• Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Six Hands, 2018 –Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor - white adhesive vinyl large 8,7 cm, black pvc, iron | site specific dimensions - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Namibia 1, 2016 - stainless steel 40 x 60 x 60 cm – Daniel Buren & Anish Kapoor - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Two Blues (Glisten) 2018 stainless steel and lacquer 121 x 121 x 14 cm each – Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor - Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
  • Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Testo di Gemma Fantacci

Fino al 2 Settembre 2018 Galleria Continua rende omaggio alla pratica dei due artisti con la mostra Daniel Buren & Anish Kapoor, che per la prima volta collaborano alla progettazione di un’opera a quattro mani. All’interno della galleria, i due artisti giocano con lo spazio, lo scompongono e lo riconfigurano per creare ambienti che si pongono in contatto diretto con l’osservatore. Alterando la sua percezione, creando svariate illusioni ottiche, Buren e Kapoor ne stimolano le capacità di osservazione rendendolo una presenza attiva all’interno dell’ambiente.

Il percorso espositivo si apre con un confronto diretto tra i dipinti di Buren, che fanno parte delle serie Peinture émail sur toile de coton (1964-1965) e gli oggetti scultorei di Kapoor, 1000 Names (1982). All’inizio degli anni 60 Buren inizia a sviluppare una forma radicale di arte concettuale che mira a raggiungere il grado zero della pittura, realizzando dipinti con righe dalle grandezze diverse. Dal 1965 l’artista introduce nella propria pratica l’utilizzo di strisce di 8,7 cm, realizzate con tessuto industriale, chiamate outil visuel, strumenti visivi, importante punto di partenza per una ricerca sulla natura della pittura e dello spazio in cui l’artista opera, inteso sia come contesto fisico ma anche sociale. Dall’altra parte, Kapoor crea sculture instabili che si spingono verso l’osservatore invadendo l’ambiente circostante. Con questi interventi l’artista indaga la materialità dell’oggetto, che sembra scaturire volontariamente dalle pareti della galleria per estendersi nello spazio. Queste sono cosparse di pigmento puro che, soggetto ai minimi spostamenti d’aria e ai movimenti dell’osservatore, si disperde nell’ambiente lasciando lievi tracce sul pavimento. La pratica artistica di Kapoor ruota attorno alla fascinazione per la manipolazione della forma e dello spazio, che si traduce in interventi site specific che destabilizzano la fisicità dei materiali e delle superfici su cui l’artista lavora. Questo, infatti, gioca con le dimensioni, la profondità e il vuoto che si crea in uno spazio per generare illusioni ottiche che stimolano l’osservatore.

Two Blues (Glisten) 2018 stainless steel and lacquer 121 x 121 x 14 cm each – Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor -  Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana  Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Exhibition Daniel Buren & Anish Kapoor – Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Dalla materialità della pittura e del pigmento si passa ad un uso di materiali diversi, l’acciaio inossidabile e le strisce in vinile combinate con frammenti di specchi, che nelle opere Two Blues (Glisten) (2018) e Le Mur aux multiples reflets (2016) rispettivamente di Kapoor e Buren, creano un momento di raccolta e insieme di dispersione. Gli specchi di Buren rompono e allo stesso tempo moltiplicano l’immagine dell’individuo che tende invece a ricomporsi volgendo lo sguardo agli obelischi blu profondo di Kapoor, che si protendono nello spazio cercando di inglobare l’osservatore. Il percorso espositivo è definito da un dialogo equilibrato tra le opere dei due artisti che esaltano l’una la dinamicità e l’impatto visivo dell’altra, ma soprattutto lavora per opposti, sviluppando molteplici dicotomie: pieno e vuoto, materialità e non materialità, ordine e disordine, solido e liquido, scomposizione e ricomposizione. Questo aspetto è reso ancora più evidente al piano inferiore in cui Untitled (2016) di Kapoor e Une diagonale pour un périmètre (1970-2017) di Buren, conducono lo spettatore in un ambiente dinamico e mutevole. La sua presenza viene messa ancora alla prova dalla serie Quand le Textile s’éclaire: Fibres optiques tissées (2014) e Namibia (2013-2016), opere destabilizzanti che giocano con l’immagine dello spettatore. Il suo riflesso viene capovolto e deformato nelle superfici specchianti di Kapoor e le capacità visive dell’occhio si confrontano con le forme indefinite suggerite da Buren, cercando di tracciare confini invisibili e ridare un profilo a delle forme solo accennate.

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

L’apice di questo processo dicotomico viene raggiunto con l’opera site specific Six Hands (2018), realizzata nella platea del cinema-teatro e frutto della collaborazione tra i due artisti. Buren interviene sul pavimento realizzando strisce nere e bianche che conferiscono profondità allo spazio, mentre Kapoor realizza un insieme di vele di rete metallica che si incrociano e si ergono sul pavimento, dando vita ad uno spazio estremamente dinamico. L’intervento dei due artisti destabilizza l’ambiente, facendo perdere le coordinate spaziali all’osservatore, che si ritrova in uno spazio nebuloso che genera illusioni ottiche. L’opera gioca sull’effetto di distanza e vicinanza, instabilità e stabilità, creando uno spazio aperto e dinamico caratterizzato da interferenze visive che, anziché limitarne i confini, ne espandono le possibilità. Buren e Kapoor lavorano sulle sensazioni della persona e sulla sua capacità di perdersi e allo stesso tempo orientarsi nello spazio in cui si trova. Untitled (2013) di Kapoor e Quand la couleur se regarde, que voyons-nous d’elle? (1990) di Buren, gli ultimi due interventi posizionati dietro le quinte del cinema-teatro, concludono il percorso percettivo delineato dai due artisti.

La trama a nido d’ape del padiglione realizzato da Kapoor, composto da tasselli specchianti, opera una dispersione e ricomposizione della figura umana in mille riflessi, distorcendone non solo la fisionomia in base alla distanza o vicinanza dell’osservatore, ma anche la sua stessa voce giocando sulla creazione di vari effetti sonori. Buren gioca sulla sensibilità dell’occhio grazie ad una serie di strisce colorate posizionate sulla parete opposta a quelle specchianti, creando così un sistema visivo che moltiplica l’ambiente e allo stesso tempo lo completa, mettendo alla prova la vista con illusioni ottiche e giochi prospettici.

Untitled 2016 alabaster 100 x 79 x 67 cm – 4  handed work by Daniel Buren & Anish Kapoor -  Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana  Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Untitled 2016 alabaster 100 x 79 x 67 cm – 4 handed work by Daniel Buren & Anish Kapoor – Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

La mostra Daniel Buren & Anish Kapoor non è soltanto un momento celebrativo per questi due artisti che hanno ridefinito il panorama artistico contemporaneo, ma è soprattutto un momento di dialogo che intende mettere a confronto due pratiche che, pur diverse negli interventi, condividono l’interesse per la realizzazione di opere site specific che intervengono sullo spazio e sulla percezione che si ha di questo. Come è possibile osservare dai molti schizzi e studi presenti in mostra e anche nelle opere situate nella Torre, Invisible Object (2015) e La Cabane éclatée transparente II (2018) rispettivamente di Anish Kapoor e Daniel Buren, entrambi gli artisti mirano a valorizzare l’ambiente in cui lavorano con interventi ad hoc che si appropriano dello spazio e lo sovvertono per sottolinearne le possibilità. Le pareti e il pavimento di una stanza, così come il vuoto da esse racchiuso, diventano strumento per dar vita ad un sistema visivo e percettivo che indaga il modo in cui un luogo viene osservato e che mette alla prova l’individuo giocando con i suoi sensi e rendendolo parte integrante e attiva dello spazio e soprattutto dell’opera stessa.

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Daniel Buren & Anish Kapoor, Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio