Installation view – Gianluca Malgeri – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni
Elisabetta Benassi, Ascolto il tuo cuore, città, 2021, Mixed media (handlebar, book), 26 x 45 x 16 cm – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni

Testo di Alessandra Caldarelli —

“Ormai non si opera più […]. Si rievoca soltanto. Si passa tranquilli, indifferenti, fra i ricordi che il dramma ha lasciato dietro di sé. E solo c’è voce per un discorso calmo”.
Nel 1944, con la prima pubblicazione del suo scritto Ascolto il tuo cuore, città Alberto Savinio offriva ai suoi lettori una passeggiata dell’anima fra le strade di quella Milano duramente colpita dai drammi della Seconda Guerra Mondiale. Una città cambiata, una città che porta i segni delle ferite ancora aperte, in cui resta posto per una riflessione che giunga al completo silenzio. All’indomani dell’ultimo anno, in cui la pandemia da COVID-19 ha profondamente cambiato il modo di vivere e poter vivere gli spazi – siano essi interni e privati che esterni e appartenenti alla città – la galleria Magazzino ospita nei propri spazi una mostra che mette a confronto gli artisti Elisabetta Benassi, Gianluca Malgeri & Arina Endo, Jonas Dahlberg, Sze Tsung Nicolàs Leong e Leonardo Magrelli

Una copia della prima edizione del libro dello scrittore e pittore italiano – il cui titolo dà il nome alla collettiva – viene impacchettato da Elisabetta Benassi su una struttura che ricorda quella di una bicicletta: pars pro-toto di quel cuore pulsante che è al contempo mezzo di locomozione ormai prediletto per vivere la città e centro cardine del focus della mostra. Un contemporaneo ready-made che si accompagna al trittico Smog composto da tre acquarelli, realizzati a partire dal retro di tre fotografie che descrivevano lo smog di tre città americane: Los Angeles, Chicago e New York. Le città sono sparite, nella rilettura minimale dell’artista a parlare sono solo le didascalie, puntando l’attenzione su un tema profondamente attuale come quello dell’inquinamento cittadino. 

Città che resta presente, invece, nel corpus fotografico di Leonardo Magrelli realizzato a partire dal videogioco Grand Theft Auto V. In West of Here una deserta Los Angeles è la protagonista di un mondo rarefatto che galleggia tra realtà di luoghi effettivamente esistenti e la ricostruzione virtuale che ne offre l’artista nella creazione di un universo immerso nel limbo tra verità e artificialità. 

Installation view – Gianluca Malgeri, Jonas Dahlberg – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni
Installation view – Gianluca Malgeri – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni

Una forma di illusione caratterizza anche i due lavori video di Jonas Dahlberg: si è immersi in uno spazio reale, l’interno di un appartamento; la telecamera segue una narrazione verticale da una parte, orizzontale dall’altra, come lenti passi che attraversano una serie di stanze concatenate. Anche in questo caso regna l’assoluta assenza di figura umana accompagnata dal silenzio: quelle stanze sono mai state abitate? Sono state, forse, abbandonate? E se sì, da quanto tempo? Nel seguire l’avvicendarsi delle inquadrature sembra sempre di avvicinarsi alla risposta, come se la telecamera potesse svelare la soluzione e immortalare, improvvisamente, un ospite inatteso; ma il racconto prosegue silente, senza soluzione di continuità. 

Un silenzio quasi stridente in dialogo con i lavori di Gianluca Malgeri & Arina Endo, che partono dalla dimensione bidimensionale dell’assemblaggio nel collage per arrivare alle sculture, fatte anch’esse di assemblaggi di componenti che portano avanti la ricerca cominciata nel 2013 sui playgrounds

Nel lavoro di Sze Tsung Nicolàs Leong, frutto della sua residenza presso l’American Academy di Roma nel 2019 e realizzato con la collaborazione di Judy Chung, l’artista parte dallo spazio della città per raccontarne il passaggio della storia. Le tracce del passaggio del tempo scrivono un racconto dall’antichità fino a oggi, fatta di immagini in bianco e nero che si accompagnano con diversi testi. Le tracce del passato trovano un proprio legame sino al presente, scrivendo quella che l’artista definisce Storia della Storia, in cui le testimonianze del passato hanno ancora la propria risonanza nel presente.
Perché il tempo è il comune denominatore che accomuna tutte quelle storie, che appartengono all’unica Storia, come ben descrive uno dei testi “I’ve always wanted to have a teacher. I always regret not being able to educate myself. Then I realized that in the absence of anything else, time is the Great Educator. It does it with everything and everyone, with living beings or minerals, scent and rock of the Grand Canyon: it changes your shape, secretly, even if you don’t want it to. It cuts layers, smoothing them, where you do not believe it can. And so, if you’re lucky, you grow old under its protection, and just when – like a severe professor at the end of high school – it’s about to take you aside to say, <<Bravo, I’m proud of what you’ve become>>, you die, breath suspended, during the intermission, with your mouth halfway thorugh a bite”.” (Virginia Virilli).

Fino al 30 aprile 2021, Magazzino Arte Moderna, Via dei Prefetti 17 – Roma

Leonardo Magrelli, West Of Here, 2019 – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni
Installation view – Sze Tsung Nicolàs Leong, Storia della Storia, 2019 – Courtesy Magazzino, Photo Giorgio Benni