Julian Stair – Equivalence – Installation view – Installation view – Foto Dario Lasagni

La forma e l’informe, l’esplosione dimensionale e la finitezza incommensurabile di un universo microscopico, il virtuosismo della materia e della parola, la superficie “intoccabile” e la superficie sensuosa che chiede carezze.
Il medium della ceramica nel corso del Novecento e, guardando oltre, nella contemporaneità, è ciò e molto altro ancora. Tanto il suo statuto appare mutevole quanto imprevedibili risultano le sue declinazioni tematiche e tecniche.
La Fondazione ICA Milano, inaugurando un duplice progetto espositivo dal titolo Ceramics, pare invitarci a scoprire – o a riscoprire – le potenzialità insite in un mezzo che, dalle ceramiche arcaizzanti di Picasso alle figurine palpitanti di vita di Lucio Fontana, non ha mai smesso di stupire. Innanzitutto per le sue trasfigurazioni continue, sia epidermiche sia sostanziali. Sulla tensione totemica propria di questo mezzo, ci dice molto la prima delle due mostre ospitate, visibile accedendo al pian terreno. Il progetto Equivalence del britannico Julian Star (1955) si articola infatti in una promenade silenziosa e lenta tra giganteschi contenitori fuori scala, siano essi ciotole, “crateri” di ascendenza ellenica oppure recipienti conoidali. L’aver generato un ambiente più che una esposizione nel senso del termine, pare suggerito dalle due conclamate caratteristiche che reggono l’intera “operazione”: l’ingrandimento totemico degli oggetti di uso quotidiano, che assurgono così a presenze iconiche (eidolon) immobili, e la trattazione minimalista degli stessi, lavorati con superfici icasticamente chiare, levigate e senza asperità. Se un tempo questi corpi ospitavano sostanze di vario genere – l’aspetto familiare non può che suggerire tale identificazione – così sublimati essi contengono il nostro sguardo, lo catalizzano e lo fanno vorticare al loro interno e lungo i loro contorni. Nel mentre vortichiamo anche noi, muovendoci nello spazio della mostra.

Julian Stair – Equivalence – Installation view – Installation view – Foto Dario Lasagni
Julian Stair – Equivalence – Installation view – Installation view – Foto Dario Lasagni

Salendo, si accede alla seconda mostra presentata da ICA Milano, la collettiva Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain curata da Tommaso Corvi Mora. I parametri narrativi, qui, subiscono un punto di svolta: più che di un ambiente si parlerà allora di un paesaggio lunare o di una costellazione celeste, una pleiade di universi minimi fatti di materia e di colore. Si rinnova ancora il carattere magico di questi oggetti “rituali”, come nel caso del “feticcio” scultoreo di Corvi Mora, dipinto con ampie pennellate dai colori del cielo, dotato di oggetti e cordini per un vento che potremmo sentire e che spira da territori lontani.
“Milano • et • mitologia”, si legge inciso sul piede del moderno lekythos, in un invito tra temporalità interconesse. Dust II di Sam Bakewell, gioca invece su un crinale appena precedente, simulando la creazione artistica o la mitopoiesi del reale: rovesciati lungo un piano perfettamente liscio, piccoli tumuli di pigmento rosa e grigio avvicinano la scultura al suo grado zero orizzontale e di mancanza di forma. Diversamente, in Leavings II (Time of Wat), Bakewell cede alle tentazioni di un nuovo neoplasticismo, costruendo un piccolo congegno di volumi pastello affastellati e incastrati uno sopra l’altro. Che del resto la ceramica si lavori con le mani, affondando le dita nella sua “carne” e sublimandone la fascinazione “aptica” è forse noto: la materia viva, che trasuda e ribolle come il magma e che pare respiri di On the hard tread of the silex di Bethan Lloyd Worthington, esaspera questa condizione desiderante propria di una scultura che sfugge alla condanna di corpo inerme.
Ogni artista – da intendersi qui nell’accezione di demiurgo, cantore e alchimista – sogna mondi possibili e a misura d’uomo: le opere di Sam Bakewell (Gran Bretagna, 1983), Lubna Chowdhary (Tanzania, 1964), Tommaso Corvi Mora (Italia, 1969), Bethan Lloyd Worthington (Gran Bretagna, 1982), Matthew Raw (Gran Bretagna, 1984) e Matthew Warner (Gran Bretagna, 1989) rinnovano in maniera potente la magia camaleontica propria di un mezzo che, per non farsi domare, si scioglie in immagini sempre intense e sempre sorprendenti. 

Fino a 26 settembre 2019

Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain – ICA Milano – Installation view – Foto Dario Lasagni
Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain – ICA Milano – Installation view – Foto Dario Lasagni
Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain – ICA Milano – Installation view – Foto Dario Lasagni
Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain – ICA Milano – Installation view – Foto Dario Lasagni
Verso Nuovi Canoni (Towards new Canons) – Ceramics and Contemporary Art in Great Britain – ICA Milano – Installation view – Foto Dario Lasagni