Giacinto Cerone, Ewa Juszkiewicz, Installation View, 2019, Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin

Una doppia personale – allo Spazio Cabinet fino al 30 giugno – mette in dialogo i lavori della pittrice polacca Ewa Juszkiewicz (classe 1984)  con quelli dello scultore italiano Giacinto Cerone (1957-2004). La curatrice Maria Chiara Vallacchi è l’artefice di questo incontro impossibile che, nella differenza delle rispettive ricerche, trova un punto comune nella pratica di utilizzare iconografie e riferimenti storici preesistenti come materia prima di un lavoro di ricognizione sulla tradizione artistica e di personale appropriazione.
Il processo creativo di trasformazione del materiale grezzo che fa di ogni artista un alchimista – come suggerisce la curatrice –  si manifesta per entrambi in direzioni impreviste, devianti: la metabolizzazione del riferimento nell’opera non si risolve pacificamente in una forma conclusa, definita, ma in una ben più complessa, in transito, da cui ne affiorano altre.  
Juszkiewicz si rifà alla tradizione del ritratto che distrugge puntualmente presentando donne dal volto celato da drappi, acconciature, maschere composizioni vegetali o di oggetti: nell’esercizio di stile la negazione dell’individuo lascia spazio al solo modello, alla pura citazione, reale o di fantasia, svelando la convenzionalità della rappresentazione, in particolare della donna.  

Giacinto Cerone, Untitled, Ceramic, 60x28x76 cm – Photo Filippo Armellin
Armellin F Copyright 2019

Anche Cerone procede per una strada analoga, anche se i riferimenti non sono immediatamente evidenti ma sussunti nella materia: omaggi a maestri o rimandi a un’iconografia accademica fatta di oggetti frammentari, elementi architettonici, statuaria e panneggi, che affiora a tratti dal corpo stesso della scultura che contiene in sé tutte le forme.
Nella loro condizione di entità allo stesso tempo familiari e estranee, le sculture e le ceramiche di Cerone e i dipinti e i collage di Juszkiewicz suscitano un effetto perturbante, un sottile  disagio e un sentimento di incertezza che rimanda al alla dimensione inconscia che riaffiora nell’atto creativo liberando la parte irrazionale e caotica del rimosso. E sono proprio questi esiti dissonanti di disarmonica bellezza che rispecchiano la  condizione del nostro tempo a non lasciarci indifferenti.

Giacinto Cerone | Ewa Juszkiewicz
Cabinet, Milano
Fino al 30 giugno 2019

Giacinto Cerone, Ewa Juszkiewicz, Installation View, 2019, Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin
Giacinto Cerone, Ewa Juszkiewicz, Installation View, 2019, Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin
Giacinto Cerone, Ewa Juszkiewicz, Installation View, 2019, Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin
Giacinto Cerone, Untitled, Carrara Marble, 61x35x38 cm – Photo Filippo Armellin
Ewa Juszkiewicz, Untitled, 2018, Oil On Canvas, 70×50 cm – Photo Filippo Armellin