• Daniel Spoerri, Il peso della magia.
  • Daniel Spoerri, Peche interdite
  • Daniel Spoerri, Freud Sigmund
  • Andrea Aquilanti - Installation view
  • Andrea Aquilanti - Installation view
  • Remo Salvadori, Piazza Duomo Carrara 2016, ph Luciano Massari
  • Remo Salvadori, Seme, cortile Accademia di Belle arti, Carrara_ph Agostino Osio

Testo di Matteo Innocenti

Nel trascorrere delle edizioni la Carrara Marble Weeks, ideata come insieme di eventi culturali diffusi in vari luoghi nella città – tenendo ad elemento costante, per ovvie ragioni, il marmo – è venuta conformandosi secondo una crescente attenzione all’arte contemporanea, non da ultimo, essendo la città centro di ideazione e di produzione di opere, per la necessità di un interrogativo sempre da rinnovare sulle possibilità e sulle necessità espressive del presente. La manifestazione, quest’anno organizzata dal Comune con il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, e con la direzione artistica di Luciano Massari, per la parte espositiva si costituisce di quattro progetti.

Al Centro Arti Plastiche Daniel Spoerri. Una dura scelta attraverso circa quaranta opere ripercorre per punti fondamentali la ricerca sviluppata dall’artista rumeno-svizzero nel corso di vari decenni; tra esse i celebri “tableaux-pièges” i cui primi esempi risalgono al Noveau Réalisme (quadri trappola, fissazioni verticali di giustapposizioni di oggetti quotidiani e resti di pasti); la serie Histoire des Boîtes à Lettres che pone in rapporto lo stato potenziale dei caratteri tipografici, rispetto a ogni narrazione possibile, con alcuni elementi in funzione d’indizio per l’avvio effettivo di un racconto; la curiosa successione di Ultime Cene sviluppata a partire dal 2000, sculture-lapidi che riportano le date di nascita e morte di personaggi centrali nella storia dell’umanità – da Siddharta Gautama a Socrate, da Annibale a Goethe – insieme a ciò che i documenti o la fantasia fanno supporre sia stato il loro ultimo pasto. Disposta al centro dell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti, L’ombelico del mondo è una derivazione dall’installazione che Spoerri realizzò, sorta di guardiania, per il punto più alto del suo giardino a Seggiano – imprevista dimora e luogo di sperimentazione nel meridione della Toscana, divenuto nel tempo un parco d’arte ambientale di estrema rilevanza – si tratta di fusioni di crani equini, che hanno conficcato l’elemento verticale come allusione alla figura mitica dell’unicorno. L’ensemble di opere scelte per Carrara più che rilevare elementi di novità conferma la capacità dell’artista nella riattivazione degli oggetti quotidiani, talvolta veri e propri scarti o cose desuete, entro la dimensione della meraviglia.

Daniel Spoerri, Catena Genetica

Daniel Spoerri, Catena Genetica

Remo Salvadori con Né da né verso, attraverso un atto di ascolto – com’è tipico della sua pratica, e in effetti il giorno dell’inaugurazione il pubblico veniva invitato a sentire in Duomo una composizione di Giacinto Scelsi eseguita all’organo da Livia Mazzanti – interviene in più spazi cittadini, cercando un’integrazione armonica e valorizzante tra le opere e l’esistente. È il titolo complessivo, nella negazione di un punto di partenza e di uno d’arrivo, a evocare una condizione di quiete, da cui fare emergere la possibilità del pensiero meditativo, la tensione alla bellezza. Nella Chiesa delle Lacrime l’opera La Soglia assume una forte connotazione simbolica: elementi di rame a sezione cilindrica sono composti in maniera ritmica, a rendere la forma di un quadrato in diagonale rispetto al portale di accesso al luogo sacro (all’interno l’oratorio resta intatto nel suo aspetto, senza altri elementi, si potrebbe ritenere che qui la sacralità sia innanzitutto umana); l’invito alla riflessione avviene appunto sulla soglia, in una zona di piena luce, rimarcando la pienezza dell’evento stesso dell’entrare. Continuo infinito presente, divenuto negli anni uno dei segni costitutivi del linguaggio dell’artista, è collocato davanti al Duomo intorno alla Fontana del Gigante del Bandinelli, accanto vi è Non si volta chi a stella è fisso, otto candidi poliedri in marmo carrarino a formare una stella nella propria area interna, e in un raccolto spazio antistante un’opera dalla serie Nel Momento, fogli di stagno e di rame piegati con gesto unico dall’artista a formare una trama compositiva di pieni e di vuoti; tutte le opere, pur nelle differenti declinazioni, hanno in comune il rimando a una relazione tra opposti – presenza e assenza, continuità e interruzione, fisicità e idea e così via – che sa però   risolversi in equilibrio. Conclude Seme, cerchi di metallo a formare un cubo, ricerca del punto visuale da cui le forme si uniscono in un disegno unico, secondo quella risoluzione per cui il seme piuttosto che marcire germoglierà.

Andrea Aquilanti costruisce un percorso complesso di segni e di rispondenze, proseguendo con coerenza nello specifico della propria ricerca. Da un punto iniziale concreto ed emblematico, un gesso del David di Donatello, vicino a cui se ne trova una copia dipinta a parete – che a sua volta viene proiettata sopra la scultura colorandola, al modo di quanto realizzato al Museo di Arte Classica dell’Università La Sapienza sul calco della metopa raffigurante Eracle e il toro di Creta – prende avvio un “viaggio” visivo negli ambienti dell’ex Ospedale di San Giacomo. Le pareti, le volte a crociera, i pilastri dell’antica struttura vengono come smaterializzati dall’insieme di proiezioni che, oltre a moltiplicare lo spazio e il tempo della percezione, coinvolgono in modo imprevisto gli osservatori, anch’essi ripresi dai punti videocamera. Il rapporto con le persone avviene sia per somma, quando si è proiettati a parete, sia per sottrazione, quando i corpi interrompendo i fasci luminosi svelano sulle mura la trama sottostante di disegni a grafite. Il termine del progetto prevede che non resti niente di tali segni, i video verranno spenti e le figurazioni cancellate; ciò che ancora potrà incidere nella durata saranno le impressioni mnemoniche di chi ha fatto esperienza della mostra.

Maura Banfo dal 2005 sta approfondendo il nido, in quanto casa-riparo ideale che segna la minore distanza possibile tra il corpo e il suo abitare. Ne è derivata una serie che sperimenta differenti modalità di ambientazione, dimensioni, materiali. L’installazione per l’Aula Magna del Liceo Artistico procede a un “nascondimento” della particolare architettura a pianta ottagonale: al modo dell’impianto teatrale un faro si concentra sul punto centrale della sala, illuminando un grande nido in resina e zinco il cui titolo è Il tempo e i luoghi, con le parole dell’artista: «In questo caso mi sono relazionata con uno spazio che nel tempo ha cambiato funzione, ma che è nato come Convitto in cui alloggiavano gli studenti giunti in città. In questo contesto il nido, immagine abitativa per eccellenza, ne racconta la storia e la memoria. Intimità e maestosità si confrontano in punta di piedi, nel silenzio di un luogo che invita quasi alla meditazione restituendo un rapporto dimensionale con ciò che ci circonda.»

Completa la Marble Weeks, per quanto riguarda l’arte contemporanea, la serie di mostre in spazi occupati in modo temporaneo, come una successione di gallerie, il ciclo di incontri di discussione e riflessione Illuminations. Idee per l’arte in città, l’esposizione delle opere degli artisti dell’Accademia di Belle Arti nello spazio Paretra.

Remo Salvadori, seme, ph Agostino Osio

Remo Salvadori, seme, ph Agostino Osio

Maura Banfo -  Installation view

Maura Banfo – Installation view