• Zoe Barcza Clyff II, 2015 Acrylic and flashe on linen 145 x 200 cm - Basic Instinct - Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Yves Scherer Berlin, 2015 Plexiglass, wood, cardboard, acrylic, marker, soil, string 100 x 200 x 7cm - Basic Instinct - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Basic Instinct - Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Davide Stucchi, Mattia, 2015 Etched leather piece 40 cm x 15 cm - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Oa4s TEMRA and DAVID in Three Parts, 2015 A play - Basic Instinct - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Megan Rooney Doggy breath, finger deaf, mute, winking. A wink she could only do with the right eye, 2015 Mural on gallery wall
  • Jala Wahid Hard Blush, 2014 Ceramic tongue 5 x 23 x 15 cm - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Basic Instinct - Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Jala Wahid I am a charm, 2015 Single channel video, sound 04 mins, 55 sec Ed. of 3 - Basic Instinct - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Jaakko Pallasvuo Hypacrosaurus Fragrance, 2015 Glazed ceramic 16 x 9 x 7 cm - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Jaakko Pallasvuo Guy Fawkes Mask, 2014 Glazed ceramic 300 x 20 x 14 cm - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Jaakko Pallasvuo Basic Instinct Variation 1,2,3 2015 Triptych, acrylic on canvas 30 x 83 cm - Basic Instinct - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Beatrice Marchi Gelato e Tristezza con Panna, 2015 Pencil on paper 21 x 29 cm - Basic Instinct - courtesy Seventeen Gallery London, 2015
  • Basic Instinct - Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015

Si è conclusa pochi giorni fa la mostra Basic Instinct, ospitata dal 5 settembre al 3 ottobre 2015 negli spazi di Seventeen Gallery di Londra. Oraganizzata da Attilia Fattori Franchini, la collettiva ha ospitato le opere di Zoe Barcza, Gabriel Hartley, Beatrice Marchi, Reija Merilainen, Oa4s,  Jaakko Pallasvuo, Megan Rooney, Yves Scherer, Davide Stucchi e Jala Wahid.

Seguono alcune domande ad Attilia Fattori Franchini.

ATP: Iniziamo dalle due citazioni che, per molti versi, introducono la mostra: il libro di Anne Carson, “Eros The Bittersweet” e il film Basic Instinct, 1992, Dir. Paul Verhoeven. Mi motivi o mi chiarisci il perché di queste scelte?

Attilia Fattori Franchini: La mostra si ispira direttamente all’iconico film del 1992. Il film, un thriller psicologico al femminile, presenta Sharon Stone come eroina controversa, una femme fatale, che sfida i limiti della relazione tra eros e morte. La citazione fa parte di un dialogo preso dalla scena dell’interrogatorio – una tra le scene più celebri nella storia del cinema – in cui Sharon Stone contestualizza la sua sfrontatezza attraverso un’educazione in psicologia. Anne Carson è una poetessa e linguista Canadese che ammiro molto. Ho avuto la fortuna di incontrare il suo lavoro attraverso un’amica che stava leggendo “Eros the Bittersweet“, l’opera citata nel comunicato stampa della mostra. Il libro ragiona da un punto di vista linguistico e culturale sulla difficile comprensione del concetto di Eros, analizzando le opere della poetessa greca Saffo. In questo testo, Carson definisce Eros come una questione di limiti, rivelati o superati, come un vuoto o una mancanza piuttosto che una presenza. In maniera simile, la conversazione in atto tra gli artisti in mostra esplora confini artistici e sociali nel parlare di amore e morte, passione e assenza.

ATP: Con quale criterio hai selezionato gli artisti?

AFF: Sulla base della rilevanza di pratiche, lavori e discorsi artistici con i temi affrontati dalla mostra, cercando di mantenere una provenienza eterogenea. Inoltre, sono tutti artisti con cui volevo lavorare da tempo; per alcuni è la prima volta che il lavoro è presentato in Gran Bretagna.

ATP: Nella scelta delle opere – che spaziano dalla pittura al video alla scultura – c’è una linea guida che hai seguito in relazione al tema?

AFF: Le linee guida sono varie: “Basic Instinct”, film e relativo concetto psicologico freudiano; la relazione tra Eros e Thanatos; la figura di Sharon Stone come perversa eroina femminile.

ATP: In merito alle singole opere, alcune trasudano un evidente ‘sensualità’ gestuale per come alcuni artisti hanno utilizzato la pittura e la ceramica. Penso all’opera di Megan Rooney, “Doggy breath, finger deaf, mute, winking. A wink she could only do with the right eye” (2015); Yves Scherer, “Berlin”, (2015) e Jaakko Pallasvuo, “Hypacrosaurus Fragrance”, (2015). Mi sbaglio? Hai notato anche tu questa affinità tra tema e ‘fisicità’ delle opere?

Le opere sono state scelte anche per la loro sensualità estetica e materiale. Molti artisti hanno prodotto nuovi lavori, o lavorato direttamente nella galleria, in maniera tattile e in risposta allo spazio. Tutti gli artisti hanno mostrato un’acuta sensibilità nei confronti dell tema proposto, rivelando proprietà quasi trasformative nelle opere e nel contesto.

ATP: Mi racconti brevemente l’opera in tre parti degli Oa4s, “TEMRA and DAVID in Three Parts”?

AFF: Si tratta di una sceneggiatura scritta dai 3 artisti del collettivo Oa4s per una performance che è stata poi eseguita da due protagonisti Temra Pavlovic (Oa4s) e David Hoyland, direttore di Seventeen, a porte chiuse durante l’installazione della mostra. Gli unici spettatori della performance prevedevano me e gli altri due componenti del gruppo in linea via Skype da Città del Messico. Le tracce delle azioni compiute da Temra e David durante la performance sono situati all’interno della galleria, e il copione rimane a disposizione del pubblico. La sceneggiatura e la rappresentazione diventano una doppia narrativa costruita sopra la mostra, ispirando nuove relazioni tra opere e artisti.

ATP: Per questa mostra, hai il ruolo di ‘organizzatrice’ e non dichiaratamente ‘curatrice’. Cosa differenza a tuo parere i due ruoli? L’intervento degli artisti, anche a livello concettuale, è stato preponderante?

AFF: Ho deciso di essere presente come organizzatrice più che come curatrice per affrontare in modo più completo i temi trattati dalla mostra, analizzando i limiti del controllo artistico e curatoriale nella costruzione di un momento. Ho immaginato la mostra come una conversazione collettiva, uno scambio di idee, un’immagine malleabile più che un concetto statico. Al tempo stesso ero interessata a ragionare sul mio ruolo; sono una curatrice indipendente che lavora come direttrice in una galleria. La parola curator nel campo dell’arte è usata fin troppo, ed in questo caso ci tenevo a non risultare ridondante.

Basic Instinct - Installation view ,   courtesy Seventeen Gallery London,   2015

Basic Instinct – Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015

Basic Instinct
5th September to 3rd October 2015 – Seventeen Gallery, London

Artists: Zoe Barcza, Gabriel Hartley, Beatrice Marchi, Reija Merila?inen, Oa4s, Jaakko Pallasvuo, Megan Rooney, Yves Scherer, Davide Stucchi, Jala Wahid

Organised by Attilia Fattori Franchini

Eros is an issue of boundaries. He exists because certain boundaries do. In the interval between reach and grasp, between glance and counter glance, between ‘I love you’ and ‘I love you too’, the absent presence of desire comes alive. But the boundaries of time and glance and I love you are only aftershocks of the main, inevitable boundaries between you and me. And it is only, suddenly, at the moment when I would dissolve that boundary, I realise I never can.

Infants begin to see by noticing the edges of things. How do they know an edge is an edge? By passionately wanting it not to be. The experience of eros as lack alerts a person to the boundaries of himself, of other people, of things in general. It is the edge separating my tongue from the taste for which it longs that teaches me what an edge is. Like Sappho’s adjective glukupikron, the moment of desire is one that defies proper edge, being a compound of opposites forced together at pressure. Pleasure and pain at once register upon the lover, in as much as the desirability of the love object derives, in part, from its lack. To whom is it lacking? To the lover. If we follow the trajectory of eros we consistently find it tracing out this same route: it moves out from the lover toward the beloved, then ricochets back to the lover himself and the hole in him, unnoticed before. Who is the real subject of most love poems? Not the beloved. It is that hole.

Anne Carson, Eros The Bittersweet, Princeton University Press, 1986

[Catherine Tramell uncrosses her legs and it can be seen she’s wearing no underwear] Nick: You like playing games don’t you?
Catherine: I have a degree in psychology.

Basic Instinct, 1992, Dir. Paul Verhoeven, Writ. Joe Eszterhas

Megan Rooney Doggy breath,   finger deaf,   mute,   winking. A wink she could only do with the right eye,   2015 Mural on gallery wall - Basic Instinct - Installation view ,   courtesy Seventeen Gallery London,   2015

Megan Rooney Doggy breath, finger deaf, mute, winking. A wink she could only do with the right eye, 2015 Mural on gallery wall – Basic Instinct – Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015

Beatrice Marchi Signorina Culinski cresce,   2015 Diptych,   pencil on paper 21 x 29 cm each,   - Basic Instinct - Installation view ,   courtesy Seventeen Gallery London,   2015

Beatrice Marchi Signorina Culinski cresce, 2015 Diptych, pencil on paper 21 x 29 cm each, – Basic Instinct – Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015

?Oa4s ?TEMRA and DAVID in Three Parts,   2015 ?A play - Basic Instinct - Installation view ,   courtesy Seventeen Gallery London,   2015

?Oa4s ?TEMRA and DAVID in Three Parts, 2015 ?A play – Basic Instinct – Installation view , courtesy Seventeen Gallery London, 2015