• Alessandro di Pietro - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • 2008daughters - Foto Luca Ghedini - Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Allestimento - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Andrea Magnani, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Buka Galogre, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Dafne Boggeri, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Derek di Fabio - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • EEva sourlathi e Elena Radice - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Gabriele Garavaglia - Foto Luca Ghedini, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Jacopo Maria Bartolozzi - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Jo Maraglio - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Margherita Potenza, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Mark Scartani - Foto Luca Ghedini, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Natanjah Driscoll, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Nicola Melinelli, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Preliminary Group merchandising - Foto Luca Ghedini, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Salvatore Vignola - Foto Luca Ghedini, Bazzar, LocaleDue, Bologna
  • Sophie vitelli and Jack Cardno - Foto Alessandro Trapezio, Bazzar, LocaleDue, Bologna

Niente curatori da una parte e artisti dall’altra, niente logistica da galleria, niente compra-vendita tra gallerista e collezionista, ma qualcosa di nuovo che vuole proporre un’alternativa al sistema economico-logistico dell’arte, senza essere, però, una critica o una demistificazione del mondo dell’arte in generale e delle gallerie. Come mi racconta Giovanni Copelli, Bazzar è un progetto con un risvolto anche politico, perché si vogliono mettere in crisi con leggerezza e grazia dei cliché legati al sistema. Gli organizzatori hanno l’ambizione di creare uno scenario per esibire soluzioni creative il più possibili libere e svincolate. Per fare questo, allora, hanno deciso di mettere in piedi un vero e proprio negozio, dove i 25 “creativi” (così li chiama lui) invitati, sia artisti visivi che designer, esporranno degli oggetti che poi saranno messi in vendita. Il prezzo? Lo decide il pubblico nei primi tre giorni d’apertura (10, 11 e 12 giugno), che, informato anche del costo dei materiali e del tempo di realizzazione del lavoro (ma si valuta da questo il valore di un’opera d’arte?), farà la sua stima. L’oggetto verrà poi reso disponibile sul sito gameofbazzar.com e venduto al primo offerente ad un prezzo equivalente alla media delle diverse proposte. Anche questo stesso “fare negozio”, con la vendita diretta, con gli artisti che si pongono senza filtri, con gli organizzatori che si preoccupano solo del display e non si prendono neanche una percentuale sulle vendite — “noi siamo tutti quanti artisti, Preliminary Group non ha figure curatoriali all’interno, c’è una dimensione associativa.” — è una cauta provocazione.

Lo scenario è quello di un “negozio dell’impossibile, dell’utopico, del pazzo, del queer” e i partecipanti sono stati invitati a portare un oggetto a loro discrezione, senza un tema di fondo che imponesse una scelta precisa. Tutto ciò che viene esposto, però, è stato creato ad hoc, sia in linea con la propria pratica artistica sia con progetti che non riguardano direttamente il proprio percorso di ricerca. Copelli mi fa l’esempio di Nicola Melinelli, “un pittore i cui lavori hanno una cifra stilistica sempre riconoscibile e questa volta fa il display del Bazzar, una scaffalatura un po’ pazza fatta di legno e polistirolo”. Bazzar è, quindi, anche “un’occasione per mettere in discussione la propria identità, sia di artisti visivi, che di designer”.

Il nome di questo negozio, che prenderà piede a LocaleDue a Bologna, si rifà al termine bolognese “bazza”, che significa “occasione”, ma con un risvolto giocoso…

Un’ulteriore provocazione è che si venderà arte che però non è autenticata, starà agli artisti privatamente ed eventualmente lasciare delle autentiche: “questa congregazione di creativi decide anche un po’ per scherzo di vendere le sue opere”.

Per quanto riguarda gli artisti invitati (alcuni nomi sono degli pseudonimi) e i criteri di scelta, Giovanni dice: “Gli artisti sono molto diversi, alcuni hanno già fatto mostre, altri sono designer anche alla loro prima esperienza in un circuito d’arte contemporanea e altri ancora sono delle scoperte, che abbiamo coinvolto perché ci interessava quello che creavano (come Antonio Tronky); vogliamo anche parificare queste figure. Per quanto riguarda il criterio, anzitutto partecipano persone che si sono rese disponibili a prestarsi ad una tale operazione, portando oggetti che si rifacessero all’idea di queer, presentando cose che possano rappresentare un approccio sinceramente autentico di fronte alla produzione di arte, design… La selezione di nomi è stata molto spontanea, capendo chi e cosa potesse essere appropriato al contesto o meno”.

Gli artisti invitati sono: Jacopo Maria Bartolozzi, Bianca Benenti e Marco Pezzotta, Enrico Boccioletti, Dafne Boggeri, Derek Di Fabio, Alessandro Di Pietro, Natanjah Driscoll e Benjy Mello Klein, Buka Galogre, Gabriele Garavaglia, Marion Goix, Andrea Magnani, Nicola Melinelli, JO MARAGLIO, Karin Pertoll, Margherita Potenza, Elena Radice, Mark Scartani, Eeva Suorlhati, Antonio Tronky, Salvatore Vignola, Sophie Vitelli Jack Cardno.

Per maggiori informazioni su Preliminary Group: www.preliminarygroup.com

Allestimento  - Foto Luca Ghedini - Bazzar, LocaleDue, Bologna

Allestimento – Foto Luca Ghedini – Bazzar, LocaleDue, Bologna

Enrico Boccioletti - Bazzar, LocaleDue, Bologna

Enrico Boccioletti – Bazzar, LocaleDue, Bologna

Karin Pertoll - Foto Luca Ghedini - Bazzar, LocaleDue, Bologna

Karin Pertoll – Foto Luca Ghedini – Bazzar, LocaleDue, Bologna