BeArt Piattaforma crowdfunding on-line

Da poche settimane è stata presentata BeArt, la prima piattaforma di crowfunding on-line esclusivamente dedicata all’arte contemporanea. Lanciata durante l’opening di Frieze, BeArt nasce dall’idea di tre soci italiani di casa a Londra e muove dalla considerazione che “tutti i players del mondo dell’arte contemporanea abbiano un’esigenza strutturale di raccogliere fondi per sostenere finanziariamente la propria attività. (…) BeArt si pone come interlocutore unico per un nuovo modello di fundraising, del tutto innovativo, orientato al web e ai social media. ”

ATPdiary ha posto alcune domande ai fondatori, Mauro Mattei, Giorgio Bartoli e Jessica Tanghetti.

ATP: Su quali basi è nata BeArt, la piattaforma di crowfunding on-line dedicata all’arte contemporanea?

BeArt nasce dalla osservazione dell’ esigenza ormai strutturale per tutti gli interlocutori del mondo dell’arte contemporanea di dover attivare il proprio fundraising in maniera sempre più efficace e di essere finanziariamente autosufficienti. Questa esigenza è trasversale in tutta la filiera dei players del contemporaneo: dall’artista emergente alla ricerca di risorse per produrre i propri lavori sino all’ente museale alla prese con budget sempre più ridotti per il supporto delle proprie attività istituzionali passando per i curatori, i galleristi, gli spazi no-profit e gli editori di settore. Tra le opportunità web più dirompenti degli ultimi tempi e certamente destinato a diventare un vero e proprio strumento di finanza alternativa abbiamo individuato il crowdfunding on line come uno strumento totalmente nuovo che potesse essere pensato per artisti, istituzioni e professionisti dell’arte che volessero raccogliere i fondi per la progettazione e la realizzazione di nuove idee in modo semplice, coinvolgente e trasparente. 

BeArt connette tutti coloro che producono arte e cultura direttamente con la community di riferimento, permettendo al pubblico che li segue di sostenere attivamente i loro progetti in cambio di rewards, beni o servizi unici ed esclusivi pensati come ricompense.

ATP: Quali sono gli obbiettivi che vi siete prefissati?

Il nostro obiettivo è quello di diventare la piattaforma di crowdfunding di riferimento per tutto il mondo dell’arte contemporanea in Europa entro i prossimi 3 anni. BeArt è nata a Londra dalla intuizione di 3 soci Italiani pertanto il nostro mercato di riferimento è in primis  quello italiano e naturalmente quello Inglese ma trattandosi di una piattaforma web le campagne di crowdfunding sulla nostra piattaforma potranno avere un illimitato ambito territoriale. Dai primi mesi del 2016 cominceremo ad attivare business developer prima a Parigi e poi a Berlino per poi arrivare ad arrivare una penetrazione anche nelle altre capitali Europee.

ATP: Avete già iniziato delle collaborazioni. Quali sono e come stano andando ‘i primi passi’?

I primi passi che stiamo muovendo sono estremamente positivi: raccogliamo da una infinita serie di interlocutori del settore l’apprezzamento per la nostra iniziativa come la vera e propria “cosa che mancava” nel campo dell’arte contemporanea. La cosa che ci ha reso più soddisfatti in questa prima fase è di aver ricevuto l’interesse di artisti con un curriculum significativo, importanti gallerie di ricerca, musei e associazioni i quali hanno voluto credere entusiasticamente alla nostra iniziativa dandoci fiducia e aderendo con campagne di crowdfunding prima ancora che fossimo on line.

A dimostrazione di questo BeArt è on line dal 16 ottobre con, tra le altre,  una campagna di Marcello Maloberti per il suo libro d’artista “Scritti Fighi 1990-2015” pubblicato da NERO Magazine, una campagna del MA*GA di Gallarate per il sostegno alle sue attività istituzionali,  ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana – con una campagna per supportare il proprio premio annuale che ha visto premiare negli scorsi anni artisti quali Francesco Vezzoli, Maurizio Cattelan, Paola Pivi, Adrian Paci e Tatiana Trouvè. Ma sulla nostra piattaforma non mancano anche giovani artisti quali Marco Strappato,  Diego Miguel Mirabella, Sergio Racanati, fondazioni d’arte anonime quale Emilie The Reine Foundation e project art spaces come il MARS Milano. Vi sono poi progetti a forte impatto sociale, quale Sunny Days di Stefano Ciannella, progetto fotografico realizzato nei reparti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa.

ATP: Chi sono i vostri clienti (ideali)?

I nostri clienti sono tutti coloro che nel campo dell’arte contemporanea abbiano necessità di ottenere fondi necessari a realizzare un progetto e che al contempo abbiano in animo di fare fundraising in maniera del tutto innovativa. Non vi è un vero limite alla platea di soggetti che possano essere interessati ad una campagna: con BeArt è possibile finanziare la produzione di opere d’arte, performances, mostre, progetti didattici, progetti di conservazione o restauro, progetti di valorizzazione o riallestimento di collezioni, nuove pubblicazioni e ricerche scientifiche.

ATP: Nella presentazione, puntate molto sul ruolo attivo dei sostenitori: BeArt consente loro non solo di sentirsi parte integrante del processo creativo, ma anche di supportare un progetto acquistando on-line delle ricompense esclusive. Quali sono queste ‘ricompense esclusive’? 

Le ricompense esclusive sono la chiave del crowdfunding on line: i supporters di ogni progetto potranno acquistare sulla piattaforma ogni forma di ricompensa, sia essa materiale o immateriale, sentendosi davvero parte attiva del processo creativo o in ogni caso diventando consapevoli che il loro contributo, anche se piccolo, può fare la differenza. Sulla base di quanto un supporter è disposto a contribuire può ottenere, per esempio, una cartolina d’artista, un catalogo, edizioni limitate, opere uniche e prove d’artista ma anche esperienze speciali come una studio visit, l’invito a una private view, un invito a una conferenza. La chiave di questo meccanismo è che il supporter non potrà trovare quelle ricompense sul mercato, perché saranno esclusivamente offerte a chi sostiene i progetti con il proprio contributo. E il contributo può essere anche minimo, magari soltanto di 10 Euro, ma significativo in un’ottica “crowd” che è proprio il punto di forza del crowdfunding: tanti sostenitori che supportano un progetto con un importo che può essere anche non particolarmente rilevante.  Non vi è limite alla tipologia di ricompense si possono mettere a disposizione per supportare un progetto, anzi crediamo che nel caso degli artisti la scelta e la creazione delle ricompense sia un gesto d’arte esso stesso.

ATP: Il mondo dell’arte, a tutti i livelli direi, è sempre a caccia di soldi. Perché curatori, direttori, artisti ecc. dovrebbero scegliere proprio voi?

Proprio questo è il punto chiave e che ha fatto nascere BeArt: tutti sono a caccia di soldi. Una caccia che per molti diversi sta diventando disperata e dalla quale spesso dipende la sopravvivenza di uno spazio (come nel caso di MARS la cui campagna di crowdfunding potrà garantirne la sopravvivenza per un ulteriore biennio). BeArt è sicuramente la prima piattaforma dedicata così intensamente all’arte contemporanea: la nostra ottica è quella di dare uno strumento che sia “verticale” e completamente dedicato ma soprattutto che “parli la stessa lingua” degli operatori e degli appassionati. 

Esistono già numerose piattaforme di crowdfunding sul mercato ma sono piattaforme che scontano due difetti basilari rispetto al mondo dell’arte che è spesso molto autoreferenziale e raccolto: per prima cosa si tratta di piattaforme nelle quali convivono l’arte insieme al food, ai video games, alla musica e a molto altro. Non sono certamente focalizzate esclusivamente sul contemporaneo (le poche che lo fanno o gestiscono solo progetti no-profit, si veda oppure solo progetti molto locali e in ogni caso per un numero esiguo di progetti l’anno e pertanto non sono in grado di avere quella forza attrattiva nei confronti di chi invece vuole soltanto esplorare progetti di arte contemporanea. Inoltre nessuna di queste piattaforme effettua una selezione curatoriale sui progetti che vanno on-line, e questo secondo me è il punto di evidente debolezza. Al contrario in BeArt ci occupiamo di effettuare una rigorosa selezione curatoriale dei progetti  ponendo grande attenzione a quello che viene proposto sulla nostra piattaforma. Ogni progetto viene valutato per coerenza, credibilità e qualità, si valutano i CV degli artisti, il loro percorso e le loro potenzialità.

BeArt – Piattaforma di crowdfunding on-line per l’Arte Contemporanea

Museo del Novecento, Sala Fontana Photo Thomas Pagani Museo del Novecento, Milano Copyright Comune di Milano

Museo del Novecento, Sala Fontana Photo Thomas Pagani Museo del Novecento, Milano Copyright Comune di Milano