Stefano Arienti Senza titolo, 2020 traforatura su copertina Courtesy l’artista e Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma © Giorgio Benni
L’artista parte dall’immagine femminile della pubblicità di Giorgio Armani, quarta di copertina, che trafora nei suoi contorni. L’immagine trapassa attraverso le pagine mostrandosi a specchio come una filigrana. Dal bianco emerge una figura in cerca di aiuto. Si fa largo con le mani dopo aver cambiato pelle. Il 2020 ha costretto tutti noi a un ripensamento, ripartendo da noi stessi.

Un anno fa il magazine italiano più illustre dedicato alla moda, Vogue Italia, manifesta facendo silenzio. In piena pandemia, il direttore Emanuele Farneti decide di azzerare il veicolo per antonomasia della rivista: fa pubblicare la copertina completamente bianca. Solo un’indizio ci fa capire che si tratta della rivista, il titolo stampato come al solito a lettere cubitali in grigio. Un segno forte per una rivista che fa dell’eccesso e del ‘non-utile’ i suoi punti forza. All’esuberanza e all’eccentricità della moda, il silenzio, il bianco, quasi un no-comment. In effetti come commentare un momento storico da dimenticare, ma indimenticabile?
Da questo ‘grado zero’ la curatrice Valentina Ciarallo ha pensato di riempire il ‘vuoto’ invitando 49 artisti per compiere una riflessione su questo periodo che ha dell’indicibile. Ecco allora che la superficie che per decenni ha ospitato top model dai volti algidi e bellissimi, abiti griffati, corpi nudi o sinuosi come una paesaggio, ora lascia spazio alle idee, alle riflessioni di una selezione di artisti italiani che, l’hanno bucata, dipinta, riprodotta in ceramica, cucita, legata, intarsiata: dove non ci riesce il linguaggio delle parole, spetta all’arte raccontare questo momento difficile che stiamo vivendo.

Seguono alcune domande a Valentina Ciarallo — 

Elena Bordignon: Una pagina bianca. Scrittori e poeti ne hanno scritto a profusione. Tu, hai avuto l’idea di proporre questo ‘dilemma’ a una selezione di artisti. Quali riflessioni hai voluto stimolare agli artisti invitati?
Valentina Ciarallo: Appena ho visto la copertina candida di Vogue di aprile 2020, uscita in questa versione come messaggio di rispetto e assieme desiderio di rinascita, non ho avuto dubbi. Ho subito immaginato che sarebbe potuto diventare un progetto dedicato agli artisti italiani. L’idea era già lì. In un momento così difficile per tutti, in particolare nel nostro settore, avere la possibilità di esprimersi su una pagina bianca e poter fare sentire la propria voce ad un’audience globale credo sia stata una grande opportunità e testimonianza del nostro tempo. Mi interessava far lavorare nuovamente gli artisti su qualcosa di fisico, ritornare a plasmare la materia in un momento virato al digitale. Desideri, sogni, paure, speranze. Ogni opera è voce individuale ma anche tassello di un racconto collettivo, segno della capacità di rimettersi in gioco, di ritrovare nuove aspirazioni, reinventare modi espressivi. Un nuovo biglietto da visita con cui l’artista si presenta.

Elisabetta Benassi Vogue, 2020 smalto su copertina Courtesy l’artista © Giorgio Benni
Un lavoro di sottrazione per Elisabetta Benassi, artista multimediale capace di fondere in un tutt’uno operativo diversi linguaggi. La pagina bianca di Vogue viene privata delle prime tre lettere ‘VOG’ attraverso una cancellatura che mette in risalto unicamente UE. Un’allusione silente alla nostra Europa in questo momento storico.
Bea Bonafini Melting Embrace, 2020 collage e intaglio su cartoncino Courtesy l’artista © Giorgio Benni
Un bacio pieno di emozione tra il nero e il bianco. Il messaggio della giovane Bea Bonafini è legato alle vicende legate al movimento “Black lives matter”, in particolare al caso di George Floyd. Attraverso un minuzioso collage lacrime di gioia emergono dalla superficie. Un messaggio di positività che invita l’intera comunità ad unirsi nell’amore, abbattendo barriere e confini.

EB: Bucata, replicata, scolpita, incisa, cucita, ricoperta, dipinta ecc. Gli interventi sulla copertina sono stati molteplici e direi inaspettati. Molti artisti hanno prodotto delle vere e proprie opere, mentre altri hanno concepito l’intervento come una rivisitazione del magazine. Hai dato delle indicazioni per guidare i loro interventi? 

VC: Come dici tu, le “azioni” degli artisti sono state inaspettate, ho lasciato volutamente “carta bianca” spiegando che avrebbero potuto lavorare all’interno o superare i confini della dimensione del magazine.  Qualcuno è riuscito, altri sono rimasti nei margini della pagina. C’è anche chi non ha scartato il magazine dal cellophan trasparente. Da rivista a supporto creativo, da contenuto a contenitore. Alcuni hanno voluto rispettare quel bianco, altri lo hanno affrontato coprendolo interamente per cancellare quel vuoto. C’è stato un confronto costante tra me e gli artisti durante l’intero sviluppo del progetto. Il curatore si è preso di fatto cura dell’artista. 

EB: Quali reazioni ha suscitato vedere tante rivisitazioni della copertina bianca, da parte dei redattori o del direttore di Emanuele Farneti? 

VC: Gioia e orgoglio! Da parte di tutti. E come il direttore  Farneti dice: “la copertina bianca di aprile 2020 ha aperto una strada, suggerendo un’idea che ha valore nella misura in cui è in grado di generarne un’altra e un’altra ancora”. 

EB: Il progetto, dagli esordi, è stato pensato come una mostra fisica. Ci puoi dare delle anticipazioni su come sarà il display? 

VC: Fin dall’inizio il progetto è stato pensato come mostra, da portare in valigia iniziando da Milano appena le condizioni lo permetteranno. Ho già avuto qualche richiesta per esposizioni anche in altre sedi particolarmente suggestive e inusuali. Il mio auspicio è di poter realizzare una pubblicazione a supporto. Sono in preparazione anche il racconto degli artisti attraverso i podcast. Ci terrei a sottolineare anche l’aspetto simbolico del numero quarantanove, quante sono le copertine prodotte. 49 e non 50 cifra tonda, a significare che l’approdo non è ancora toccato, che c’è una porta aperta perchè la storia prosegue: una storia da raccontare, una storia per ricominciare, una storia per il domani.


Artisti: Mario Airò, Giulia Andreani, Salvatore Arancio, Francesco Arena, Stefano Arienti, Romina Bassu, Marco Basta, Elisabetta Benassi, Jacopo Benassi, Manfredi Beninati, Riccardo Beretta, Simone Berti, Bea Bonafini, Goldschmied & Chiari, Silvia Celeste Calcagno, Silvia Camporesi, Letizia Cariello, Guglielmo Castelli, Fabrizio Cotognini, Maria Crispal, Giovanni De Angelis, Federica Di Carlo, Stanislao Di Giugno, Rä di Martino, Mauro Di Silvestre, Matteo Fato, Flavio Favelli, Ludovica Gioscia, Corinna Gosmaro, Invernomuto, Giovanni Kronenberg, Diego Miguel Mirabella, Davide Monaldi, Matteo Nasini, Marina Paris, Alessandro Piangiamore, Donato Piccolo, Giuseppe Pietroniro, Gianni Politi, Marco Raparelli, Pietro Ruffo, Alice Schivardi, Vincenzo Simone, Sissi, Giuseppe Stampone, Lamberto Teotino, Eugenio Tibaldi, Patrick Tuttofuoco, Vedovamazzei.

Sissi Ritratto in fiore, 2020 ricamo su copertina, filo di cotone Courtesy l’artista © Giorgio Benni Per Sissi la copertina Vogue è un bianco latteo che ci nutre. Uno sguardo che fiorisce sul nuovo. Visto come una ginnastica di ruotacismi espressivi che esercitano il corpo linguale alla forma emotiva. La lingua si radica in una fioritura di movimenti per spingerci ad uscire e liberarci. Cucire l’interno con l’esterno, esprimere il nostro giardino interiore, liberare i nostri fiori espressivi. Il piacere di perforare il bianco con il ricamo per sollevare buchi neri e poi riempirli con un apparato radicale di fili che uniscono il tutto in una immanenza reciproca come sul profilo della nostra vita.
Giovanni Kronenberg Vogue, 2020 foglia d’oro 22 carati su copertina Courtesy l’artista © Giorgio Benni
Le opere di Kronenberg sono molto spesso legate dall’inserimento di elementi rari e preziosi, oggetti di collezionismo in stretta relazione con il tempo. L’artista ha voluto lavorare su un aspetto che non modificasse la scelta editoriale, così radicale. La linguetta, piegata come segnalibro, viene rivestita da una foglia d’oro 22K e inclinata a 45°, donando una qualità scultorea alla pagina. Un intervento minimale ma prezioso.
Matteo Nasini Stringimi che andiamo, 2020 lana acrilica e fili di cotone su Vogue Courtesy l’artista e Clima Gallery, Milano © Giorgio Benni
Matteo Nasini è un artista e musicista. Le sue opere sono costruzioni armoniche, immagini sonore, prevalentemente di stampo scultoreo, che riportano al mondo dell’infanzia. Oggetti ludici e poetici, realizzati con tessuti morbidi come la lana. Per Vogue utilizza il nero, cupo, abbinato all’oro radioso, alludendo ad una rinascita. La rivista viene arrotolata e stretta per celare l’interno, non conosciamo ancora cosa succederà e cosa ci aspetterà.
Vedovamazzei Personal Diary, 2020 lucchetto su Vogue Courtesy l’artista © Giorgio Benni
Il bianco di Vogue per il duo Stella Scala e Simeone Crispino (in arte Vedovamazzei) è l’urlo sordo di dolore di Al Pacino davanti alla morte della figlia nel Padrino n. III del 1990. Un istante non previsto. Il silenzio, il tempo, l’attesa e l’impossibilità di farsi domande. Il bianco che non si vuole sporcare ma che si vuole riempire, un limbo dove l’azione e il pensiero sono stati bloccati. Gli artisti congelano il momento chiudendolo con un lucchetto senza possibilità di apertura. Un pesante “gadget” da portare, ma anche stimolo di ripartenza.
Alessandro Piangiamore Senza titolo, 2020 pennarello su copertina Courtesy l’artista © Giorgio Benni
L’artista prende spunto dal protagonista assoluto della pandemia nel primo lockdown: l’introvabile lievito madre. In maniera ironica e giocosa scrive di suo pugno la ricetta per la lievitazione del pane. Senza scadenza, valida per un futuro migliore. La ricetta è accompagnata da un testo scritto sotto forma di tragedia greca con Prologo, Parodo, vari episodi e conclude l’Esodo.
Patrick Tuttofuoco Windows, 2020 profilo di acciaio, fotografia adesiva su copertina Courtesy l’artista © Giorgio Benni
Il bianco per Tuttofuoco diventa un nuovo paesaggio da disegnare. L’artista ha immaginato una finestra “temporale”. Con “Windows” si passa da una superficie bidimensionale ad un’altra dimensione. Un fulmina brilla nel cielo plumbeo, un’apertura sul mondo della creatività e dell’immaginazione, potentemente comunicativa, che ci permette di vedere oltre in modo costantemente nuovo e in evoluzione.
Davide Monaldi Vogue, 2020 ceramica smaltata Courtesy l’artista e Studio SALES di Norberto Ruggeri, Roma © Giorgio Benni
L’artista è partito dalla considerazione che l’edizione bianca fosse talmente evocativa da non voler aggiungere nessun ulteriore elemento. Attraverso la traduzione scultorea, pratica artistica di Monaldi, la rivista è stata replicata in ceramica, rispettandone la dimensione, il colore e il segno. Quasi un “monumento” in ricordo di questo tempo a cui tutti noi abbiamo preso parte.