Carla Della Beffa Herstories, 2018
Carla Della Beffa – Herstories, 2018

Carla Della Beffa
Herstories, 2018

Introduzione di Cristina Viti
La centrale edizioni, collana la c., realizzata con il supporto della Fondazione Lac o Le Mon
100 pagine, 4 colori, 2 lingue

Non si vede nessuno, o solo un’ombra. La presenza umana è nelle parole  Sono storie di donne e dettagli di città, e alcune sono in inglese. Tutte hanno una versione a fronte, che non è esattamente una traduzione.
Nell’estate 2017 ho preso una pausa di tre mesi: avevo bisogno di un nuovo progetto, bisogno di cambiare strada. Camminavo raccogliendo storie. Raccogliendo immagini. Ricordando.
In settembre mi sono messa a scrivere e a combinare le parole con le foto, mettendo a punto una serie di immagini stampate e incorniciate. Al libro sono arrivata passo dopo passo, una versione dopo l’altra, una pagina dopo l’altra.
Sapevo il titolo fin dall’inizio: “herstory” è una parola inventata dalle femministe americane nel 1962, per dire la storia vista dal punto di vista delle donne.

Enrico Tealdi, OMBRE NELLA MEMORIA, 2011

Enrico Tealdi
Ombre nella Memoria

Opere inedite di Enrico Tealdi in dialogo con i versi di Carlo Carabba
Doppio Passo | Incontri di Arte e Letteratura | a cura di Maria Ida Gaeta, 2011
64 pagine su carta – dimensioni 15×10
Edito da Nerosubianco edizioni, anno 2011
Interno stampato a quattro colori su carta ecologica da grammi 150.
Copertina stampata a quattro colori su carta fedrigoni Tintoretto  crema da grammi 300
Design Enrico Tealdi e Sabrina Ferrero – dimensioni 15×10 – Edizioni 500 – lingua Italiana

Nell’ anno 2011, sono stato invitato da Maria Ida Gaeta, Direttrice della Casa delle Letterature di Roma, a progettare un’ installazione artistica, per gli spazi del chiostro del Borromini, dove ha sede l’ omonima Casa delle Letterature, un polo culturale, nel cuore di Roma, in piazza dell’ Orologio. Tale progetto prevedeva l’ intervento di un artista e di un poeta. La mia installazione era composta dall’ esposizione di quasi cento passaporti dipinti e questo piccolo libro, che ricalca le dimensioni di questi passaporti è come una mostra della mostra. Le immagini si alternano alle parole del poeta Carabba. Il libro, volutamente di piccole dimensioni , è stato cesellato come un gioiello cartaceo. Nel libro rincorre il tema delle radici, esili come carta posata in un taschino, in prossimità del cuore, eppure rilevanti quanto un documento identificativo per un viaggio nella memoria, dritto al centro dei sentimenti. Il colore, provato e accostato nei suoi diversi toni sul supporto cartaceo, diviene ricerca di un ritmo intimo del cammino universale, la chiave nascosta che spieghi lo spostamento inevitabile dal luogo delle radici a un altrove dove ritrovare se stessi. Un libricino, dalle dimensioni di un passaporto, per ricondurci ad un’ identità singolare

Nicola Bertoglio – BOY/TOY

Nicola Bertoglio
BOY/TOY

Il libro d’arte “Boy/Toy -1” è una estensione su tavole a fumetti del mio progetto fotografico “Boy/Toy” iniziato nel 2014. Tutto è cominciato quasi come una favola, quando, in una soffitta, ho trovato il robottino “E.M.I.G.L.I.O” completamente smontato. La sua “testa” mi è sembrata subito una perfetta maschera che poteva essere indossata con le opportune modifiche.
Così l’ho fatta mia e l’ho usata per rappresentare una sorta di mio alter ego, al tempo stesso freddo e “artificiale” ma anche metafora di quella parte bambino “innocente” radicata nell’inconscio di ognuno di noi. 
Da allora ho realizzato molti lavori con essa, ma è solo nel 2016 che ho cominciato ad esporli in mostre tematiche. Nel giugno 2017 per la mostra “Boy/Toy: Identità e Crisi” presso la galleria “Zoia Gallery & Lab” di Milano ho sentito l’esigenza di far vivere quel personaggio in altri mondi lontani da quello della mia attuale ricerca artistica. Avevo bisogno che avesse una vita propria, indipendentemente dalla mia.  Ho pensato allora di creare un fumetto avente come protagonista “Boy/Toy”, ma lasciando campo libero ad alcuni amici autori per costruirgli attorno storie che sicuramente io non avrei immaginato per lui.
L’illustratore Fabiano Caputo ha avuto il compito di disegnare ognuna di esse spaziando dalla fantascienza alla satira sociale e all’analisi introspettiva, usando per ciascuna uno stile grafico differente. Il fumetto è stato poi stampato in sole 40 copie delle dimensioni di 21x21cm firmate sia da me che da Caputo.
Ognuno di noi maschera insicurezze e fragilità nei confronti della straniante modernità nei modi più diversi e talvolta assurdi. Perché non farlo usando il “volto” di un robot giocattolo della propria infanzia?

Patrizia Emma Scialpi ORDINE DI ARRIVO

Patrizia Emma Scialpi
ORDINE DI ARRIVO

Ordine di Arrivo è fanzine realizzata con i fotogrammi delle fasi finali di diverse gare di velocità. Le immagini – analizzate per stabilire l’esatta sequenza di arrivo degli atleti in una competizione – sono ottenute con un’apparecchiatura fotografica in cui la pellicola viene fatta scorrere orizzontalmente a velocità costante nel senso inverso alla direzione della corsa.  Spesso distorte,  rappresentano l’esatto momento in cui i soggetti ritratti toccano il traguardo, l’obiettivo, la fine.
Le immagini – nate con una funzione ben precisa e con uno scopo analitico – sono contemporaneamente in grado di emanciparsi da qualsiasi subordinazione di tipo narrativo: non è più tutto in funzione dell’azione, di quello che è accaduto, di chi arrivò primo e chi ultimo ma potenzialmente tutti sono ancora in attesa. Figure ritagliate su paesaggi lontani, rigati, corpi segnati e distorti in questo innaturale congelamento.
Il vero protagonista è proprio il tempo, un tempo assoluto – più vicino al concetto di aion che di chronos – rappresentato da questa umanità dispersa in un ambiente pittorico ed opposta ad esso come nella tecnica fotografica utilizzata per catturare visivamente questi “attimi di vittoria”.
Ordine di Arrivo successivamente è stato sviluppato come found footage fanzine con l’uso di video di competizioni sportive, in un progetto dove al discorso legato alle foto-tempo si affianca la ricerca di un dialogo tra i due media, quello del video e quello della fanzine, sfidati a coesistere entrambi nella fruizione del lavoro.