Richard Sympson

Simone Menegoi e la curatrice Francesca di Nardo

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Posso, dunque lo faccio. “Polvere, gran confusione, un grigio salone, in quale direzione io caccerò la polvere dai miei pensieri? E quanti misteri coi pochi poteri che la mia condizione mi dà.”
Ecco l’ho fatto e mi scuserà la curatrice Francesca di Nardo la mia poca serietà!
Inizio con il citare tutti gli artisti presenti con le loro opere alla mostra Beyond the Dust, ospitata alla Fabbrica del Vapore (Milano): Linda Fregni Nagler, Mark Geffriaud , Invernomuto , Jeroen Kooijmans, Irene Kopelman, Benoît Maire, Diego Marcon, Cle’ment Rodzielski , Roma Publications, Batia Suter, Richard Sympson, Raphaël Zarka.
La cosa più facile che posso fare – visto che con parole mie (in questo momento ho qualche incertezza), non mi viene nè bene, nè facile – è quello di copiare e incollare ‘pari pari’ l’obbiettivo di questa mostra:
“Beyond the Dust – Artists’ Documents Today propone un’ipotesi teorica sull’impiego e sulla manipolazione di forme, immagini e testi da parte degli artisti, sottolineandone sia le implicazioni formali di carattere declinatorio, sia quelle di carattere contenutistico legate a considerazioni filosofiche, politiche e sociali. Agendo su tali materiali gli artisti, infatti, non solo si interrogano sui temi di cui le singole componenti possono essere portatrici, ma inducono a una piu’ ampia riflessione sul senso contemporaneo di memoria, e quindi di veridicità, finzione e falsità“.
Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione, da subito, è stato quello di Linda Fregni Nagler, A Life on the Ocean Wave. Sarà perchè un pò lo conoscevo già, sarà perchè mi ha sempre affascinato questa sua quasi maniacale ricerca di vecchi foto, immagini, vetrini … Questa parete di scomparsi immortalati ‘in barca’ mi è piaciuta. Le foto che pubblico non rendono merito al suo lavoro. Affascinante e ipnotico il video SPOOL del bambino che ruzzola, rallentato e sgranato, nell’erba di Diego Marcon. Mi è piaciuto libro-archivio Batia Suter con immagini di natura addomesticata, forme geometriche di campi campi coltivati, segni sulla terra ecc. Totale oscurità per il lavoro degli Invernomuto Boomeria – Castelvania, che consisteva in una tavola di legno con degli inserti fotografici, così come per le stampe su vinile di Mark Geffriaud che rappresentavano pagine di giornali, tramonti, piccole immagini enigmatiche.
Non posso entrare nel merito di altri lavori che ho visto, semplicemente per il fatto che, non avendolo chiesto, da nessuna parte era scritto cosa, come e perchè. Aspetteremo il catalogo.
Meritevoli e sempre perfetti Richard Sympson che hanno costruito, letteralmente con le loro mani, un archivio portatile, itinerante e in fieri della mostra. Non avevo mai visto un catalogo sfogliabile con tanto di zip per togliere e mettere dei documenti.