Georgs Avetisjans Oksana Eisner in Igarka, Russia / From the series Motherland. Far Beyond the Polar Circle, 2020, Medium format colour film © l’artista

Curata da Javiera Luisina Cadiz Bedini, la mostra rientra tra le proposte del programma estivo di FMAV – Fondazione Modena Arti Visive e riunisce i lavori di quattro artisti – Georgs Avetisjans, Yuxin Jiang, George Selley e Negar Yaghmaian – presentati in occasione del progetto PARALLEL – European Photo-based Platform.

Come rivelato dallo stesso titolo, la collettiva punta a “esaminare conversazioni pubbliche e private” cercando di rispondere a due semplici, essenziali quesiti: “Come i segreti negano la libertà? Come siamo imprigionati, non solo da ciò che sappiamo ma anche da ciò che non sappiamo, da ciò che viene omesso?”. Queste le basi di un discorso che affonda le proprie radici in “narrazioni storiche e contemporanee” dislocate in vari punti del globo, vicini geograficamente, concettualmente o emotivamente agli stessi protagonisti di Broken Secrets: Igarka, piccola località della Russia situata nel territorio siberiano; la Cina, vista con gli occhi spietati dei social media; la città di Panama, capitale dell’omonima repubblica in centroamericana, e quella di Milwaukee, maggior centro dello Stato del Wisconsin; infine lo Stretto di Hormuz, situato tra il Golfo Persico e il Mar Arabico.

Tra Igarka e la città di Riga, capitale della Lettonia e luogo natale di Georgs Avetisjans, corrono in linea d’aria circa tremila chilometri. Eppure, Motherland. Far Beyond the Polar Circle, lavoro ongoing avviato nel 2019, riesce a condensarli tutti nella memoria dell’artista: la piccola località siberiana, infatti, è stata teatro di atrocità durante il periodo di dittatura stalinista, e la nonna di Avetisjans ha fatto parte delle migliaia di persone lì deportate e costrette ai lavori forzati. Il corpus di lavori fotografici, realizzato interamente utilizzando la macchina fotografica Salut, di fabbricazione sovietica, costituisce allora il veicolo per intraprendere un viaggio nel tempo, raffrontando le “speranze e i sogni per il futuro”, ravvivati dalla recente “rinascita della ferrovia e dell’agricoltura”, al doloroso passato dei “documenti governativi e [del] materiale d’archivio” sovietici, tutt’altro che dimenticati.

La realtà e i social network sono due entità diverse (seppur ormai mescolate). La realtà dell’universo cinese e la visione che ne abbiamo attraverso tali strumenti ne costituiscono un’ulteriore differenza – marcata da alterazioni sia positive, che negative: questo il terreno su cui si muove Yuxin Jiang con The Instagram Project (2020), installazione artistica che si articola attraverso i lavori di Quirky Science Questions e Provocative Jokes. Nel primo caso, contenuti visivi estrapolati da Instagram costituiscono il punto di partenza per l’elaborazione di domande – e quindi di riflessioni – che vanno oltre le immagini cui sono accostate; nel secondo, frasi pungenti prelevate dal medesimo social network vengono decostruite per essere indagate autonomamente in maniera più attenta.

Georgs Avetisjans Oksana Eisner in Igarka, Russia / From the series Motherland. Far Beyond the Polar Circle, 2020, Medium format colour film © l’artista
Yuxin Jiang The Instagram Project: Provocative Jokes Deconstructed, 2020, Appropriated Photograph © l’artista

In Human Exploitation (2020), Goerge Selley condensa le storie di due luoghi situati nelle città di Panama e Milwaukee: la US Army School of the Americas (SOA), attiva nella capitale della repubblica centroamericana tra il 1946 e il 1984, e l’archivio fotografico dell’Università della città più popolosa dello Stato del Wisconsin. La prima ha addestrato migliaia di soldati latinoamericani, tra cui alcuni dei più feroci dittatori e responsabili di crimini contro l’umanità (Roberto D’Aubuisson, Leopoldo Galtieri, Manuel Noriega, ecc.); il secondo conserva la documentazione di due geografi americani, Isaiah Bowman e Eugene Vernon Harris – vissuti tra gli anni Settanta dell’Ottocento e gli stessi del Novecento – utilizzata per mappare l’America Latina per conto dell’American Geographical Society e dell’US Foreign Service. Estratti del manuale d’addestramento della scuola militare latino-americana vengono così accostati da Selley a immagini d’archivio dei due studiosi, in un cortocircuito visivoutile a ricordare quanto “le cose non siano sempre come sembrano”.

Circa mille chilometri separano, infine, Teheran, città natale di Negar Yaghmaian, dallo Stretto di Hormuz, piccolo braccio di mare che collega il Golfo Persico al Mar Arabico. Molti marinai iraniani, tuttavia, hanno attraversato quel tratto di acque per raggiungere le coste indiane al fine di estendere i propri traffici commerciali, intrattenendo spesso rapporti che andavano oltre la sfera mercantile. The Smell of Earth and Tree (2019)si concentra proprio su quest’ultimo aspetto: sui “viaggi e le lunghe soste nei porti [che] portarono a matrimoni tra diverse nazionalità”. Ripercorrendo le tratte dei navigatori alla ricerca di testimonianze dirette, Yaghmaian riporta dunque alla luce storie nascoste e dimenticate, “scolpendo interpretazioni contemporanee delle loro familiari, care verità”.

Davanti al potere rivelatore delle opere di Broken Secrets ci si può stupire, amareggiare, disgustare, irritare: è la verità che viene a galla dopo vani tentativi di nasconderla, dimenticarla o ignorarla. Ciò che resta, dopo le prime impressioni a freddo, è comunque la grande voglia di conoscere e trasmettere, affinché tali verità guadagnino sempre di più la superficie.

Broken Secrets
A cura di Javiera Luisina Cadiz Bedini
FMAV – Fondazione Modena Arti Visive
Palazzo Santa Margherita, Modena, Corso Canalgrande 103
Dal 9 luglio 2021 al 22 agosto 2021

Negar Yaghmaian Untitled, from the series The Smell of Earth and Tree, 2019, Digital Photography. © l’artista