Aspettando Za, mtn – museo temporaneo navile, Bologna, ph. Marcello Tedesco

Già pronta dallo scorso novembre, la (non)mostra Aspettando Za, inaugurata presso mtn | museo temporaneo navile di Bologna, introduce nello sterminato universo di Cesare Zavattini. Curata da Marcello Tedesco – il verbo, in questo caso, è più che azzeccato, vista la stretta vicinanza con cui ha vissuto la mostra in questi ultimi mesi – la rassegna tocca i punti più salienti del pensiero zavattiniano, rappresentati dallo spertimentalismo di Non libro più disco (1970), dall’irriverenza de La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini (1976) e dall’umorismo de La Veritàaaa (1982). Abbiamo incontrato Tedesco per farci raccontare il senso di questa non-mostra.

Antongiulio Vergine: Partiamo dal titolo: perché Aspettando Za?

Marcello Tedesco: Essenzialmente per due motivi: il primo è che questo progetto vuole essere solo un primo passo verso una mostra più esaustiva della collezione Massimo Soprani, segretario di Zavattini a Luzzara per trent’anni – attualmente abbiamo esposto solo una piccola parte di essa, quasi come una forma di preparazione, per l’appunto; il secondo è che, almeno noi (ride) siamo in attesa di una riscoperta del pensiero zavattiniano, e naturalmente di ciò che esso presuppone. Riteniamo che approfondirlo in questo periodo di crisi possa aiutare moltissimo sia l’ambito strettamente culturale, che quello più estesamente sociale.

A. V.: Come è stata concepita la mostra e qual è il messaggio che intende trasmettere?

M. T.: Per questa prima fase abbiamo deciso di non concentrare l’attenzione esclusivamente sulle opere tradizionalmente intese – ovvero quadri, disegni, incisioni: ci interessava, piuttosto, creare un dispositivo per entrare in contatto immediato con il suo nucleo di pensiero, senza distrazioni. L’allestimento è concepito per ricreare l’habitat di lavoro di Zavattini, ovvero il suo studio, il luogo dove solitamente l’artista elabora il proprio pensiero: c’è una scrivania con sopra un suo appunto, che sintetizza molto bene il suo modo di procedere – sempre in equilibrio tra un’impostazione analitica e un’altra profondamente irrazionale; alle spalle della scrivania, una biblioteca con diversi libri autografi, consultabili dai visitatori, e svariati altri elementi inerenti l’universo Zavattini. Inoltre, ci piaceva l’idea di tentare una sorta di evocazione, quasi un modo per incontrarlo di persona, conoscere la sua voce, la sua corporeità: in mostra, infatti, ci sono anche una registrazione audio su 45 giri del Non libro più disco (1970) e il film La Veritàaaa (1982), dove Zavattini, oltre a essere sceneggiatore e regista, è anche attore. Quest’ultimo, in particolare, è quasi una sorta di testamento che sintetizza molto bene la sua prassi creativa.

Aspettando Za, mtn – museo temporaneo navile, Bologna, ph. Marcello Tedesco

A. V.: Cosa ti ha spinto ad approfondire una figura come quella di Cesare Zavattini?

M. T.: Guarda, devo essere sincero, è stata una casualità. Anzi, una fatalità. Nel senso che è nato tutto quando Laura Soprani, figlia di Massimo Soprani, mi ha fatto vedere la sua collezione. Mentre stavo andando via mi ha regalato il libro La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini (1976), ed è stata subito una folgorazione: i successivi due anni, infatti, li ho dedicati ad approfondire l’opera di questo inaudito maestro.

A. V.: Nonostante i decenni che ci separano dalle sue opere (penso appunto a La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini o a La Veritàaaa), perché il suo pensiero risulta ancora così attuale?

M. T.: A dire la verità il pensiero di Zavattini è quanto di più inattuale possa esserci rispetto alla nostra contemporaneità. Quello che stiamo vivendo come civiltà è il contrario, la negazione di quanto detto da lui.Va rilevato, purtroppo, che le forze disarticolanti l’essere umano si sono pienamente affermate e operano incontrastate. La dimensione economica ha irreversibilmente fagocitato sia la dimensione culturale che quella politica, dunque si è affermata una visione, per così dire, ‘aziendalistica’ dell’essere umano, che si esprime, ad esempio, in questa pomposa retorica della merce e della sua egemonia. Zavattini sosteneva che l’essere umano è un’opera d’arte e non una merce, un consumatore, un dipendente…

A. V.: Come si inserisce Aspettando Za nel solco delle esperienze che hanno segnato il percorso di mtn | museo temporaneo navile?

M. T.: Possiamo dire che molte delle caratteristiche di mtn sono ispirate da Cesare Zavattini e da altri come lui: ad esempio questa visione del lavoro e della società non gerarchica, inclusiva e improntata, soprattutto, sulla libertà come forza conoscitiva e trasformativa. Attraverso quello che facciamo, desideriamo provare a elaborare dei nuovi territori di pensiero e forse anche delle prassi inedite. Tentiamo di trovare, insomma, un maggiore equilibrio tra dimensione culturale, economica e istituzionale.

A. V.: Ultima, ma non meno importante. Hai deciso di promuovere la mostra attraverso immagini di giovani studenti che si rapportano con essa in maniera diretta, attiva. Perché? 

M. T.: L’idea di comunicare questo progetto nella modalità a cui accenni vuole sottolineare e contestualizzare l’idea che è l’essere umano la vera opera d’arte, e non necessariamente la sua produzione oggettuale. I ragazzi dell’Università di Bologna che hanno partecipato al servizio sono stati fotografati con questa intenzione, come se fossero appunto delle opere d’arte. Qui, con semplicità, si tenta una nuova narrazione sull’essere umano: mi sono reso conto, in quest’ultimo periodo, che se esiste ancora un tabù, oggi, è quello di cercare di esplorare e raccontare l’essere umano in un modo diverso da quello ‘aziendalistico’ di cui parlavo prima. Da quei volti, messi in relazione con le opere, si sprigiona tutta la tenacia della vita che si afferma, nonostante tutta l’arroganza e la violenza delle “forze bloccanti”, come avrebbe detto Giorgio Cesarano.

Dal 9 febbraio 2021 al 9 marzo 2021

Aspettando Za, mtn – museo temporaneo navile, Bologna, ph. Marcello Tedesco