Palazzo Maffei, Verona, 20220 – Sala I “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese…” Sul fondo Zenone Veronese Il ratto di Elena Olio su tela (Foto Paolo Riolzi)

Finalmente Verona ha un museo d’arte moderna e contemporanea che può competere con i vicini di casa: non si tratta della collezione civica d’arte moderna della città – esposta invece a Palazzo della Ragione dal 2014 e un tempo fulgida galleria d’arte con mostre e percorsi didattici a Palazzo Forti – né di un nuovo allestimento delle collezioni antiche del bel Castelvecchio. Si tratta piuttosto di un palazzo che chiude, con la sua facciata barocca, un lato della centralissima Piazza delle Erbe: Palazzo Maffei.

L’edificio è frutto di un imponente lavoro di ampliamento eseguito nel corso del Seicento dai banchieri Marcantonio e Rolandino Maffei: ora, fresco di inaugurazione e di restauro, è stato trasformato su idea museografica di Gabriella Belli in una casa museo, per l’importante e bellissima collezione privata (oltre 350 opere) di Luigi Carlon, imprenditore e collezionista veronese. Si oltrepassa l’arco d’ingresso del palazzo e si resta immediatamente stupiti dalla sua bellezza: è composto da due corpi di fabbrica raccordati da due corti comunicanti, dove si aprono finestre dal piano nobile tutt’intorno, affacciandosi su un balcone a ringhiera. Meraviglia di più, tuttavia, la scala elicoidale autoportante che si percorre verso l’alto, per raggiungere il piano nobile dove inizia la visita al percorso museale.

Questo si sviluppa cronologicamente e per temi, lungo 18 sale, ognuna con una sua personalità: se nella prima parte si privilegia il dialogo con gli ambienti, per ricreare l’idea di una dimora privata e il senso di una wunderkammer in cui si mescolano le arti, tra linguaggio antico e contemporaneo, arte decorativa, arredi e opere pittoriche; nella seconda parte, dedicata al Novecento e all’arte contemporanea, è stata creata una vera e propria galleria museale. Carattere peculiare della collezione è inoltre la presenza forte della storia artistica veronese con una raccolta d’arte antica e moderna che narra molte e variegate visioni della città scaligera nel tempo (tra le altre, ci sono opere di Altichiero e Liberale da Verona, Nicolò Giolfino, Antonio e Giovanni Badile, Giambettino Cignaroli).

Palazzo Maffei – Verona – Sala VI L’ira funesta In primo piano Marino Marini Piccolo miracolo 1951 Bronzo con interventi di pittura grigia a olio Dipinti da sinistra a destra Antonio Calza (attribuito) Sosta della truppa Olio su tela Alberto Burri Tutto Nero 1957 Acrilico, vinavil e combustione su tela Antonio Calza (attribuito) Battaglia contro i turchi Olio su tela (Foto Paolo Riolzi)
Palazzo Maffei, Verona 2020 – (Foto Paolo Riolzi)
Palzzo Maffei, Verona, 2020 – Opere visibili nella foto Sinistra: Joan Miró Figure 1936 Gouache, acquerello e inchiostro su carta Centro: Emilio Vedova Senza titolo (Ciclo ’60/ B.8) 1960 Tecnica mista su tela Destra: Pablo Picasso Femme assise 1953 Olio su tela (Foto Paolo Riolzi)

La prima sala si affaccia su Piazza delle Erbe, ospitando manufatti d’arte antica tardo-gotici (reliquiari, placchette a sbalzo, altaroli da viaggio, cofanetti nuziali) e un ciclo di tele a parete di soggetto mitologico. La seconda e la terza sala, di piccole dimensioni, sono invece scrigni tematici e mistici: una a tema spirituale in rapporto con il contemporaneo e l’altra che indaga la storia della maternità e della figura mariana nei secoli, fino all’arcaismo moderno di Arturo Martini. Tra i capolavori della seconda sala c’è la pittura trecentesca veronese con un’opera attribuita al Secondo Maestro di San Zeno e una tavola del fiorentino Lippo d’Andrea: in mezzo a questi due fondi oro, emerge un “concetto spaziale” rosso di Lucio Fontana, la cui forza vitale e simbolica si esprime in maniera perfetta.

La sala successiva, dedicata ai santi e agli eroi, ripercorre la storia della pittura veronese tra XVI e XVIII secolo, offrendo alla vista molte opere dipinte su lavagna o su pietra di paragone, caratteristica della collezione Carlon: questa tecnica era molto usata nel primo Seicento in area veronese e bresciana, per la vicinanza con la Val Brembana e col Monte Baldo, dove si trovava facilmente il materiale, garantendo ai dipinti effetti luministici d’ispirazione caravaggesca. L’ira funesta è il tema della quinta sala dove si incrociano le armi dei combattenti tra 1700 e orrore della guerra nel contemporaneo: la terracotta informe di Leoncillo, le lacerazioni di Alberto Burri e il cavaliere disarcionato di Marino Marini fanno il paio con i corpi aggrovigliati di Antonio Calza e del veneziano Matteo Stom, pittori di battaglie. Nella settima stanza ci sono Veneri e bellezze femminili: ammodo o sensuali, eroine o anonime, adulte o fanciulle, mogli o madri, gentili o aggressive, tutte protagoniste di questa quadreria dal carattere intimo. Dall’altro lato, nell’ottava, si procede con un focus su Verona: si trovano vedute, con architetture antiche contornate dal fiume, giardini e palazzi affacciati sulle rive, ma trova posto anche la pittura di paesaggio con scorci cittadini di carattere laborioso, tutto scaligero.

Una stanza davvero eccezionale dal punto di vista dell’allestimento eclettico – che corrisponde al gusto della collezione – è il salotto blu dove convivono pezzi di arredo e di design del XX secolo (come la Red and Blue Chair del 1917 del designer olandese Gerrit Rietveld) con preziosi mobili in lacca cinese e oggetti d’arredo del XVIII secolo.

Palazzo Maffei, Verona, 2020 – Sala IX Salotto blu Tra le opere visibili nella foto Da sinistra a destra: Josef Albers Homage to the Square 1954 Olio su tavola Lucio Fontana Concetto spaziale 1954 Olio rosso e frammenti di vetri colorati incollati su tela Antonio Sanfilippo Tondo (Senza titolo 31/58) 1958 Tempera su tela (Foto Paolo Riolzi)
Palazzo Maffei, Verona, 2020 – Sala XII Intermezzo In primo piano Medardo Rosso La portinaia 1883-1884 (ideazione); circa 1900-1910 (realizzazione) Cera su gesso Umberto Boccioni Figura seduta 1906 Olio su tela In secondo piano Mario Schifano Futurismo rivisitato a colori 1979-1980 Smalto su tela (Foto Paolo Riolzi)
Palazzo Maffei, Verona, 2020 – Sala XV Arte Astratta nel secondo dopoguerra In primo piano a sinistra: Giuseppe Spagnulo Ferro spezzato 1968 Ferro Opere visibili nella foto Da sinistra a destra: Gastone Novelli Fuga delle idee 1959 Matita, olio e gesso su tela Cy Twombly Claudius 1963 Matita e olio su tela Afro Basaldella Senza titolo 1960 Tecnica mista su carta applicata su tela Tancredi Parmeggiani Senza titolo 1955 Tecniche miste su faesite (Foto Paolo Riolzi)

Superate le stanze degli stucchi e delle maioliche e de “La Monachella”, eccoci infine nella parte del percorso che racconta la collezione novecentesca e contemporanea in forma di galleria d’arte: pareti pulite e neutre che danno spazio alle opere. Attraversiamo la sala “Intermezzo”, che è un’introduzione al linguaggio di rottura del futurismo: e infatti siamo accolti da Mario Schifano e il suo Futurismo rivisitato a colori, in cui omaggia Marinetti, Carrà, Russolo, Boccioni e Severini, in una foto scattata a Parigi nel 1912. Percorriamo “Futurismo” e arriviamo a “La Vita Segreta delle cose: Metafisica, Surrealismo, Realismo Magico”, dove l’oggetto e il suo mistero sono in primo piano attraverso la pittura di de Chirico, di Morandi e di Casorati – del quale sono esposti pezzi davvero interessanti e inusuali – accanto ai sogni magici e surreali di Ernst e di Duchamp.

Si prosegue con l’ “Arte Astratta nel Secondo Dopoguerra”, il dibattito vivo tra “Figurazione versus Astrazione” a partire dalla Biennale di Venezia del 1948 e intorno al redivivo mito di Picasso, per concludere con la bella sala dedicata a “Materia, Spazio, Idea” e una domanda sospesa: “Quale contemporaneo?”. Quest’ultima sala si sviluppa a partire da Il saluto dell’amico lontano di Giorgio de Chirico del 1916, per interrogarsi sullo sguardo dell’uomo contemporaneo, che è meravigliato dal mondo ma anche indagatore e razionale, perché cerca di spiegare il senso delle cose. E dell’arte.

Il futuro della collezione e di Palazzo Maffei

Ci si può domandare a questo punto quale sarà il futuro di questa collezione e del palazzo: le ambizioni sono parecchie e le strategie messe in campo altrettante. C’è in atto una convenzione con il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Verona con la quale si cercherà di aprire una piccola biblioteca specialistica, al piano superiore del percorso espositivo. E si cercherà di avviare relazioni con scuole di restauro per tirocini e formazioni, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza.
Quello che al momento manca è un dipartimento educativo strutturato, vero e proprio, con visite guidate, laboratori didattici e creativi, attività per il pubblico e le famiglie: il palazzo e la collezione si dovranno far conoscere alle scuole del territorio e non solo, per ricordarci che l’arte è un viaggio per tutti e non per pochi. Altra sfida interessante sarà quella di nutrire e affezionare un pubblico veronese incapace di sintonizzarsi sul linguaggio contemporaneo, se non nel periodo di ArtVerona o quando atterra il mostrificio di Linea d’Ombra con Goldin capitano.

Palazzo Maffei
Piazza delle Erbe,
38 37121 Verona

Palazzo Maffei, Verona, 2020 – Sala XIV La vita segreta delle cose: Metafisica, Surrealismo, Realismo Magico Opere visibili nella foto Da sinistra a destra René Magritte La fenêtre ouverte 1966 Olio su tela Giuseppe Gallo Utopia, a Sculpture 1990 Fusione in bronzo Alberto Savinio La fidèle épouse 1930-1931 Olio su tela Mario Sironi Paesaggio urbano 1921 Olio su tela Al centro Marcel Duchamp Boîte-en-valise 1935-1941 Materiali vari (Foto Paolo Riolzi)
Palazzo Maffei, Verona, 2020 – Sala d’ingresso (particolare) Maurizio Nannucci New Horizons for Other Visions/ New Visions for Other Horizions 2020 Installazione site specific, neon blu in pasta di vetro (Foto Paolo Riolzi)
Facciata Palazzo Maffei (Foto Paolo Riolzi)