Assieme a Eva Fabbris – curatrice indipendente che ha coordinato Back to the Future – ATPdiary ospita e presenta l’opera di quattro artisti presenti in questa sezione. Il curatore Marco Tagliafierro ha posto ai quattro artisti una serie di “nodi concettuali”, che fungono da chiavi di letture della loro ricerca.

I quattro artisti che presentiamo sono: Irma Blank (P420, Bologna) Ugo La Pietra (Camera16, Milano), Paolo Masi (Frittelli Arte, Firenze) e Grazia Varisco (Ca’ di Fra, Milano).

Back to the Future ? Grazia Varisco / Paolo Masi #Artissima2014

Ugo La Pietra / Camera16, Milano

Disturbatore

Già nella prima metà degli anni Sessanta, Gillo Dorfles definì le mie opere caratterizzate da un “Segno randomico”: elementi di disturbo rompevano le strutture rigide; un modello che anticipò la teoria del “Sistema disequilibrante” della seconda metà degli anni Sessanta e che affrontava con l’uso di diversi materiali (disegni, foto, fotomontaggi, performance, film) la critica creativa nei confronti del sistema.

Necessario

Ho ritenuto necessario utilizzare spesso diversi sistemi espressivi per poter affrontare meglio le diverse tematiche che negli anni ho sviluppato: dall’analisi delle tracce urbane per la ricerca dei “Gradi di libertà” (fine anni ’60) all’uso di nuovi mezzi per il “superamento della comunicazione” (inizio anni 70) fino alla esplorazione del genius loci delle identità locali (anni ‘80)

Sinestesia

Mi sono laureato con una tesi sulla sinestesia tra le arti. Così, fin dai primi anni Sessanta, ipotizzai il superamento dell’integrations des arts per la sinestesia delle arti: un processo esemplificato da progetti e interventi che ho sviluppato per cinquant’anni, diventando io stesso – con il mio quotidiano esercizio creativo – uno strumento per la sinestesia tra le varie discipline. Discipline che ho attraversato e stimolato a tal punto da ottenere veri e propri travasi da una all’altra fino a superare le separazioni codificate da vari sistemi artistico-culturali.

Ugo La Pietra

Architetto di formazione, artista, cineasta (e attore), editor, musicista, fumettista, docente, Ugo La Pietra (nato a Bussi sul Tirino nel 1938) rimane un osservatore critico della realtà, che ha sondato, analizzato, criticato, amato, riprogettato con una profondità rara, disvelando le contraddizioni insite nella cultura e nella società. In termini teorici la sua completa attività – così eterogenea e complessa da risultare di difficile collocazione critica e disciplinare – è da interpretare come una lunga militanza all’interno della categoria dell’anti-progetto.

Attivo fin dagli anni Sessanta nella ricerca per la definizione di equilibrati rapporti tra uomo e ambiente, ha fondato e fatto parte di gruppi d’avanguardia, quali quello del Cenobio, del Design Radicale e della Global Tools. In tali ambiti d’indagine ha organizzato numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui molte personali, trasferendo le principali riflessioni teoriche in importanti scritti. Oltre a svolgere un’intensa attività didattica presso università e istituti superiori italiani e stranieri, ha diretto le riviste In (1971-74),  Progettare in più (1973-74),   e Fascicolo (1976-79) e, dal 2000,  Artigianato tra arte e design, mentre nel 1980 è stato redattore della rivista Domus. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra i quali il Compasso d’oro nel 1979. Come designer, numerose le sue collaborazioni con aziende italiane (Arosio Viscardi, Gruppo industriale Busnelli, Poggi, Sellaro e Zanotta fra le principali).

Dal 26 novembre al 15 febbraio 2015, la Triennale di Milano ospiterà  la prima grande mostra monografica sul lavoro di Ugo La Pietra dal 1960 a oggi con l’obiettivo di mettere in luce l’aspetto umanistico di questo progettista eclettico. 

Irma Blank / P420, Bologna 

Tono

Presenza dominante in tutta la mia ricerca

è il tono nel senso di tensione

sia esecutiva, manuale, che mentale e spirituale.

Tensione come estensione.

Il consegnarsi alla pagina, all’altro, nella ripetizione

virtualmente infinita del segno scritturale.

Tensione fra attingere, prendere e consegnare, dare,

di forte valenza simmetrica.

Il corpo del segno tende al proprio manifestarsi,

al recupero della propria autonomia.

La tensione si accentua nei grandi lavori dei Radical Writings

quando sperimento nello svolgimento scrittorio

la compresenza del respiro: Schriftzug=Atemzug,

l’escrivere coincide all’espirare. Scrivere è essere.

Chiarezza 

La dichiarazione degli intenti, la definizione del concetto,

probabili risposte alle domande che ti tormentano, sempre presenti,

sono parte integrante dell’indagine dell’esistere e del comunicare,

di cui la scrittura è mezzo, strumento.

La praxis esige concentrazione e disciplina.

Saturazione

Celebro la saturazione nelle Ur-schriften ovvero Avant-testi.

Con sguardo verso dentro attingo al magma del profondo inconscio

e trasmetto con movimento rotatorio

con un fascio di penne in tutte e due le mani

i fili della matassa del non ancora detto,

del non ancora articolato in lingua,

del prelinguistico.

I.Blank,   Radical Writings,   Schriftzug=Atemzug 19-8-88,   1988,   olio su tela/oil on canvas,   dittico/dyptich,   cm.180x100 each (cm.180x200 overall),   Courtesy P420,   Bologna

I.Blank, Radical Writings, Schriftzug=Atemzug 19-8-88, 1988, olio su tela/oil on canvas, dittico/dyptich, cm.180×100 each (cm.180×200 overall), Courtesy P420, Bologna

Irma Blank

Irma Blank,   Eigenschriften,   Pagina M-2,   1970,   pastel on paper,   cm.70x49,  5 Courtesy P420,   Bologna

Irma Blank, Eigenschriften, Pagina M-2, 1970, pastel on paper, cm.70×49, 5 Courtesy P420, Bologna

Irma Blank,   Trascrizioni,   Hommage a? Grillparzer II,   1975,   indian ink on parchment like paper folded in 42 pages,   cm.90x63,   Courtesy P420,   Bologna

Irma Blank, Trascrizioni, Hommage a? Grillparzer II, 1975, indian ink on parchment like paper folded in 42 pages, cm.90×63, Courtesy P420, Bologna