Caterina De Nicola. View of the exhibition and performance Embarrassed and Conciliatory (2019) at Il Colorificio, Milan. Courtesy the Artist and Il Colorificio, Milan. Photography by Alessandro Sellini

Il 16 Novembre 2019, Il Colorifizio* ha inaugurato L’Ano Solare, una programmazione annuale che ruota intorno alla sessualità e alle strategie di auto-esposizione del sé come strumenti per descrivere nuove possibilità di azione politica collettiva. In epoca in cui l’atto sessuale rappresenta uno spazio pratico e concettuale chiave, profondamente normato nei discorsi neo-fondamentalisti e in quelli di alcuni esponenti del “familismo rosso”, il Colorificio vede nella sessualità una tecnologia del sé, che mette in campo forme di auto-narrazione, di confessione e di self-display in grado di pervertire le suddette attitudini e definire luoghi di inclusività e libertà.

They are the Sun, iI primo episodio de L’Ano Solare, ha analizzato il linguaggio e le modalità linguistiche per una riappropriazione del sé e delle modalità di costruzione della propria immagine. Sono stati individuati alcuni codici linguistici – dominanti disinnescati,  risemantizzati, non autorizzati ed esibiti, ecc. – come sentieri alternativi alle strutture egemoniche della società normativa, in grado di incarnare politiche di dis-identificazione e di apostasia del genere.
In Wendy Windham, Jacopo Miliani ha costruito per associazioni libere un ritratto di sé disordinato e in continua ri-definizione: i calzini e le sneakers, la vicenda televisiva di Wendy Windham, gli incontri occasionali, la safe-word per eludere il vuoto e il cazzo usato per tirare il popper sono stralci di un vagare tra ricordi e immaginari che sincronicamente costituivano un linguaggio in grado di sottrarsi al controllo semantico, scomporre l’individuo e sfuggire esponendosi alle morse dell’esporsi capitalistico.
Il quarto appuntamento di BODY LANGUAGE, a cura di Tomboy’s Don’t Cry, ha esplorato tramite i video Sissy Fatigue, Crystal Clear, Queer Babel, B.U.C.K.L.E. e Form Follows Foreplay, la coreografia come performatività del sé e del rito, il linguaggio computazionale come occasione di accoppiamento e di messa in questione dell’autenticità delle vite queer, il cruising come costruzione di un luogo di mutua confidenza.

Embarassed and Conciliatory, prima mostra personale di Caterina De Nicola, utilizza le tecniche della mitopoiesi, costruendo un palco fittizio attraverso cui presentare il sé che l’artista ha scelto di impersonare.
Nel retro del fruttivendolo in Via Giambellino 67, l’artista per due ore si è cimentata nella lettura continua di un testo che ha funzionato come canovaccio teatrale.
Nella prima parte della litania, De Nicola descrive accuratamente una mostra composta di sette tele, riproduzione di pattern ritrovati su foulard d’alta moda di Balenciaga e Givenchy. Apparentemente rigida e annoiata, l’artista ricostruisce sulla retina degli spettatori la trama, lo spessore delle pennellate, le ragioni, indicando le posizioni dei dipinti in una stanza abitata soltanto da tre sedie. Unico elemento di scena, le sedute, dal carattere modernista e kitsch, hanno funzionato da appiglio, conferendo allo spazio la parvenza di una sala d’attesa motivata da una procrastinazione continua.

In un secondo momento, De Nicola ha letto Beauty Hurts. But not so much as the lack of it, un articolato flusso di coscienza ottenuto per tramite della tecnica del cut-up. Le parole ancora una volta divengono immagini utilizzate per tracciare un ritratto di sé dove sono accennate cinicamente strategie di relazione sociale e di omologazione.
Due ulteriori elementi completano lo spazio: una tela dipinta ad acrilico che ritrae l’invito alla mostra – una copia della copia ottenuta con una lavorazione veloce su cui sono visibili le singole pennellate; e un ristagno di urina nell’incavo di una delle sedute moderniste.

Caterina De Nicola. View of the exhibition and performance Embarrassed and Conciliatory (2019) at Il Colorificio, Milan. Courtesy the Artist and Il Colorificio, Milan. Photography by Alessandro Sellini

Quello inscenato da De Nicola è un teatro per la costruzione della propria mitografia. La mostra, ottenuta per successive addizioni di testi, immagini, componimenti altrui, restituisce l’espansione del corpo e della sua presentazione, a partire da porzioni o frammenti raccolti in vagabondaggi concettuali. Il pubblico è invitato ad una sospensione collettiva. Gli occhi degli ascoltatori seguono le mani dell’artista, i volti si volgono alle pareti bianche dove dovrebbero essere affisse le composizioni formaliste e astratte ritrovate sui foulard d’alta moda. Il testo di sala, inoltre, duplica tale costruzione: viene descritta la mostra come De Nicola la narra, in una prosa ottenuta seguendo la medesima tecnica di stesura del testo della performance, quella dei cut-up, copiando e incollando i componimenti altrui.

Embarrassed and Conciliatory si articola in una serie di livelli, disvelati progressivamente. L’operazione è una critica alla costruzione del soggetto a cui oppone metodologicamente e semanticamente delle tecniche di finzione, spaesamento, svogliatezza, crisi e immobilismo. Riporta inoltre un abbandono della propria figura, la messa in pratica di un non-riconoscimento con l’intento di scrivere per sé una storia diversa fatta di diluizioni, trasformazioni e traduzioni. Lo fa con la pretesa del mito e l’efficacia della parola suggerita, materializzando qualcosa che non c’è per mezzo della forza del performativo linguistico. De Nicola costruisce un regime di post-verità, definisce un momento – che è il qui e ora – dove la pratica pittorica è il mezzo latente utile a riflettere attorno al linguaggio della rappresentazione.

Il Colorificio —

Caterina De Nicola. View of the exhibition and performance Embarrassed and Conciliatory (2019) at Il Colorificio, Milan. Courtesy the Artist and Il Colorificio, Milan. Photography by Alessandro Sellini