In occasione di un nuovo progetto di REPLICA dal titolo Buoncompleanno Bruno, ATPreplica propone per questo numero un approfondimento dedicato a quattro  libri di Bruno Munari presenti in archivio: Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, Le Rose nell’insalata, Codice Ovvio, Artista e Designer.  L’ eterogenea selezione dei volumi presentati in questo approfondimento vuole essere uno strumento bibliografico utile per avvicinarsi al pensiero di Munari.
Il 24 ottobre 2020 è il giorno in cui questa leonardesca  figura avrebbe compiuto 113 anni, un giorno speciale che funge da pretesto per  far partire un progetto che permetterà di continuare a studiare una delle menti più brillanti e vivaci del Novecento.
Attraverso il coinvolgimento di artisti, designer, architetti, studiosi, librai, editori e amici da tutto il mondo, ogni diverso appuntamento di  #BuoncompleannoBruno sarà un’occasione di approfondimento che i permetterà a diverse voci di esprimere e di riformulare  una  nuova visione e lettura dell’eredità munariana.

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Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, Corraini Edizioni, 2013, Mantova

E’ l’ottobre del 1944 quando Munari pubblica sul numero 202 della rivista Domus una provocazione ludica e efficace, diretta al mondo del design. Sessant’anni dopo la casa editrice Corraini realizza un agile ed economico libretto di sedici pagine contenenti il testo di Munari e i quattordici scatti fotografici stampati in bianco e nero e in bianco e rosso. Le immagini ritraggono Munari  mentre cerca di sedersi in svariati modi – quasi tutti strampalati e divertenti – su di una poltrona, un oggetto d‘uso comune che risulta il pretesto per mettere in discussione il settore produttivo, permettendo a Munari di far riflettere sulla scelta che spesso si fa tra l’estetica di un oggetto e la sua funzionalità.

Uno torna a casa stanco per aver lavorato tutto il giorno e trova una poltrona scomoda.” La domanda che pone è quella se il designer è davvero tenuto a scegliere tra il creare oggetti funzionali o innovativi oppure quelli comodi o belli.

«Chi deve fare un arredamento si preoccupa, generalmente, di fare dei mobili nuovi, di inventare una nuova forma di tavolo, di sedia, di attaccapanni, di poltrona. Esaminiamo, per esempio, il caso «poltrona» che è il più evidente. Quante poltrone diverse avete visto nella vostra vita? […] Perché invece di farsi scoppiare la testa ogni volta che si deve disegnare una poltrona (l’osservazione vale per qualsiasi mobile) per creare un pezzo unico raro originale mai visto, non cerchiamo di perfezionare quel mobile riconosciuto ormai da tutte le epoche come il più semplice e il più comodo sedile da riposo che si chiama comunemente sdraio? […] Mi pare di capire che arredare non vuol dire inventare una nuova forma di un certo mobile ma ambientare un mobile comune, una volgare sedia a sdraio.» ( Bruno Munari,Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, 1944, Domus)


Le rose nell’insalata, Corraini Edizioni, prima edizione 1974, Mantova

Avete mai visto le rose nell’insalata? io si…
Le rose nell’insalata è un colorato libretto che insieme ad altri tre fa parte della collana Workshop edita da Corraini, che raccoglie alcuni dei testi e dei progetti  di Bruno Munari volti a reinterpretare la didattica, suggerendo idee alternative e brillanti per fare lavorare insieme gli adulti e bambini, siano questi nipoti, figli o piccoli allievi.
E’ una sorta di racconto tra gli ortaggi dell’orto e i colori, una narrazione che richiama a delle precise azioni atte a far comprendere in modo creativo il mondo delle forme e della natura.
«Andiamo dall’ortolano a comprare: tre piantine di insalata  trevisana, una pianta di lattuga, una di insalata romana, una di cicoria. Tutte queste insalate dovranno essere un poco chiuse, non prendiamo quelle troppo aperte. […] Prendiamo anche un poco di sedano, basta una pianta. Due o tre cipolle piccoline bianche o rosse. Una zucchina e  due o tre fave, due finocchi.»  
(Bruno Munari, Le rose nell’insalata)


Codice ovvio, Einaudi Editore, Prima edizione 1971, Torino

Codice ovvio è il volume-raccolta di quello che è stato il lavoro di Bruno Munari. Il libro fu pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1971 con una prefazione di Paolo Fossati.

Codice ovvio, come dimostra anche il titolo, indica una giustapposizione, un’antitesi in cui è possibile cogliere da un lato quelle che sono le sue “regole” e i suoi meccanismi dall’altro la volontà di produrre un risultato comprensibile a una vasta fascia di pubblico, la volontà di produrre qualcosa di ovvio appunto.

Tratteggiando un paesaggio munariano fatto di parole, immagini e progetti, il volume mostra simultaneamente una capacità di invenzione fantastica che va ad unirsi ad una grande meticolosità. Come scrive Fossati in un articolo pubblicato su Doppiozero: «tante volte s’è ripetuto per Munari il termine gioco, eppure gioco non è: proprio perché quel modo, quell’atteggiamento sono un risultato, l’esito di un lavoro preciso, puntiglioso, esatto; perché le regole non sono per nulla nascoste, o sublimate, ma, al contrario, presenti, esplicite, dichiarate.» 

Il libro è stato pubblicato da Corraini Editore nel 2017 in copia anastatica.


Artista e Designer, Editore Laterza, Prima edizione 1971, Bari

Come accade spesso nei libri di Munari, un’antitesi si presenta anche in questo titolo. In questo volume  Munari rintraccia le differenze e le peculiarità  di queste due figure professionali e dei loro diversi modi di operare. L’artista produce immagini irrealizzabili, mentre il designer, sostiene Munari,  è in grado di coniugare l’immaginazione alla fattibilità.
Artista e Designer, così come Da cosa nasce cosa, è un ottimo esempio della metodologia educativa munariana. Diversi livelli grafici si accavallano a a note a margine che forniscono degli approfondimenti puntuali ed espressi con una scrittura chiara e lineare che contraddistingue il linguaggio di Munari.
Il libro chiarisce il valore politico e sociale assunto dalla figura del designer che realizzando multipli rende accessibili a un vasto pubblico oggetti belli e di qualità. Anche in questa pubblicazione Munari racconta di una dicotomia che oggi appare come una contraddizione pensando all’autore e alla eredità. Come scrive Marco Belpoliti su Doppiozero: «È un artista che fa il designer obliando continuamente la sua fantasia a vantaggio della creatività. Si dovrebbe dire: trasferisce la fantasia nella creatività, la ordina, la organizza e la trasforma in metodo.»