• Bart Julius Peters, Australia, 2008
  • Bart Julius Peters, Sculpture Garden (Carlo Scarpa), 2008
  • Bart Julius Peters, Two Well-endowed Statues in the Garden of a Dutch YSL, 2015
  • Bart Julius Peters, Orchid, 2015
  • Bart Julius Peters, Statue in a Park [with the Ass], 2015
  • Bart Julius Peters, Hedges in the Tuileries, 2015
  • Bart Julius Peters, Anemone, 2015
  • Bart Julius Peters, World, 2015
  • Bart Julius Peters, Erotic Pear (Asshole), 2016
  • Bart Julius Peters, My Mother’s Hall Bench With Worn Silk Pillows, 2016

English text below

Dal 10 maggio al 5 giugno 2017, bruno – libreria e studio di grafic design a Dorsoduro 2729, Venezia – ospita TRICKS, un’antologia inedita dei lavori realizzati dal fotografo olandese Bart Julius Peters fra i primi anni 2000 e il 2017. La mostra prende avvio da una serie di scatti prodotta nella primavera del 2008: immagini del paesaggio incolto e dei Padiglioni in stato di disallestimento nei Giardini della Biennale di Venezia. Esposti in Italia per la prima volta, questi ritratti offrono uno spunto inconsueto per reinterpretare l’opera di Peters e ri ettere su un nuovo corpo di lavori nato a cominciare dal 2015.
TRICKS è a cura di Tommaso Speretta. La mostra è accompagnata da una pubblicazione d’artista disegnata e pubblicata da bruno.

ATPdiary ha invitato il curatore della mostra a porre alcune domande al fotografo.

Tommaso Speretta: Durante la preparazione di questa mostra abbiamo lungamente discusso la tua idea di sprezzatura. Mi chiedevo come questo concetto si relazioni con il tuo lavoro e con il modo in cui ti approcci e immagini la realtà che ritrai.

Bart Julius Peters: La sprezzatura riguarda l’agire senza sforzo; non mi piace chi si sforza troppo per farsi notare. La perfezione della tecnica è fantastica, ma dovrebbe suscitare una reazione diversa rispetto a “come hanno fatto a farlo” o, semplicemente, “è realizzato molto bene”. L’emozione dovrebbe sempre venire prima. Se sono commosso da un soggetto, e riesco a riprodurlo in modo soddisfacente anche se con un’imperfezione tecnica, quella aumenterà il suo valore emotivo, e quindi avrò fatto centro. E’ così che costruisco la mia realtà.

TS: Per il libro che accompagna la mostra hai deciso di includere tre brani da Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Ogni brano è una proposta sulle tue idee di “libertà”, “Romeo e Giulietta” e “desiderare ardentemente l’amore sublimato senza consumarlo”. Come si riflettono queste idee nel tuo lavoro?

BJP: Sono tutti singoli aspetti di come concepisco il mio immaginario e come poi costruisco il mio mondo attraverso il mio lavoro fotografico. Si tratta di creare una realtà soggettiva, sublimare la bellezza a uno stato ancora più elevato e vivere i momenti che ci si presentano semplicemente ignorando qualsiasi catastrofe si possa avere di fronte, con il brivido dell’incoscienza.

TS: Il punto di partenza di questa mostra è una serie di fotografie scattate nella primavera del 2008 ai padiglioni vuoti nei Giardini della Biennale di Venezia. Pur senza perdere il focus sull’aspetto architettonico degli edifici, quello che queste immagini suggeriscono è una realtà immaginaria, qualcosa che va al di là di ciò che effettivamente vediamo ritratto in fotografia. Cos’è esattamente questa “alterità” a cui le immagini alludono?

BJP: Se riesci a leggere “qualcosa che va al di là di ciò che effettivamente vediamo ritratto in fotografia” allora abbiamo raggiunto l’essenza dell’arte. Catturare qualcosa in più rispetto a un semplice padiglione, concentrandomi su un insieme romantico, allo stesso tempo mettendo in discussione i canoni tradizionali del reportage, sia a livello tecnico che emotivo, questi sono i miei obiettivi quando scatto una foto.

TS: È interessante vedere come la tua ricerca visuale, che fai attraverso l’infinita quantità di immagini disponibili su internet, o anche visitando mercatini e fiere d’arte antica, rientri poi nel tuo lavoro, trasformando una realtà in un’altra, creando realtà che sembrano non esistere o effettivamente mai esistite. Qual’è il processo che ti guida da internet fino alla realizzazione dei tuoi lavori più recenti?

BJP: E’ un lavoro di collezione, in cui scardino e combino immagini – ma anche rimandi testuali – che rappresentano souvernirs o trofei del nostro mondo quotidiano, guidato da paura e falsi idoli, immagini di cui mi approprio per costruire un mondo senza tempo dove domina il romanticismo. Se esiste una politica nella mia fotografia, è certamente questa.

Bart Julius Peters, Circus, 2015

Bart Julius Peters, Circus, 2015

TS: Molte delle tue immagini hanno una qualità “pittorica”, e una volta mi hai confessato che il tuo primo approccio con la fotografia è avvenuto per trovare soggetti interessanti da dipingere. Come si è sviluppata questa relazione con la pittura, e la tradizione fiamminga in particolare, nel tuo lavoro?

BJP: Penso sia impossibile non prendere in considerazione la grande arte del passato; non possiamo negare questo patrimonio. E, perché dipingo, guardo la luce in un certo modo. Cerco anche quei meravigliosi dettagli di un viso bello e rilassato catturato al momento giusto, come li si trova in alcuni dipinti dell’arte fiamminga del periodo d’oro. Guarda Rembrandt. E, per la sprezzatura, guarda il ritratto di Jan Six, dipinto in 40 minuti. E’ appeso nella stessa casa dove è stato dipinto, al di là del fiume di fronte a casa mia. Rembrandt raggiunge il meglio proprio quando non si affanna troppo nella ricerca della perfezione.

TS: Molti dei tuoi lavori più recenti ritraggono giardini che hai visitato in tutto il mondo negli ultimi anni. Parlando con me, hai spesso nominato Grey Gardens, il documentario americano di Albert e David Maysles del 1975. Perché questo film è così importante? E come entra nel tuo lavoro la realtà di una borghesia consumata, quale è ritratta nel documentario?

BJP: Trovo che Grey Garden sia il miglior documento e documentario sullo stile e la decadenza. E’ descritto già in una delle prime scene, dove la cugina di Jacqueline Onassis spiega quale abbigliamento sia più consono per gli Hamptons – vestiti insignificanti indossati in maniera straordinaria. Ed è la stessa cosa per questi giganteschi e trascurati giardino e casa, non sono ben tenuti ma vi si respirano comunque eleganza e bellezza, non nonostante ma grazie alla trascuratezza. Nella mia fotografia, anch’io trascuro alcuni aspetti del mestiere, all’inizio lo facevo per una mancanza d’interesse e per ignoranza e pigrizia, successivamente mi sono affidato all’imperfezione tecnica per creare immagini più credibili, romantiche e aperte all’interpretazione.

TS: Abbiamo deciso di chiamare questa mostra TRICKS, un titolo che abbiamo preso in prestito da Renaud Camus. Il libro parla di una serie di incontri sessuali casuali con diversi uomini sconosciuti che Camus ha avuto in un periodo di sei mesi a Parigi. Roland Bathes ha scritto una bella prefazione per questo libro: dichiara che lo scherzo è l’incontro che avviene una volta soltanto. E’ più di un incontro, ma meno di un amore, è un’intensità che ti attraversa senza rimorso. Secondo me, il tuo lavoro è esattamente questo. Quanto si avvicina la mia interpretazione al modo in cui consideri ciò che fai?

BJP: Si avvicina molto, caro Tommaso, e ti perdono tutto perché mi piacciono moltissimo i paralleli che trovi con il mio lavoro. Anche se avessi un solo fan, ma fosse un fan come te, questo renderebbe la vita meritevole di essere vissuta. Per fortuna non sei il solo.

Traduzione dall’inglese di Martina Odorici —

Bart Julius Peters, Nordic Countries [Ceiling], 2008

Bart Julius Peters, Nordic Countries [Ceiling], 2008

Bart Julius Peters — TRICKS

May 10 – June 5, 2017
bruno, Dorsoduro 2729, Venice

TRICKS brings together a new selection of works from the early 2000s through 2017 by Dutch photographer Bart Julius Peters. The exhibition’s starting point is a series of photo- graphs taken in the spring of 2008 depicting the green landscape and the empty pavilions at the Venice Biennale’s Giardini. Not shown in Italy until now, this series of works acts as a pretext to re ect on Peter’s newer body of work made since 2015.
TRICKS is curated by Tommaso Speretta and will be accompanied by an artist’s book designed and published by bruno.

Tommaso Speretta interviews the photographer —

Tommaso Speretta: During the preparation of this exhibition we have been discussing at length your idea of sprezzatura. I was wondering how this concept relates to your work and to the way you approach as well as imagine the reality you portray?

Bart Julius Peters: Sprezzatura is about effortlessness; I dislike anyone that fusses too much to impress. Technical perfection is great, but it should evoke a response other then ‘how did they make that,’ or simply, ‘this is really beautifully made.’ Emotion should always come first. If I am touched by a subject, and I can successfully record it with a certain technical imperfection that adds to its emotional value, then I strike gold. This is how I build my reality.

TS: For the book accompanying the exhibition you have decided to include three excerpts from Tomasi di Lampedusa’s The Leopard. Each excerpt is a proposition on your ideas about “truth,” “Romeo and Juliet” and “craving sublimated to love by not being consumed”. How are these ideas reflected into your work?

BJP: These are each separate aspects reflecting on how my imaginary world is built, and how I construct this world through my photography. It’s about creating a subjective truth, sublimating beauty to a higher level and just living that moment ignorant in bliss for whatever disaster may lay in front of us.

TS: The exhibition’s starting point is a series of pictures you took in the spring of 2008 of the empty pavilions at the Venice Biennale’s Giardini. While not losing focus on the architectural qualities of these buildings, your pictures make us think to an imaginative reality, which goes beyond what we actually see represented in each picture. What is it about this “otherness” that these images allude to?

BJP: If you can read “something beyond what we actually see represented” then we will touch the essence of art. By capturing a bit more than a pavilion, focusing on a romantic whole by challenging the boundaries of reportage in a technical and an emotional way, these are my main objectives in making a photo.

TS: It is interesting to see how the visual research you make using the infinite database of images available on the Internet, or by visiting flea markets and antique art fairs for instance, finds its way into your work, in a way that the reality you started from becomes a different one, a reality that seems not to exist or has actually never existed. What is the process that guides you from the Internet to the final realization of your most recent works?

BJP: It is a process of collecting, discarding and combining images –or even textual references– that are souvenirs or trophies of our everyday world ruled by fear and false Idols, images that I then appropriate to construct a timeless world in which the romantic holds sway. If there’s a politics at all in my photography, it’s certainly this.

Bart Julius Peters, Hamptons’ Bay, 2015

Bart Julius Peters, Hamptons’ Bay, 2015

TS: Most of your pictures have a “pictorial” quality, and once you confessed to me that your very first approach to photography was aimed at finding interesting subjects for you to paint. How has this relationship with painting, and with the Flemish tradition in particular, developed in your work?

BJP: I think it is impossible to not take great art from the past into consideration; we can’t deny such heritage. And because I do paint, I look at light in a certain manner. I also look at those wonderful features of a relaxed, beautiful face captured at the right moment, as in some Dutch art from the golden age. Look at Rembrandt. Look at the portrait of Jan Six for sprezzatura, painted in maybe 40 minutes. It hangs in the same house where it was painted, across the river from me. Rembrandt is at his best precisely when he didn’t try too much.

TS: Many of your most recent works are of gardens you have been visiting around the world in the last years. You have many times mentioned to me Grey Gardens, the 1975 American documentary film by Albert and David Maysles. Why is this movie so important? And how does this reality of a consumed bourgeoisie, which is depicted in that movie, find its way into your work as well?

BJP: I find Grey Gardens the greatest document(ary) on style and decadence. It is defined already in one of the first scenes, where Jacqueline Onassis’s cousin explains what costume/attire is most suitable for the Hamptons –trifles of clothing worn in an extraordinary way. As for this huge, overgrown garden and house, they are not well maintained but still breathe an elegance and beauty, not despite but because of the neglect. In my photography I too neglect some proper aspects of the métier, initially out of a lack of interest, ignorance and laziness, but later I relied on technical imperfection to construct an image more believable, romantic or more open to interpretation.

TS: We have decided to title this exhibition TRICKS, a title we borrowed from Renaud Camus. The book tells of a series of casual sexual encounters with different unknown men that Camus has during a period of six months in Paris. Roland Barthes wrote a beautiful preface for this book: he claims that a trick is the encounter that happens only once. It is more than an affair, but less than love, it’s an intensity that passes through without regret. To me your work is exactly all about this. How close is my interpretation to the way that you really think of your work? 

BJP: Very, very close my dear Tommaso, and I forgive you anything because I like the parallels you find with my work very much. Even if I had only one fan, to have a fan like you makes life worthwhile. Luckily you’re not the only one.

Bart Julius Peters, Mike from the Back, 2015

Bart Julius Peters, Mike from the Back, 2015

Bart Julius Peters, Venus, 2015

Bart Julius Peters, Venus, 2015