How to Live? Marcel Duchamp e l'arte contemporanea - Carlos Basualdo al Teatrino di Palazzo Grassi,   2015

How to Live? Marcel Duchamp e l’arte contemporanea – Carlos Basualdo al Teatrino di Palazzo Grassi, 2015

L’uomo più intelligente del XX secolo? Oppure il mito di Duchamp? E perché no, magari tutti e due? Forse è il caso di saperne di più su quello che è stato un artista, e non solo: sull’uomo e sull’autore, sul parlare intorno a lui e sul suo silenzio assordante.  Carlos Basualdo, curatore senior del Museo di Arte Contemporanea di Philadelphia, dal 7 al 9 ottobre ha cordialmente conversato con il pubblico presente nel Teatrino di Palazzo Grassi analizzando la figura di Marcel Duchamp in relazione ad alcuni di questi interrogativi e ai riverberi duchampiani nell’arte contemporanea.

L’approccio di Basualdo è decisamente coinvolgente, inizia chiedendo alla sala quanti conoscano l’opera “Bycicle Wheel” (Parigi, 1913) rappresentata in una fotografia a tutto schermo alle sue spalle: diverse mani si alzano, non solo tra gli studiosi ma anche di qualche curioso in platea. La buona risposta del pubblico offre al curatore il punto di partenza per fornire una breve ed efficace spiegazione accompagnata dai primi spunti di riflessione sul metodo dell’artista. 

La conversazione con il pubblico si appoggia allora su un frammento dell’intervista del 1966 di Jean Antoine a Marcel Duchamp, in occasione della retrospettiva tenutasi al Tate Modern: alla domanda “Marcel, cosa ne hai fatto fin qui della tua vita?”, l’artista rispose: “Mi sono voluto servire della pittura, mi sono voluto servire dell’arte per istituire un modus vivendi, un modo per capire la vita, per provare a fare della mia vita stessa un’opera d’arte, anziché passare tutta la vita a produrre opere d’arte in forma di quadri, di sculture. Ho pensato, anzi penso, visto che mentre lo facevo non ne ero consapevole che si potesse fare della propria vita, del proprio modo di respirare, di agire e di reagire di fronte agli individui, che si potesse fare di tutto ciò un quadro, un tableau vivant, uno schermo cinematografico”.

Basualdo porta il pubblico a leggere nella parole di Duchamp una prima risposta, quasi una confessione: quell’ammettere di non esser stato consapevole nel durante, ma di averne preso coscienza ex-post, riguardo alla possibilità e volontà di fare della propria vita un’opera d’arte, è una chiave di lettura fondamentale per porsi di fronte all’indiscutibile importanza della figura duchampiana. Non significa invero screditare il lavoro di una vita, ma anzi rafforzare la necessità e l’immanenza di significato, ad esempio, di quelle opere definite ready-made: ecco infatti, dice Basualdo, un altro esempio della costante intensità nello studio e nella ricerca messi in atto da Duchamp.

Viene poi proposta anche una conversazione con Pierre Cabanne, nella quale il precedente pensiero si sviluppa ulteriormente; dice Duchamp: “Avrei voluto lavorare, ma in me c’era un fondo enorme di pigrizia. Preferisco vivere, respirare piuttosto che lavorare. Io non considero che il lavoro da me realizzato possa avere, nell’avvenire, una qualunque importanza dal punto di vista sociale. Dunque, se lei preferisce, la mia arte sarebbe quella di vivere; ogni secondo, ogni respiro è un’opera d’arte che non è iscritta da nessuna parte, e che non è né visiva né cerebrale. È una specie di euforia costante”. 

Basualdo sottolinea allora la dirompenza di queste parole, a contrasto con l’eco del silenzio quasi quarantennale del Duchamp che stava preoccupando il mondo artistico a cavallo della metà del secolo scorso. Un mondo che, continua il curatore, si affannava, e per buona parte ancor oggi si affanna, a interpretare e cercare di capire; o forse, in realtà, a interpretarsi e ritrovarsi, spostando l’uomo Duchamp nel profondo dandismo e poi ripescandolo come un artista (arte in sanscrito significa fare) contraddittorio e privo di valide intenzionalità quando rapportato semplicemente ai suoi esordi da pittore. E’ soltanto con la chiave di lettura della “Boite-en-valise” (1935-41) che si presenta al pubblico il vero e proprio vademecum sull’opera, e sulla vita come opera, di Duchamp: l’insieme di relazioni tra gli elementi che la costituiscono è la risposta alla questione logica interna sull’intenzionalità, mentre il volersi porre sia dentro che fuori al concetto di arte è il punto di arrivo sulla questione morfologica; nelle parole di Carlos Basualdo è quindi chiaro come Marcel Duchamp riesca ad andare straordinariamente oltre il bisogno di un superfluo nesso logico prêt-à-porter e di quanto pionieristicamente si distanzi dall’opera finora intesa soltanto nei significati illuministici di quadro o scultura.

Report di Giovanna Repetto

Il calendario completo della stagione culturale è disponibile sul sito di Palazzo Grassi, rubrica “attività”. www.palazzograssi.it

How to Live? Marcel Duchamp e l'arte contemporanea - Carlos Basualdo al Teatrino di Palazzo Grassi,   2015

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How to Live? Marcel Duchamp e l’arte contemporanea – Carlos Basualdo al Teatrino di Palazzo Grassi, 2015