Case Sparse – Maybe we are the waves
Case Sparse – Maybe we are the waves

Case Sparse
Maybe we are the waves
Una mostra in forma di pubblicazione di Case Sparse

Quattro autori visivi, quattro opere ambientali, quindici giorni di residenza, il fiume.
Case Sparse invita un gruppo di autori visivi a confrontarsi con il territorio di Malonno in Valle Camonica e a produrre opere site-specific lungo percorsi comunali scelti, andando a costituire, nel tempo, un parco di arte natura. Gli artisti selezionati vivono per quindici giorni, in estate, in una casa isolata nel bosco e realizzano singole opere permanenti. Un curatore in residenza progetta una mostra collettiva che è traccia e narrazione dell’intero processo.

La pubblicazione Maybe we are the waves è realizzata nell’estate 2015 durante la residenza Case Sparse e presentata a Berlino, nel mese di settembre, in due spazi espositivi: GlogauAIR e Archive Cabinet.

Prodotta in copia unica, in grande formato e priva di rilegatura, la pubblicazione è concepita come un giornale-manifesto e include quattro lunghe conversazioni tra gli artisti in residenza – Monica Carrera, Francesca Damiano, Yuki Hirakawa, Stefano Serretta – e il curatore Saul Marcadent. Accanto alle conversazioni e a un repertorio di immagini di documentazione, ciascun artista realizza un artwork pensato in modo site-specific per lo spazio della doppia pagina.

Copia unica a colori, 16 pp. cm 70×50 – italiano/inglese
Contributi di Monica Carrera, Francesca Damiano, Youki Hirakawa e Stefano Serretta
A cura di Saul Marcadent
Graphic design: Lilia Di Bella – traduzioni: Gisele Cocchi e Robert Ellis – stampa: Großformat, Berlino

g. olmo stuppia, tutti i rosa della mia vita, libro ad hoc per Replica – (ultima pagina) 2019
g. olmo stuppia, tutti i rosa della mia vita, libro ad hoc per Replica, (prima pagina) 2019

g. olmo stuppia
Tutti i rosa della mia vita
Libro PDF di un’estate a Venezia isola, 2019
11 pagine – collage, scansioni, poesie, fotografie, links

Per Replica presento un breve libretto inedito concepito ad hoc: Tutti i rosa della mia vita.
L’opera scritta, per metodologia di vita e d’arte, è parte integrante di un progetto oggettuale mai confinato in un singolo elemento rassicurante. Spezzo questa tradizione “democristiana” e totalitaria sbocconcellando e lavorando su “environments”.
Il libro che leggete non fa eccezione. Tutti i rosa della mia vita racconta in forma di accrochage di immagini le ossessioni che mi affliggono: non lavorare e doverlo fare “mixato” con il dolore di un’estate sotto Voltaren 50mg, senza prescrizioni. Un’estate nella città più giocosa del mondo: Venezia.
Infatti i piriformi infiammati, da biancastri divengono rosa vivo, e lo strappo che mi ha procurato il lavoro di allestitore di mostre e progettista per progetti non miei ne sono la causa. Il lavoro che addomestica all’attesa della morte.
Tutti i rosa della mia vita irradia le sue immagini su come oggi il mio corpo venga stimolato dal potere a masturbarsi, ad ossessionarsi col porno, a storgersi delicatamente e implacabilmente ma narra anche la felicità di schienare tutto questo nel gesto di creazione, nel soffiare il sé alla forma.
È rosa questa vita, è bella, e mi permette di realizzare delle opere complesse, che escono sui giornali e assai più raramente vengono comprate. Barbaro mondo, Tutti i rosa della mia vita racchiude alcune opere epocali nel mio percorso: Scoassera di cui si rivela un inserto link cliccabile come un ornamento baroccheggiante. E Skype Mirror, dove una barca piena di olio di frittura e acqua lagunare riflette centinaia di manifesti ottenuti dalla fusione di 100 videochiamate skype. Dentro la Fondazione Bevilacqua la Masa a Venezia, ormai nello “storicizzato” 2016 di Piazza San Marco, prima del disastro attuale. In tutti i rosa della mia vita il layout si fonde con la forma del libro, con l’incedere incessante dell’immagine.
La fluidificazione dei segni crea un grande unicum concentrato, una lava calda per fegati e retine esperte. Per fiori agli altari, capeggia, opera magna che tanto è circolata tra i cialtroni della cosiddetta arte dell’adesso (che più che arte è social posting con i soldi di papà per sopravviversi).
Tutti i rosa della mia vita è una rottura, un quadrifoglio verde essiccato, è uno spritz bianco al Cafè Lavena ed è la rabbia forte che percuote l’animo. È In Design che ti fa bestemmiare perché Crakkato. E se per citare Bifo, “abbiamo costruito un mondo incompatibile con la felicità”, ne faremo volentieri a meno di questa torbida serpe, punzecchiandoci con tutti i rosa che ci si cuciono addosso. g. olmo stuppia è artista visivo, critico e project manager

Preludio © Alberto Messina
Preludio © Alberto Messina

Alberto Messina
Preludio (2018)

Preludio è un libro d’artista che contiene una selezione di immagini preliminari ad un progetto che stavo realizzando nell’estate del 2018.[1]
Ho deciso di dare una forma a quella selezione, poiché mi intrigava l’idea di poter presentare al pubblico, con questa piccola edizione appunto, la parte più preliminare del mio lavoro. Ovvero il momento in cui esercito una sorta di allenamento dello sguardo, che quindi prelude appunto alla realizzazione più organica del progetto. Mi piace quindi poter presentare qualcosa che fa parte del mio lavoro ma che in qualche modo rimane grezzo e non codificato.
In questo senso la scelta del leporello come “forma” dell’oggetto-libro è calzante.
Questo, è fondamentalmente un foglio ripiegato su se stesso questo gli da la possibilità di mostrarsi come oggetto bifacciale, come una serie di pagine che si susseguono o come oggetto tridimensionale; il tutto contemporaneamente.

 [1] Il progetto al quale ci si riferisce è CCTV ed è visualizzabile a https://albertomessina.eu/cctv

Leporello di 8 pagine, 13×18 – Edizione limitata di 33 copie, timbrate sul fronte e siglate sul retro.

[pre-lù-dio] n.m
1. discorso introduttivo, breve presentazione
2. indizio di cosa che accadrà, segno premonitore: il preludio di una crisi
3. (mus.) brano strumentale che introduce una composizione, un’opera | brano autonomo di forma libera, caratterizzato da un intenso lirismo: i preludi di Chopin
Etimologia: ← lat. tardo praeludĭu(m), deriv. di praeludĕre ‘preludere
dal Garzanti

I Fondamenti del Quotidiano – Marzia Avallone

Marzia Avallone

in collaborazione con l’artista Noema Pasquali e Anita Sofia Manganelli come creative director

I FONDAMENTI DEL QUOTIDIANO. CIBO. DOOM YOGA. FACHIRISMO.

Dagli anni ‘60/’70 in poi, la pratica artistica era strettamente collegata ai movimenti di contestazione, all’affermazione di filosofie, di teorie culturali e pratiche orientali che basano il proprio fare sul principio di concentrazione e sul controllo corporeo. Non bisogna scindere la tematica della corporeità dai processi di cambiamento storico e sociale né, tanto meno, dagli effetti che questi cambiamenti apportano nel quotidiano, in cui le correnti sperimentali artistiche si collocano. La pratica artistica diventa non solo una prassi che opera nel quotidiano, ma soprattutto un parametro attraverso il quale si modula e si modella il proprio modo di essere e fare, nella e con la quotidianità.

Nel 2017 a Berlino, ho instaurato un confronto con Noema Pasquali, performer italiana di Body Art estrema. Il confronto è relativo alla mia ricerca sul concetto di “quotidiano” in dialogo con pratiche artistiche ed è nato dall’ esigenza di conoscere e scrutare la persona che vive dietro la performer, arrivando a osservarla e seguirla anche nel privato e nel quotidiano per giungere a delineare aspetti della sua persona diametralmente opposti. Noema è una piercer, una extreme body artist, prima fachira italiana, un’insegnante di kundalini yoga e una terapeuta. Professioni apparentemente incompatibili ma che identificano, invece, un unico soggetto. Alla luce di ciò bisognava cercare un collante che fungesse da train the union fra le varie declinazioni della sua persona. Il collante l’ho trovato nel quotidiano. Ho iniziato così a porre attenzione alla quotidianità, a tutti quegli aspetti e pratiche che forgiano, completano e scandiscono le giornate di ognuno come di Noema. Partendo da questo assunto nasce il libro d’artista: “I fondamenti del quotidiano. Cibo. Doom Yoga. Fachirismo”.

Il libro è tripartito e (s)vincolato. La sezione dedicata al cibo, pone l’accento sul binomio Cibo/Chakra. Una sezione lavorata vettorialmente, vede Noema soggetto che esegue alcune posizioni; corrispondono ai sette colori dei chakra, i principali centri di energia sollecitati dalla cromoterapia. Ad ogni chakra, corrisponde il cibo dal colore equivalente e dalle proprietà benefiche per l’apertura dello stesso.
La sezione dedicata a Doom Yoga, include l’intervista a Noema in cui ci spiega dove, come, quando e perché è nato Doom Yoga, cosa significa, che posizione occupa nella sua vita e come scandisce le sue giornate.
La sezione, sempre in vettoriale, è pensata come una sequenza in cui viene delineato il “Surya Namaskara – Saluto al Sole”, la pratica yoga più conosciuta.
L’ultima sezione è dedicata al Fachirismo. Non si distanzia come struttura dagli altri: Noema ci racconta come l’ha conosciuto e quando ha deciso dovesse far parte della sua vita come prassi artistica. Un poster, da un lato l’intervista, e dall’altro fotografie con QR code, al quale è collegato un link video di una pratica di Fachirismo che Noema trasla nelle sue performance. “I fondamenti del quotidiano. Cibo. Doom Yoga. Fachirismo” è il primo risultato di una ricerca divisa in tre tappe, in cui si cerca di analizzare la relazione tra pratiche artistiche e modi di costruzione della quotidianità. La quotidianità si presenta, oggi più che mai, come spazio d’azione possibile in cui ridisegnare l’eterogeneità dei modi di essere e fare, ovvero, la dimensione in cui sperimentare e riappropriarsi di una certa autonomia politica, etica, morale ed ecologica. L’idea di materializzare l’esperienza in un libro d’artista, nasce soprattutto dalle possibilità materiali che il libro detiene, possibilità che fanno capo a tutti e cinque i sensi. La rottura del divieto di non toccare l’opera d’arte su cui parte della tradizione artistica si fonda, il libro, al contrario, è un oggetto tascabile, circolabile, intimo, violabile, un oggetto – appunto – quotidiano.

I Fondamenti del Quotidiano – Marzia Avallone