Aldo Giannotti disegno in progress e backstage performance di The Stationary Point in the Evolution of a System 

Una serie di progetti su carta degli anni ’60 e ’70 di Maurizio Mochetti

 Foto di documentazione dell’azione notturna di Shaun Gladwell con il curatore Emanuele Guidi e un parkour artist 

Kevin van Braak / Installazione della riproduzione della scala di Ettore Sottsass senior alla colonia marittima di Marina di Massa

Progetti di Can Altay per Deposit (in bianco e nero) e Excerpts (Co-hab: An Assembly of Spare Parts) 

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Ho chiesto al curatore Emanuele Guidi di introdurmi con una serie di immagini e delle brevi note, il lavori degli artisti che ha invitato alla mostra  Between Form and Movements. L’inaugurazione è domani alle 18 alla Galleria Astuni di Bologna. Gli artisti:  Can Altay, Kevin van Braak, Aldo Giannotti, Shaun Gladwell, Maurizio Mochetti.

Attraverso le opere appositamente concepite o ripensate per questo progetto, lo spazio – sia esso un edificio, una sua porzione,  un monumento, un elemento architettonico fittizio o una città intera – si definisce attraverso la tensione che emerge tra quelle forze che lo pianificano e le relazioni sociali che lo abitano.  Il corpo – del performer, dello spettatore o dell’abitante – è letto in diretta relazione con lo spazio costruito in quanto espressione culturale e politica attraverso cui le ‘ideologie’ veicolano  il loro messaggio.   Le affordances – quelle caratteristiche formali di un oggetto o di un ambiente che ne suggeriscono un utilizzo, un’azione o più generalmente un movimento – diventano quindi, nella pratica degli artisti, uno strumento per rivelare i meccanismi che governano lo spazio ed in-formano il comportamento di chi si muove in esso.   Allo stesso tempo,  forme di appropriazione e ‘para-funzioni’ che emergono al di là del progetto o proposito originario, divengono un espediente per agire sull’esperienza del luogo e operare una critica allo spazio stesso in quanto “istituzione”. Muovendosi sulla linea di questa negoziazione,  gli artisti ricercano e combinano le regole spaziali, le economie e la storia di certi luoghi,  per porre quesiti sul futuro e destino dell’architettura, dello spazio pubblico e delle diverse visioni che di volta in volta ne ispirano la progettazione. (da CS)

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Specifically conceived or re-invented for this project, the artworks define space – be it a building or a portion of it, a monument, a fictional architectural element or an entire city – through the tensions emerging between the powers that plan it and the social relationship who inhabit it.  The body – of the performer, spectator or dweller – is understood in direct relationship with the constructed space as a cultural and political expression, through which “ideologies” carry their message. The affordances – those formal features of an object or an environment which suggest a use, an action or more generally a movement – become, in the artist’s practice, a tool to reveal the mechanisms that govern a given space and “in-form” the behavior of those who moves in it. At the same time, forms of appropriation and “para-functions” that emerge beyond the original plan or purpose turn into an expedient to then act on the experience of place and engender a critique of the space itself as “institution.”  Moving along the line of this negotiation, the artists research and combine the rules of spatial relationships, the economies and history of certain places, in order to pose questions about the future and destiny of architecture, of public space and of the different ideological visions that, each time, inspire its planning.