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Presentato come trasgressivo, l’olandese Marc Bijl nella sua personale ‘ Between a Rock and a Hard Place’ da Alessandro De March – a cura di Maria Chiara Valacchi – presenta una serie di opere che tentano, a volte riuscendoci di essere disubbidienti. In un’eta come la nostra, in cui è molto più difficile essere corretti che scorretti, cattivi piuttosto che buoni, maleducati più che educati ecc. Marc sfida l’eta contemporaneo prendendosi gioco dei simboli culturali del secolo presente e passato.
 
Con chi se la ‘prende’? Con le danze e relative gocciolamenti di Pollock, con le celebri iconografie De Stijl, con le rigorose e metodiche geometrie di Sol Lewitt ( in mostra un’istallazione che sberleffa un’opera che Lewitt scelse di collocare davanti al the River Center di Davenport nel 1984).
La mostra è coerente e cromaticamente parca (bianco-nero-grigio). 

Appartenenti a periodi ed espressioni artistiche frutto di elucubrazioni molto lontane tra loro, le ‘citazioni’ violentate da Marc Bijl rivelano quanto delle opere storiche non restano che forme, colori e volumi.
Cinica più che trasgressiva, l’operazione i Marc rivela una sorta di non ritorno, come se l’unica ‘carta’ spendibile dell’arte contemporanea sia prendersi gioco di chi, invece, con quelle opere aveva non solo contribuito a fare un passo avanti nello sviluppo critico, teorico e pratico della pittura e scultura, ma che aveva già a sua volta compiuto un gesto di ribellione.
Non erano forse trasgressivi i gesti negativi di Pollock? O il riduzionismo di Mondrian?
Ai posteri l’enigmatica sentenza…