Foto:Amedeo Benestante Courtesy Museo Madre Donna Regina
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Caro Kounellis,

Spero che la sorpresa che accompagnerà questa lettera, come ogni missiva inaspettata, le faccia cosa gradita. La contatto perché vorrei invitarla a Napoli, in un luogo dove in realtà la sua persona è già presente, e fin dall’inizio…

Nel momento in cui mi accingo a scriverle, non riesco a sciogliere i tanti nodi che mi spingono a descriverle i miei futuri intenti. Ancora non mi sono presentato e vorrei farlo attraverso un’immagine che mi ossessiona:‘un pappagallo’. Questa immagine, a cui guardo in maniera platonica, ha finito per avere la meglio su di me e sul mio pensiero. A dire il vero spesso le immagini funzionano in questo modo.
Sicuramente mentre le scrivo questo, le verrà in mente una sua opera: Untitled, del 1967. Ecco, è questa la ragione per cui le scrivo.
Ho deciso in modo impulsivo di partire da questo suo lavoro, uno dei tanti che la lega nello specifico al Museo MADRE, per creare un’opera teatrale. In arte si parla spesso di citazionismo o di omaggio, strategie estetiche che formano l’aura di ogni lavoro. In teatro, piuttosto, è di uso comune prendere il testo di un autore per la messa in scena.
L’immagine diventa quindi testo, o meglio parole. Non le mie parole, dopo questa lettera cercherò di rimanere in silenzio. Mi piacerebbe sentire coloro che osservarono (e non) il pappagallo. I loro suoni diventeranno coro e poi musica. Ci saranno poi i colori e i movimenti e sicuramente l’inaspettato….
Non vorrei trasformare il museo in un palcoscenico, ma ho il desiderio che questo “oggetto”, questo luogo si trasformi in uno strumento, fare in modo che il museo stesso viva attraverso la performance. Un evento “live”, in cui non è tanto l’azione che entra negli spazi adibiti all’arte, quanto il museo stesso che con la sua storia e il suo presente diventa luogo del tempo e dell’esperienza (il museo come performance).
Mi scusi, mi accorgo che forse la mia faccia da bravo studente mi permette di usare  paroloni didattici, ma, come dire, lei queste cose le conosce molto più a fondo di me.
Allora preferisco ritornare all’idea – o meglio all’immagine – del pappagallo: le sue piume, la sua voce gracchiante che ripete parole già dette, i suoi occhi inespressivi, la sua vita apparentemente lunga. Ho scoperto che non bisogna mai dare da mangiare l’avocado ad un pappagallo e così sono venuto a conoscenza che esistono diverse varietà di questo frutto. Anche di pappagalli ne esistono moltissime specie, divise per tribù.
Che colore avrà il pappagallo? Cosa dirà? Chi lo vedrà?
Spero di vederla il giorno della ‘mise en scène’; spero che sia io che lei – forse anche altri – ci divertiremo davanti ad uno o tanti pappagalli.
Infine, in questa lettera intima che ho scelto di fare pubblica, personalmente la ringrazio.

Jacopo Miliani

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CORPUS. ARTE IN AZIONE 3
a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola
MADRE, Napoli
Performance di
Jacopo Miliani
Danzatrice: Lucia Rainone
Voci di: Alfonso Artiaco, Maria Gloria Conti Bicocchi, Maria Rosaria Bombace
Achille Bonito Oliva, Laura Cherubini, Mario Codognato, Federico Del Vecchio
Luisa Laureati, Sergio Lombardo, Mario Pieroni, Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli

Trucco: Pasqualina Caiazzo

Jacopo Miliani e Jannis Kounellis