Appunti su Bocs Art Cosenza
Testi di Caterina Molteni

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“Il potere politico agisce su di noi così come la retorica scritta agisce su di noi, ma lo fanno anche i muri di cemento, gli iceberg, i campi di tabacco e il veleno dei serpenti”

Graham Harman

 

“E ancora – ‘anche qui sono presenti gli dei’: in un impianto idroelettrico lungo il Reno, nelle particelle subatomiche, nelle scarpe Adidas così come nei vecchi zoccoli di legno scolpiti a mano, nel business agricolo così come nei paesaggi consumati, nei calcoli dei negozianti così come nei versi emozionanti di Holderlin”

Bruno Latour

 

Nelle giornate più calde ci siamo diretti verso il mare. Cosenza dista circa 40 chilometri dalla costa ma per raggiungere le prime spiagge si impiega quasi un’ora.
Il paesaggio che si incontra è quello premontano dei paesi di San Fili e Castagnelle, oppure, dirigendosi verso il Mar Jonio, quello delle zone pianeggianti e assolate di Tarsia e Sibari.
La radio in macchina non funziona fin dalla partenza da Torino, abbiamo perciò parlato e discusso, spesso partendo da ciò che passava disuniforme fuori dal finestrino.
Nubi basse che coprono le teste degli alberi, la campagna prospera e coltivata lungo l’autostrada per Reggio Calabria, il fumo degli incendi sulle colline, gli scheletri fatiscenti dell’edilizia abusiva, i resti di torri e piccoli castelli, gli stabilimenti balneari lungo il litorale, i venditori di frutta e verdura a bordo strada.
Una delle prime fermate spontanee è stata nella campagna di Corigliano Calabro. Abbiamo avvistato il rudere di un podere che scopriamo dopo essere il Castello di San Mauro costruito nel 1500 sui resti di un monastero della fine dell’anno 1000. Dopo i primi passi, nella corte dell’edificio il proprietario ci ha indicato dietro le mura le coltivazioni di agrumi che si estendono lungo l’area circostante; abbiamo camminato tra gli alberi, annusato le foglie, fotografato i dettagli dei frutti. Su un muro c’era una scritta in giapponese, testimonianza di un film girato in loco negli anni Settanta.

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Alterazioni Video - Calabria, Roseto Capo Spulico, Scale Mobili

Alterazioni Video – Calabria, Roseto Capo Spulico, Scale Mobili

A Roseto Capo Spulico è stata una scala mobile abbandonata tra le colline ad attirare la nostra attenzione, è la stessa documentata da Alterazioni Video tra i migliaia ‘incompiuti’ presenti in Italia. Ne parliamo ancora la sera bevendo in uno dei locali lungo Fiume crati per capire cosa pensare del consistente numero di ecomostri presenti intorno a Cosenza, se devono essere distrutti o lasciati come testimonianza di azioni illegali.

Le rovine del Castello, la sua storia raccontata a voce dal proprietario, i muri di cemento e le armature metalliche hanno dato forma ad una specie di azione su di noi, la stessa che può generare la Luna sulla Terra durante un’eclissi. In silenzio, aspettando impazienti di assistere al processo di trasformazione e deformazione del nostro modo di vedere la luna, la notte del 27 luglio un’altra forza, da un oggetto lontano, ha impressionato i nostri occhi.

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Dopo i primi giorni di riposo è nato il desiderio di mettersi all’opera e il lavoro di ognuno degli artisti è ripartito da dove era stato lasciato prima della partenza. Senza immaginare ed esigere un progetto tematico sulla residenza, la sua ‘località’ si è comunque manifestata da alcune piccole scelte provocate da quella costante azione che “i muri di cemento, gli iceberg, i campi di tabacco e il veleno dei serpenti” hanno su di noi.

Alice Visentin ha per la prima volta dipinto in blu realizzando tre tele a partire da una tavolozza cromatica ridotta. I soggetti scelti provengono dalle letture dell’artista che, affascinata dalle loro storie, porta su tela come delle figure auratiche, custodi di un sapere derivato da avventure, scoperte e gesti coraggiosi. La fascinazione di cui Visentin è costantemente alla ricerca si traduce inoltre nella creazione di un sistema di elementi decorativi che estendendosi su tutta la tela, permette di amplificare l’esperienza di visione dello spettatore.

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Sviluppando ricerche iconografiche legate alla storia del corpo e della sua ‘fabbricazione’ culturale, Benni Bosetto ha lavorato su nuovi metodi per trasformare questi contenuti in un linguaggio personale espresso nel disegno. L’artista ha realizzato un collage di grandi dimensioni formato da tessuti di diversi colori e carte che rappresentano parti di corpo, progetti ingegneristici e figure androgine. L’opera tenta di restituire parte del complesso sistema di realizzazione e identificazione del corpo che nelle culture occidentali e non occidentali passa per precise pratiche del sé e rituali collettivi.

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Alessandro Di Pietro ha realizzato un gruppo di nuovi lavori che estendono la recente ricerca condotta dall’artista su ambienti e dispositivi proto narrativi. Immaginando un’era post umana in cui gli unici abitanti sono piccole fiammelle, un manoscritto inciso su acciaio descrive la natura di questi nuovi abitanti guardando all’essere umano come specie estinta. Attraverso l’utilizzo di capsule del tempo, Di Pietro apre una riflessione sul tempo e sulla costruzione della storia attraverso sistemi narrativi, gli stessi che vengono abitualmente trasmessi all’interno di questi reperti e strumenti di trasmissione culturale tra diverse epoche.

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Nell’ultimo anno Giulia Cenci ha lavorato con calchi e interventi scultorei realizzati su dettagli di macchinari e automobili che vengono modificati tagliando e aggiungendo altri elementi come rami e materiali sintetici a loro volta mescolati con residui e polveri di origine organica. Pensati come gruppi scultorei, ogni opera sembra condividere lo stesso codice genetico, simulando la stratificazione di materiali presenti nelle masse minerali, o nelle scelte installative l’articolazione e le posizioni di vegetali infestanti.

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Con Giulia Cenci ci siamo spinte oltre Cosenza per visitare un’azienda di riparazione di treni e macchinari ferroviari e cercare di ottenere pezzi di macchinari e materiali in disuso.

Il porto di Gioia Tauro è immenso e lì ci si può accorgere dell’azione che un paesaggio, anche industriale, può avere sulla ricerca artistica. All’interno dell’officina abbiamo trovato svariati materiali e, in particolare, catene, cingolati e ganci. Giulia osserva e studia l’articolazione, è interessata ai sistemi di gestione di diverse parti in una struttura unica, alla serialità ingegneristica per tradurla in materiali più leggeri introducendoli ad una forma di natura ibrida.

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Alice Visentin (Ciriè, 1993) vive e lavora a Torino. Tra le mostre collettive Allenamento #1, Basis Showroom, Frankfurt am Main, Francoforte, L’isola portatile a cura di Caterina Molteni, ADA Project, 2018, Artagon, The international encounter of art schools, Parigi, 2017. Mostra personale: Prima Persona Singolare, Tile Project Space, Milan, 2017. Da luglio a settembre 2017 è stata assistente dell’artista Anna Boghiguian.

Benni Bosetto (Milano, 1987), vive e lavora tra Milano e Amsterdam. Si è laureata presso l’Accademia di Brera, Milano e ha studiato presso il Sandberg Institut, Amsterdam. Tra le mostre recenti: nel 2018 – Fondazione Baruchello a cura di Caterina Molteni, Roma; ADA a cura di Caterina Molteni, Roma; MAMbo a cura di Lorenzo Balbi. nel 2017 – ADA, Roma; Art Verona collateral project, organizzato da Mauro De Iorio; FutureDome, Milano, a cura di Ginevra Bria; Tile Project Space, Milano; Placentia Arte, Piacenza, progetto di Roberto Fassone. Nel 2016 – DAMA, Torino, Perfomance a cura di Lorenzo Balbi; De Appel Art Center, Amstedam; Cripta747, Torino; Marselleria a cura di Siloqon, Milano. Nel 2015 – Fanta Spazio, progetto di Beatrice Marchi, Milano. Nel 2014 – Il Crepaccio, Milano. Tra le residenze: VIR Via Farini, Milano nel 2014.

Giulia Cenci (Cortona 1988) vive e lavora a Amsterdam. Tra le mostre personali: ground-ground, SpazioA, Pistoia; a través, Carreras Mugica (Hall), Bilbao ES; Deep State, Offspring, deAteliers, a cura di Lara Almarcegui e Martijn Hendriks, Amsterdam NL; Mai, Tile project space, Milano IT. Tra le collettive: Hybrids, curated by Chris Driessen & David Jablonowski, Lustwarande, Platform for Contemporary Sculpture, park De Oude Warande, Tilburg NL; That’s it!, curated by Lorenzo Balbi, Mambo, Bologna IT; Deposito d’Arte Italiana Presente, a cura di Ilaria Bonacossa e Vittoria Martini, Artissima 2017, Torino, IT; Bearable Lightness of Being, GRIMM, Amsterdam NL; Sessile, a cura di Josh Minkus, Clifford Gallery, Colgate University, Hamilton, NY USA; The Lasting. L’intervallo e la durata, a cura di Saretto Cincinelli, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma IT.

Alessandro Di Pietro (Messina, 1987) vive e lavora a Milano. Ha da poco concluso la CY Twombly Fellowship 2017 – 2018 presso l’American Academy di Roma. Tra le mostre personali e bipersonali: FELIX, Marsèlleria permanent exhibition (Milano, 2018), Towards Orion: Stories from the backseat a La Plage (Parigi, 2017); TIZIANO E GIORGIONE (con Michele Gabriele) presso Barriera (Torino, 2016); Double Cross (con Jacopo Miliani) presso CAB – Centre d’Art Bastille ( 2015,Grenoble). Tra le mostre collettive: Open Studios – American Academy in Rome presso American Academy in Rome (Roma, 2018);

FIGURE DI SPAGO – Pratiche narrative presso Fondazione Baruchello a cura di Caterina Molteni (Roma, 2018); THAT’ IT presso MAMBO – Museo d’Arte Moderna Bologna a cura di Lorenzo Balbi (Bologna, 2018); Marsélleria New York Screenings presso Marsèlleria Permanent Exhibition di New York (New York, 2018); The Tesseract presso American Academy in Rome a cura di Ilaria Gianni (Roma, 2018); Orestiade Italiana, a cura di Simone Frangi nel contesto di Quadriennale di Roma; VISIO – Next Generation Moving Images presso la Strozzina a cura di Leonardo Bigazzi (Firenze, 2015); Glitch. Interferenze tra Arte e Cinema, presso PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea a cura di Davide Giannella (Milan, 2014).