo periodo e collaborare per trovare forme di supporto economico per tutti gli operatori del settore. L’obiettivo finale, però, non vuole limitarsi ai problemi contingenti, ma agire secondo una visione prospettica e cogliere la sfida del momento come occasione per ristrutturare l’intero sistema.  Si spera poi in un possibile incontro di restituzione a Roma, grazie al sostegno di Palaexpo.  

L’appuntamento per capire quale futuro vogliamo per l’arte è fissato per lunedì 4 maggio. Non dimentichiamolo!


[1] Come già sottolineato da Sergio Risaliti nel suo accorato appello pubblicato l’8 aprile su “Artribune”.

[2] Dal comunicato stampa della VI edizione del Forum dell’Arte Contemporanea Italiana