Marcello Maloberti Brixia 2015,   metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani

Marcello Maloberti Brixia 2015, metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani

Nel 2013 è stata inaugurata la rete metropolitana della città di Brescia, estesa per 17 Km e costituita da 14 fermate. In questo contesto sub-urbano, NERO, con la collaborazione di Fondazione Brescia Musei, ha deciso di curare un progetto d’arte, chiamato SubBrixia,  che interagisse con le prime cinque stazioni della metropolitana, proponendo per ciascuna un’opera di un artista. Ad inaugurare il ciclo di “trasformazione” è stato  Rä di Martino, che, per la Fermata Marconi, ha realizzato un manifesto di un film inesistente e che mai verrà realizzato, ispirato a The Swimmer (1964) di Frank Perry: riflessione sulla dicotomia tra realtà e finzione, sull’efficacia del linguaggio pubblicitario, sul valore del creare un’opera su e dentro un’altra opera, sugli stessi contenuti del film (crisi del sogno americano, ecc.)…

A fine novembre è stata installata l’opera di Marcello Maloberti alla Fermata Stazione. Seguiranno, con cadenza mensile, Francesco Fonassi alla Fermata Ospedale, Patrick Tuttofuoco alla Fermata San Faustino e infine Elisabetta Benassi alla Fermata Vittoria.

Segue l’intervista a Marcello Maloberti, che, in occasione del suo coinvolgimento al progetto, ha realizzato l’opera Brixia (2015).

ATP: Ci descriveresti in breve il progetto SubBrixia?

Marcello Maloberti: ll progetto ‘’SubBrixia Arte in metro’’, curato da Luca Lo Pinto, coinvolge 5 stazione della metropolitan di Brescia ed oltre al mio lavoro verranno presentati i lavori di Rä di Martino, Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi.

Il lavoro che ho pensato per la fermata del metro Stazione dal titolo Brixia, 2015, mi ha dato modo di riscoprire una città antica come Brescia, città fondata dai Romani e che in Europa è la città più piccola che possiede una metropolitana funzionale e di stile nordico.

Ho messo un cartello stradale a testa giù in con la scritta BRESCIA di quelli che si trovano all’ingresso delle città che segnano i confini di un territorio. Il cartello è posizionato sopra le scale di accesso   della fermata metropolitana Stazione FS, anche per evidenziare un secondo confine essendo la metropolitana una seconda città sotterranea, una città ribaltata.

Mi piace molto cambiare i punti di vista, inoltre Brescia ha degli scavi romani e dei reperti a Santa Giulia veramente splendidi che valgono una visita alla città, una città a strati. Con questo mio lavoro mi ricollego a lavori a testa in giù di altri artisti, come la straordinaria Base del Mondo di Piero Manzoni, o alle Italie rovesciate di Luciano Fabro, lavori rovesciati che hanno segnato il mio immaginario.

Il cartello   è collocato sulle scale dove le persone si muovono da sopra a sotto, da sotto a sopra, era il luogo ideale dove collocarlo.

Importante è stato il dialogo con Luca Lo PInto che è un curatore visionario, dal dialogo nascono i lavori più belli. 

ATP: Credi che sia diverso realizzare qualcosa sapendo che diverrà un’opera d’arte pubblica rispetto a realizzare un lavoro da esporre o presentare all’interno del piccolo ambiente di una galleria d’arte? Forse consciamente o inconsciamente cambia la modalità in cui elabori il lavoro?

M.M.: Naturalmente un lavoro in uno spazio pubblico ha dei problemi funzionali e di allestimento più delicati; però la mia modalità non cambia, anzi il mio occhio e la mia immaginazione si scaldano quando sentono odore di realtà, ho messo il cartello come se fosse una sorta di saluto, UN SALUTO ROVESCIATO, poi io adoro le parole e la loro forza di evocazione…Immaginare una città nella sua vastità.

ATP: Che effetto ti fa sapere che il tuo progetto sarà permanentemente sotto lo sguardo di migliaia di persone?

M.M.: lo spettatore del mio lavoro  prima di tutto è un viaggiatore  che parte o arriva e trovo interessante che siano anche persone che non frequentano l’ ambiente dell’arte che sono forse più libere da abitudini culturali.

ATP: Cosa vorresti lasciare nelle persone che vedono SubBrixia?

M.M.: Sicuramente è un lavoro anche ironico, non è tanto Brescia che va alla rovescia, ma forse il mondo sta andando alla rovescia, è un lavoro che è aperto a ogni giudizio brutto, bello, curioso che sia. Non lavoro mai su cosa voglio lasciare al pubblico, quindi amo l’inaspettato e l’inatteso non programmo prima i messaggi, li aspetto, rimango in attesa. Amo sentire il pubblico dire mentre vede il mio lavoro: MA CHE COS’È? Il che cos’è nell’arte è cosa fertile, mi rende dolce.

ATP: Secondo te esiste davvero un modo per avvicinare le persone ad un’opera d’arte pubblica contemporanea? Un modo per creare un dialogo, anche solo visivo?

M.M.: L’arte contemporanea forse quando diventa troppo ermetica nasconde un nulla, un vuoto, con questo lavoro ho riscoperto il “less is more” ho semplicemente concretizzato, fisicizzato un’assenza: la mia visione.

Mi auguro che la mia visione incuriosisca e che crei un dialogo vivo nei passeggeri che alzano lo sguardo, gli occhi verso il mio lavoro. È bello alcune volte avere la testa un po’ tra le nuvole, io adoro il sovrappensiero.

Marcello Maloberti Brixia 2015,   metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani

Marcello Maloberti Brixia 2015, metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani

Marcello Maloberti Brixia 2015,   metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani

Marcello Maloberti Brixia 2015, metro Brescia fermata stazione. Courtesy galleria Raffaella Cortese Milano. Foto Mauro Cartapani