Alessandro Gioiello de Caduto & deCeduta, 2008
 André Ethier Untitled, 2001
 
Lorenza Boisi Senza titolo, 2011
Bénédicte Peyrat, Le vent
   
Rachel Thorlby,   Untitled 1, 2008  
  Ruth Claxton, Postcard (Girl with Dead Canary), 2007
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E’ sempre complicatissimo confrontarsi con movimenti, stili, correnti e scuole  del passato. E’ difficile perchè si crea un parametro di confronto tra un ‘originale’ e un’emulazione. 
La mostra Caprice – curata da Marco Tagliafierro e Davide Tomaiuolo e visibile fino al 4 novembre alla galleria Curti Gambuzzi e & co – prende le mosse dal ‘capriccio’ nella storia dell’arte. 
E’ spiegato nel comunicao stampa il significato di ‘capriccio’ (‘aggettivo che si usava per definire certe bizzarrie, certe stranezza pari a scherzi che la società godeva come licenze’). A seguire, i due curatori motivano i vari lavori come onirici, fantastici, bizzarri, sensuali leziosi ecc.
Alcune opere mi piacciono perchè mi piacciono da sempre. Mi spiego. Damine piangenti o leziose (Fragonard, Watteau),   esseri mostruosi (Bosch, Bruegel), geometrie surreali e fantastiche (Piranesi, Guardi) sono cose che mi affascinano da quando, per mia fortuna, ho avuto la possibilità di studiarle e vederle dal vivo.
Torniamo ai nostri contemporanei. Di questa mostra posso dire che la scelta dei curatori è stata buona, facile e godile. Tra le opere, originalità e bizzaria l’ho trovata nelle ginocchia  in ceramica della Boisi, nel piccolo quadro di Andrè Ethier (un tantino Ensor), nel doppio ritratto di  Alessandro Gioiello (sembra ritratti sfuocati composti da grossi pixel). Anche la grande opera di Bénédicte Peyrat è notevole (mi ricorda Tiziano, Neu Rauch e Jacopo da Bassano). Il problema di molte opere esposte, è che ricordano (troppo) altre opere.
Artisti in mostra: Lorenza Boisi, Ruth Claxton, André Ethier, Alessandro Gioiello, Bénédicte Peyrat, Andrea Salvatori, Felice Serreli, Rachel Thorlby
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Lorenza Boisi, Andrea Balestrero, Andrea Salvatori,  
Carlo Trevisani e Stefano Mandracchia, Luca Trevisani