Chiosa con il detto “L’unione fa la forza”, la curatrice e direttrice di Villa Croce Ilaria Bonacossa, in merito al Forum dell’arte contemporanea italiana organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. La Bonacossa, con gli altri membri del comitato promotore – Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Pierluigi Sacco e Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci -, hanno invitato tutto il ‘sistema’ dell’arte contemporanea italiana a prendere parte, nelle giornate del 25–26–27 settembre 2015, ad un denso e si spera proficuo dibattito su temi, questioni e problemi che gravano l’arte in Italia. Direttori di musei e di fondazioni, galleristi, artisti, critici, storici, curatori, collezionisti, mecenati, imprenditori, direttori di testate specialistiche, docenti delle accademie pubbliche e private si avvicenderanno attorno ad una serie di tavoli – formati ciascuno da un coordinatore e da diversi relatori –  per proporre soluzioni percorribili, a partire da una serie di questioni e temi definiti.

I temi, tra gli altri, più sentiti e ‘urgenti’ sono: la mancanza di strategie condivise nella promozione degli artisti italiani; i complessi rapporti tra pubblico e privato; la messa in discussione dei meccanismi di nomina del curatore del Padiglione nazionale alla Biennale; la debolezza degli artisti italiani nel mercato internazionale; la mancanza di dibattito critico.

Per maggiori informazioni > Forum dell’arte contemporanea italiana – Centro d’Arte Pecci di Prato

Segue una breve conversazione con Ilaria Bonacossa.

ATP: Il prossimo settembre ci sarà il Forum dell’Arte contemporanea. Uno dei motivi per cui è stato organizzato è perchè l’arte italiana ha difficoltà ad affermarsi sul piano internazionale e non è competitiva. In linea generale, e premettendo il tema più cogente del forum, a tuo parere perchè l’arte italiana è “ridotta in questo stato”?

Ilaria Bonacossa: Il problema è complesso, credo, la cultura in generale in Italia non viene rispettata molto e chi la rispetta, come gli intellettuali di sinistra, nutrono sospetti per l’arte contemporanea perché associata al mercato e a valori ormai esorbitanti… La destra sembra inneggiare al fatto che la cultura debba creare profitti, e come conseguenza l’arte contemporanea è orfana! Sembra esserci la volontà di trasformare l’Italia in una sorta di museo a cielo aperto, una Gardaland culturale per gli stranieri. Aggiungi che l’arte contemporanea non viene insegnata come si dovrebbe al liceo e che a differenza di molte università straniere le nostre non hanno spazi dedicati alla creatività contemporanea!

ATP: Perchè pensi sia fondamentale discutere dello stato dell’arte attuale – tra i tanti altri temi – come se gli operatori culturali potessero concretamente fare qualcosa? Non è tutto il mano a galleristi, collezionisti e mercanti? Mi sbaglio?

IB: Non credo che senza le istituzioni, critici e curatori – e il sistema in generale – si reggerebbe. Certo che l’assenza di fondi spinge tutti a un clientelismo deprimente. Basti pensare al potere delle lobby in Italia (vedi giornalisti o taxisti, certo molto più grandi…). Sottolineo poi che la ‘lobby’ dell’arte contemporanea non esiste nemmeno per il ministro della cultura!

ATP: “Prendersi le proprie responsabilità”: suona molto perentorio nella presentazione del Forum. A tuo parere, da direttore di un museo, cosa si può fare concretamente?

IB: Molto! Intanto agire. Non è vero che pochi fondi obblighino alla paralisi.. certo si fanno cose meno grandiose con più fatica ma chi usa la carenza di fondi come scusa per l’inattività ha perso. Dobbiamo collaborare di più e resistere all’esterofilia dilagante. Rispettare il lavoro dei nostri colleghi e le gerarchie.

ATP: Tutto sembra partito dal meccanismo che governa  la nomina del curatore del Padiglione nazionale alla Biennale. Cosa pensi in merito?

IB: Penso che se si esclude quello curato da Ida Giannelli e il pre-padiglione Italia di Gioni, La Zona, i padiglioni Italia non hanno mai veramente trasformato la carriera degli artisti esposti. Il processo di nomina non è né codificato né chiaro; ogni ministro alla cultura può sbagliare o meno in maniera totalmente indipendente dal mondo dell’arte e dal l’operato di quelli precedenti.

ATP: Che esito concreto vi aspettate da questo importante meeting sull’arte?

IB: Questa è la scommessa più difficile ma credo che mobilitarsi sia il primo passo per poter attivare i cambiamenti e poi infondo… l’unione fa la forza!

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