Pornopoetica, Camera Oscura - Photo Giulia Iacolutti

Pornopoetica, Camera Oscura – Photo Giulia Iacolutti

Testo di Mariacarla Molè –

La luce rossa della sala accoglie il pubblico, poi il buio lo sprofonda in una pausa subconscia.

La scena è schermata da una superficie opaca che come una pelle separa lo spazio d’azione delle due performer – Titta Cosetta Raccagni e Barbara Stimoli – e lascia trasparire le immagini deformate e mai nitide di una performance sessuale; un filtro che tiene il pubblico lontano da una visione limpida, ma incredibilmente vicino a una dimensione intima, in un gioco voyeuristico.

“Questa è pornografia o arte?” chiede Paul Sonkkila in Un anno vissuto pericolosamente (1982) “Se è a fuoco è pornografia, se invece è sfocata è arte” risolve la faccenda in maniera perentoria e divertita Linda Hunt che nel film interpreta un fotografo nano. Che sia davvero l’unico modo di rispondere a una domanda forse mal posta?!

La questione per TCR videomaker e performer è priva di ogni interesse, e il lavoro che ha scelto di portare all’interno della sezione Porn Lovers del Lovers Film Festival | Torino lgbtqi visions esprime il desiderio di sciogliere le maglie che costringono l’universo della rappresentazione del sesso in categorie e generi.
La performance è stata presentata in due shot al circolo Amantes in collaborazione con Fish&Chips Festival, che ha invitato la videomaker a presentare il suo lavoro in un talk in apertura della proiezione di un corto di Erika Lust seguito da un lungometraggio di Ovidie, che inserisce Camera Oscura in un contesto artistico femminile e femminista che lavora a un ribaltamento del punto di vista maschile eteronormativo alla base dei dispositivi di produzione del piacere.

In Camera Oscura, la volontà dissolutiva e decostruttiva dell’immaginario porno mainstream si risolve a livello mediatico nella commistione dei linguaggi del video e della performance, che occhieggia al porno nell’adesione a un’estetica dell’iperdettaglio.

Pornopoetica, Camera Oscura - Photo Giulia Iacolutti

Pornopoetica, Camera Oscura – Photo Giulia Iacolutti

In un sofisticatissimo gioco di luci, disegnate da Monia Giannobile, in forma di apparizioni fugaci, vediamo materializzarsi sulla superficie opaca che scherma la scena parti di corpo, isolate, o in relazione, slegate, o intrecciate in figure in cui riusciamo a riconoscere frame sessuali.
La messa a fuoco rimane frustrata e le immagini si rituffano nell’oscurità prima che l’occhio possa coglierne i contorni e definirne i tratti. Le silhouette delle performer appaiono inattese come fosfeni, si muovono, si compenetrano e si allontanano nella rappresentazione del piacere prima di colare via dallo schermo.
Elementi di colore rosso marcano alcuni dettagli dei corpi, prima le teste, poi gli arti, infine le figure per intero, sciogliendo il close-up sui particolari in un flusso narrativo sempre più incalzante, con un effetto zoom out che ribalta l’incedere propriamente pornografico.
Un crescendo orgasmatico che trova la sua controparte sonora nelle composizioni di Johann Merrich, fatte di parole sussurrate e bisbigli masticati che si increspano in un ritmo sempre più acido e ancora più lisergico.

Recuperata la ritualità della sala da cinema ed evocata la luce della camera oscura lo spettatore può varcare una soglia percettiva, fare un refresh dei propri pensieri e delle proprie aspettative, per prestarsi alla costruzione di un immaginario inedito.
Nella condizione di fuori fuoco costante è di fatto impossibile capire cosa stia accadendo in scena, e a essere deluso è anche il gioco di immedesimazione, chiave di tanta pornografia, che trova nel dettaglio il suo mezzo. Il pubblico ha la possibilità di intervenire in questi vuoti attingendo al proprio immaginario, chiamando in causa la propria sfera emotiva, aprendosi a nuove forme di eccitazione modellate dai propri desideri.
Il porno diventa uno strumento dall’incredibile potenziale emancipativo, con cui costruire la propria identità a partire dai desideri più reconditi, con la possibilità di ribaltare la propria adesione sociale a un ruolo, e di riscrivere il confine stesso del desiderio al di fuori di uno schema connotato.

Camera Oscura non è che un frammento del progetto Pornopoetica, che nasce con la volontà di insinuarsi nei vuoti tra le categorie, abitandole e forzandone limiti e confini, con l’auspicio di riabilitare un’estetica che sia partecipazione di tutti i sensi al piacere, un’alternativa potente al porno mainstream, che sia capace di fondare un nuovo immaginario che riesca a essere ancora immaginifico.