Avish Khebrehzadeh - Time Past Hath Been Long - Foto di Federico Ridolfi - Fondazione VOLUME! Roma

Avish Khebrehzadeh – Time Past Hath Been Long – Foto di Federico Ridolfi – Fondazione VOLUME! Roma

Testo di Alessandra Arancio

Avish Khebrehzadeh (Teheran, 1969) è un artista di origine iraniana riconosciuta in ambito artistico contemporaneo, vincitrice di diversi premi tra cui nel 2003 alla 50a Biennale di Venezia è stata premiata con un Leone d’oro come artista italiana emergente.  I suoi quadri costituiscono solitamente il supporto ideale per trasmettere la propria sognante ed effimera visione del mondo.

In occasione della sua personale Time Past Hath Been Long, L’artista presenta i propri lavori nello spazio della Fondazione VOLUME! con la volontà di interrogarsi e interrogare lo spettatore, su una questione che ci riguarda sempre e tutti: il Tempo. Decide di intervenire prendendo in riferimento qualcosa che a nessuno dalla nascita è sconosciuto e su cui sicuramente chiunque si è domandato qualcosa: il Cielo. Così come le costellazioni a cui fanno riferimento, neanche le opere esposte hanno bisogno di cornici; si appoggiano alle pareti del muro e compongono una nuova interpretazione del Cielo voluta dall’artista tra cui troviamo Andromeda + Al Hut; Pegasus; Acquarius ; Gemini; Taurus, tra la serie Imaginary Fixed Stars (1996-2016). Avish Khebrehzadeh infatti ha studiato e re-interpretato il “Libro delle stelle fisse” dell’astronomo persiano Abd al-Rahmān al-Ṣūfi , guardando alle illustrazioni del manoscritto originale e la loro evoluzione in occidente dagli scritti di Sant’Agostino (da una citazione del quale è ripreso il titolo della mostra).

L’operazione risale a circa vent’anni fa. Quelle stelle potrebbero adesso essere scomparse e noi ritrovarci perciò a guardarne alcune che sono già morte. L’intenzione dell’autrice è proprio quella di concentrarsi a riflettere su un lasso di tempo passato, attraverso la ricostruzione di punti celesti che abbracciano e illuminano più vite e più esperienze. La linea dell’artista è semplice, così come la tecnica, che comprende l’uso di materiali insoliti per dipingere, come olio d’oliva e resina su carta che attirano così anche l’olfatto di chi gli si trova davanti. I punti evidenziati sono comprensibili per lucentezza e danno un tocco “scolastico” alle rappresentazioni, che è interessante guardare e in cui è divertente cercare un punto di riferimento noto.

Più avanti nello spazio della galleria, seguendo il rumore di zoccoli e oltrepassando un pesante sipario bianco, ci si pone davanti agli occhi, girando nello spazio come un carosello, una mandria di cavalli bianchi che corre fluttuando e defluendo verso una direzione. Impossibile distinguere da dove vengano e per quale motivano galoppino con tanta foga verso una meta. Seguendo il loro andare, nel percorso circolare che si è creato, si trova infine, la Luna. In un video che ne mostra le fasi in un anno, compare piena e scompare nuova, nera, continuamente, posta ad accogliere l’arrivo dei chiari destrieri.

La mostra arriva infine ad essere un po’ sognante; l’unico appunto che si potrebbe muovere è che, considerato lo spazio a disposizione, l’uso corretto dello stesso e perciò la sua trasformazione ad-hoc – che in questo caso è carente – avrebbe accresciuto la grandiosità e la serietà delle stelle e del lavoro dell’artista, e Volume! avrebbe continuato ad arricchire la propria identità.

Avish Khebrehzadeh - Time Past Hath Been Long - Foto di Federico Ridolfi - Fondazione VOLUME! Roma

Avish Khebrehzadeh – Time Past Hath Been Long – Foto di Federico Ridolfi – Fondazione VOLUME! Roma

Avish Khebrehzadeh - Time Past Hath Been Long - Foto di Federico Ridolfi - Fondazione VOLUME! Roma

Avish Khebrehzadeh – Time Past Hath Been Long – Foto di Federico Ridolfi – Fondazione VOLUME! Roma

La Fondazione VOLUME!, presenta Giuseppe Gallo a GRANPALAZZO (28 – 29 maggio 2016, Palazzo Rospigliosi, Zagarolo, Roma)

In occasione dell’edizione di GRANPALAZZO 2016, VOLUME! presenta Ho la testa confusissima, un’opera-performance sotto la regia di Giuseppe Gallo, un intervento interpretabile come metafora dello spirito e del modus operandi che hanno caratterizzato lo spazio in via San Francesco di Sales. Il visitatore assisterà a un processo di costruzione e distruzione continuo, che avrà il suo punto culminante in un momento ben preciso. Per Gallo, infatti, basta un piccolo gesto affinché ciò che è stato modellato possa tramutarsi in qualcosa d’altro. È il caso, o il fato, a modificare il presente per generare qualcosa di nuovo ed inatteso, diverso ma altrettanto interessante. L’irripetibilità di un momento trasforma l’attimo in eterno.