Back to the Future è una sezione di Artissima che dedicata dei focus a degli artisti che hanno occupato un ruolo importante nella storia dell’arte o il cui lavoro ha influenzato le pratiche artistiche contemporanee. Un’area ben definita della fiera, collocata nella parte centrale dell’Oval, ospita un selezionato gruppo di gallerie che, dopo aver presentato un accurato e ben definito progetto, presentano monografie di opere datate esclusivamente tra 1960 e il 1989.

Quest’anno il gruppo di selezionatori di Back to the Future è composto da João Fernandes, Vice Direttore (Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa, Madrid), Douglas Fogle (curatore indipendente e scrittore, Los Angeles), Beatrix Ruf, (Direttrice, Stedelijk Museum, Amsterdam) e Jochen Volz (Direttore Programmi, Serpentine Gallery, Londra).

Durante Artissima, una giuria internazionale assegnerà il Premio Sardi per l’Arte Back to the Future. La giuria di quest’anno è formata da Daniel Baumann (curatore indipendente e Direttore Adolf Wölfli Foundation, Museum of Fine Arts, Berna), Dirk Snauwaert (Direttore, WIELS Contemporary Art Center, Bruxelles) e  Francesco Stocchi (Curatore Arte Contemporanea, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam).

Per la lista completa delle gallerie e degli artisti di questa sezione ?

Assieme a Eva Fabbris – curatrice indipendente che ha coordinato Back to the Future – ATPdiary ospita e presenta l’opera di quattro artisti presenti in questa sezione.  “Back to the Future continua la sua indagine, iniziata nel 2010, su artisti che hanno sviluppato nei decenni tra il 1960 e il 1989 delle pratiche originali e radicali, su cui gettare una luce critica rinnovata.” Spiega Eva Fabbris. “La sezione, grazie allo straordinario contributo del comitato curatoriale, oltre che grazie alle application spedite spontaneamente dalla gallerie, continua a spaziare sul piano geografico, presentando artisti e gallerie in particolare da Europa e America del Sud, con aperture al Far East, alla California… La particolarità di quest’anno è che grazie al lavoro sempre più concertato tra il comitato, le gallerie e lo staff della fiera, la sezione è espressione non solo della ricerca su alcune specifiche figure, ma anche di un’indagine più a ampio raggio su temi e campi d’azione poetica che vanno ripensati e riguardati oggi secondo i curatori del comitato. Per esempio l’astrazione geometrica è molto presente nell’edizione 2014 di Back to the Future, declinata in diverse attitudini, tra cui il confronto con le arti grafiche, la assolutizzazione dell’atto della scrittura, gli studi sulla percezione di forma e colore, la composizione meccanica (o informatica) dell’immagine. Questo tipo di focus critico è molto importante nell’evoluzione della sezione, che si presenta sempre più come una situazione di ricerca che ingloba l’idea della ‘riscoperta’ di alcuni artisti all’interno di un più ampio ripensamento, fortemente ancorato nella contemporaneità, dell’arte teorizzata e prodotta nei tre decenni presi in considerazione.” 

Il curatore Marco Tagliafierro ha posto ai quattro artisti una serie di “nodi concettuali”, che fungono da chiavi di letture della loro ricerca. I quattro artisti che presenteremo sono: Irma Blank (P420, Bologna) Ugo La Pietra (Camera16, Milano), Paolo Masi (Frittelli Arte, Firenze) e Grazia Varisco (Ca’ di Fra, Milano).

I quattro artisti che presenteremo sono: Irma Blank (P420, Bologna) Ugo La Pietra (Camera16, Milano), Paolo Masi (Frittelli Arte, Firenze) e Grazia Varisco (Ca’ di Fra, Milano).

Grazia Varisco,   Schema Luminoso Variabile (quadro rotante),   1964 legno,   perspex,   neon,   motore elettrico perspex,   adhesive tape,   fluorescent tubes,   electric motor cm 70x70 Courtesy Archivio Grazia Varisco - Milano / Galleria Ca' di Fra' - Milano

Grazia Varisco, Schema Luminoso Variabile (quadro rotante), 1964 legno, perspex, neon, motore elettrico perspex, adhesive tape, fluorescent tubes, electric motor cm 70×70 Courtesy Archivio Grazia Varisco – Milano / Galleria Ca’ di Fra’ – Milano

Grazia Varisco / Galleria Ca’ di Fra’, Milano

L’artista, oltre ad essere presenta ad Artissima con una personale nello stand Ca’ di Fra’, sarà anche protagonista di un pubblica conversazione – presso il Meeting Point della fiera – il giorno 7 novembre alle 12.15. Grazia Varisco si confronterà con il Prof. Claudio Cerritelli, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) e la curatrice Eva Fabbris.

Seguono gli interventi dell’artista.

Scientificità (Schema Luminoso variabile)

Arte e scienza  è  un accostamento proposto da sempre in  mostre d’ arte.  La relazione spazio -tempo che esamina il movimento è presente nella sperimentazione dei gruppi formatisi agli inizi degli anni’60. Il binomio scientifico  – filosofico rientra nella  sperimentazione di questi gruppi che propongono opere in cui l’uso dei materiali è completamente cambiato. Nel mio caso, dagli anni ’60,  calamite, luce, neon, motori elettrici, vetri industriali, sono strumenti adatti a mettere in gioco la mia ricerca.  Vorrei  che le caratteristiche tecniche  non sottraessero alle mie esperienze il soffio di poesia e di gioiosa sperimentazione.

Aleatorietà (Random walks, Extrapagina)

In tutto il mio lavoro il caso è protagonista riconoscibile, solennizzato e messo in evidenza nelle diverse esperienze. Dai “Random Walks”, percorsi derivati da tabulati di numeri casuali usati in matematica statistica, alle “Extrapagine” in modo ancor più evidente riconosciamo la casualità e l’aleatorietà. Il prodotto tipografico richiede precisione assoluta; nelle mie Extrapagine il caso gioca a smentirla e si rappresenta come un errore, un’anomalia…. uno scarto.

“Se…”, è il titolo che ho scelto per una recente mostra antologica a rappresentare in sintesi il mio autoritratto mentale

 Vuoto                 

Da qualche anno assegno titoli meno rigidi e schematici, in alcuni casi più divertiti e, a volte, più allusivi al pensiero (“ispirazione”) e  all’idea che insiste a metterlo in forma. Negli Gnomoni, negli Spazi Potenziali,  nei Silenzi sperimento strutture in cui il vuoto viene ospitato in perimetri piegati in  anomalo. Per me sono “trappole mentali” in cui, come nella mia “Oh!”, il vuoto gioca e respira con sorpresa.

Grazia Varisco 

 Dal 1956 al 1960 Grazia Varisco (Nata a Milano nel 1937) ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera, allieva di Achille Funi. Dal 1960 è attiva nella ricerca artistica come esponente del Gruppo T con Anceschi, Boriani, Colombo e De Vecchi.  Partecipa alle manifestazioni Miriorama, alle mostre di Arte Programmata e a quelle del movimento internazionale Nouvelle Tendance, con occasioni di incontro e di scambio con artisti dei gruppi italiani e stranieri animati da interessi nel campo della percezione e della sperimentazione. Conclusasi l’esperienza di gruppo, dalla metà degli anni Sessanta, ha Grazia Varisco continuato la sperimentazione e l’attività espositiva in modo autonomo. La sua carriera tocca importanti tappe tra cui rassegne nazionali e internazionali: Biennale di Venezia (1964-1986), Quadriennale di Roma (1965-1973-1999), Trigon di Graz 1977; “Electra” al Musée d’Art Modern de la Ville de Paris (1983), Biennale”Toyama Now” al Museo di Toyama (1990), “Force Fields. Phases of the Kinetic” al Museu d’Art Contemporani di Barcellona e alla Hayward Gallery di Londra (2000 ) “Beyond Geometry” al Los Angeles County Museum e al Miami Art Museum (2004);”Gli ambienti del Gruppo T “alla Galleria Nazionale d’arte Moderna Roma(2005); ” Lo sguardo del collezionista, Opere della Fondazione VAF” al Mart di Rovereto (2005) “OP ART” alla Schirn Kunstalle di Francoforte (2007);”Arte Cinetica e Programmata” Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2012). Nel 2007 su segnalazione dell’Accademia di San Luca, riceve dal Presidente Giorgio Napolitano il “Premio Nazionale Presidente della Repubblica” per la scultura.

 Grazia Varisco,   Mercuriale doppia X,   1968-69 Oggetto ottico-cinetico legno,   vetro industriale,   elementi di acciaio wood,   industrial glass,   metal elements cm 42x83 Courtesy Archivio Grazia Varisco - Milano / Galleria Ca' di Fra' - Milano

Grazia Varisco, Mercuriale doppia X, 1968-69 Oggetto ottico-cinetico legno, vetro industriale, elementi di acciaio wood, industrial glass, metal elements cm 42×83 Courtesy Archivio Grazia Varisco – Milano / Galleria Ca’ di Fra’ – Milano

Grazia Varisco,   Extrapagina Cartonlibro,   1977 cartone monolucido cordonato e piegato folded cardboard on wood cm 72x75 Courtesy Archivio Grazia Varisco - Milano / Galleria Ca' di Fra' - Milano

Grazia Varisco, Extrapagina Cartonlibro, 1977 cartone monolucido cordonato e piegato folded cardboard on wood cm 72×75 Courtesy Archivio Grazia Varisco – Milano / Galleria Ca’ di Fra’ – Milano

Paolo Masi / Frittelli Arte, Firenze

ACCUMULARE

Gli anni Settanta, più di qualsiasi altro momento del mio percorso artistico, hanno significato un accumulo di vari materiali sui quali intervenire. I Cartoni, le Polaroid, gli Spaghi e le Malte, per esempio, sono il risultato di una vorticosa e incessante ricerca di nuove tecniche e di nuove possibilità comunicative che in quegli anni andavo cercando nelle città italiane ed europee. Molto spesso nel mio studio si accumulavano, e a dir il vero si accumulano ancora oggi, centinaia di opere, di progetti e di materiali da assemblare e rielaborare, che in un disordine solo apparente circondano e fagocitano i miei spazi. Questo caos è in realtà parte integrante, anzi fondamentale di quel processo di creazione e di pensiero che scaturisce in una sintesi finale che è l’opera.  

MAGNETISMO

Il magnetismo è un qualcosa che associo istintivamente alla necessità quasi fisica oltre che mentale di creare, di lavorare ogni giorno. Il mio è, ormai da sessant’anni, un quotidiano agire verso un nuovo linguaggio espressivo che nasce da una forza, da una passione per il creare arte che si può definire magnetica. Non immagino un modo di vivere diverso da quello che mi spinge a prendere in mano ogni mattina un pennello, una matita o una lastra di plexiglas.

VETTORE

Il vettore inteso come forza direzionale mi fa pensare a come la mia direzione negli anni Settanta si spostò dall’individuale implosivo di un fare personale e autonomo ad una intersoggettività collettiva esplosiva di stampo dialettico-relazionale. Gli anni Settanta sono senza dubbio contraddistinti da una forte tendenza verso l’ideologia e la politica. Non è un caso, infatti, che proprio in questi anni abbia partecipato in maniera attiva ad una delle pagine più intense e vive della scena artistica e culturale di Firenze: il collettivo Zona.

Paolo Masi,   1972,   Senza titolo,   china su carta,   cm 50x70 Courtesy Frittelli Arte,   Firenze

Paolo Masi, 1972, Senza titolo, china su carta, cm 50×70 Courtesy Frittelli Arte, Firenze

CS Paolo Masi, Frittelli Arte, Firenze > Artissima

Paolo Masi
Paolo Masi è nato a Firenze nel 1933. Fin dagli anni Cinquanta partecipa a quella elaborazione sperimentale di nuove tendenze artistiche che a Firenze si caratterizzerà come frattura profonda e mai più rimarginabile nei confronti del passato. Una liberazione dai canoni del formalismo e di ogni tipo di accademismo perseguita con intensità e coerenza, che in Paolo Masi passerà dalle iniziali esperienze della pittura informale e dell’astrattismo concreto a un’attività articolata, complessa e diversificata sul piano tecnico-linguistico. Negli anni Sessanta l’attività di tipo programmatico e teorico si esplica per Masi con la partecipazione a collettivi e gruppi, ed è sempre strettamente legata ad una ininterrotta e continua sperimentazione sul modo di operare e trasformare la materia.  In seguito si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore” (Galleria Schema, Galleria Christian Stein).La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto  Rilevamenti esterni – conferme interne (1974-76), elaborazione che Paolo Masi sviluppa all’esterno del suo studio con il lavoro iniziato nel 1974 a New York delle Polaroid di tombini, muri e pavimenti e, contemporaneamente, all’interno dello  studio con le Tessiture (tela grezza cucita) e i Cartoni da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale (Lydia Megert, d+c Mueller Roth, Thomas Keller, Primo piano, La Polena, Ariete, Schema).
 
Dal 1974 Masi è co-fondatore insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti di un collettivo che gestisce lo spazio no profit di Zona a Firenze, spazio che ha lo scopo di diffondere esperienze artistiche nazionali e internazionali. Tale esperienza troverà poi la sua continuazione a partire dal 2000 nel collettivo Base. La sua intensa attività è confermata e riconosciuta sia in Italia che all’estero. Ricordiamo, tra le altre, le partecipazioni alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre Kunstlerbücher di Francoforte e Erwitert Photographie Wiener Secession di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad Arte in Toscana 1945-2000 (a cura di Alberto Boatto e Daniel Soutif, Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra  Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 (a cura di Marco Meneguzzo, Museo della Permanente, Milano 2007).
Paolo Masi,   1972,   Senza titolo,   china su carta,   cm 50x70 Courtesy Frittelli Arte,   Firenze

Paolo Masi, 1972, Senza titolo, china su carta, cm 50×70 Courtesy Frittelli Arte, Firenze

Paolo Masi,   Rilevamenti esterni-conferme interne,   1977,   fotografie b:n,   cm 20x20 cad,   Courtesy Frittelli Arte,   Firenze

Paolo Masi, Rilevamenti esterni-conferme interne, 1977, fotografie b:n, cm 20×20 cad, Courtesy Frittelli Arte, Firenze