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L’11° edizione di ArtVerona, presentata alcune settimane fa a Milano, si annuncia con non poche novità nelle giornate che vanno da venerdì 16 a lunedì 19 Ottobre nei padiglioni 11 e 12 di Veronafiere. Avendo come obbiettivo il supporto e la valorizzare del sistema dell’arte italiano, la fiera presenterà una serie di progetti – format, incontri, concorsi, premi e fondi – volti a promuovere gallerie, collezionisti e artisti. In concreto le iniziative presentate sono: Level 0, il format che vede i direttori di diversi musei e istituzioni d’arte moderna e contemporanea italiani impegnati nei giorni di manifestazione nell’individuare un artista di cui si faranno promotori attraverso la loro programmazione nell’anno a venire; ArtVeronaTalk, una serie di talks mirati su I migranti dell’arte: alcuni nostri connazionali impegnati nel mondo dell’arte con incarichi all’estero a confrontare i diversi sistema-Paese; atupertu, il nuovo format che vedrà ospitare negli stand delle gallerie diversi artisti italiani per un programma di incontri vis à vis con il pubblico e FOCUS XX, il percorso espositivo dedicato ai Maestri del dopoguerra italiano che, dopo Enrico Castellani, quest’anno sarà dedicato alla grande figura di Fausto Melotti: FABER. Questi in sintesi i punti salienti.

ATPdiary ha posto al direttore artistico Andrea Bruciati, alcuni domande in merito al programma e alle novità dell’11° edizione.

ATP: Quest’anno ArtVerona presenta delle novità per quanto riguarda molte sezioni della fiera. Tra queste, la Raw Zone. Hanno aderito alcune nuove gallerie italiane e internazionali. Mi commenti questa apertura al nuovo?

Andrea Bruciati: Raw Zone rispecchia quella via ‘italiana’ verso l’eccellenza che è il manifesto paradigmatico fin dal mio esordio con ArtVerona. Oltre alla conferma di gallerie che si stanno imponendo nel panorama italiano – come Cart Contemporary Art, Monza; Doppelgaenger, Bari; Galleria Fuoricampo, Siena; RizzutoGallery, Palermo; Van Der Contemporary Art Gallery, Torino e Villa Contemporanea, Monza – si aggiungono, infatti, nuovi fondamentali tasselli che ampliano l’offerta qualitativa e progettuale del format, quali amt project, Bratislava; Analix Forever, Ginevra; AplusB, Brescia; Galleria Arrivada, Milano; Traffic Gallery, Bergamo; Z2O Gallery – Sara Zanin, Roma. Ma ciò che più risalta quest’anno è l’importanza degli autori coinvolti, che impone Raw Zone all’attenzione del collezionismo più raffinato e internazionale. Basti pensare ad artiste protagoniste dei padiglioni nazionali alla Biennale di Venezia, quali Petra Feriancova (Bratislava, 1977) e Joanna Malinowska (Gdynia, 1972). Oppure a giovani promettenti emersi con successo nel contesto nazionale dell’ultima stagione come Jacopo Candotti (Bolzano, 1982), Mirko Canesi (Milano, 1981), Anna Gramaccia (Perugia, 1980), Francesca Longhini (Brescia, 1985), Davide Mancini Zanchi (Urbino, 1986), Vittorio Mortarotti & Anush Hamezhian (Savigliano, Cuneo, 1982 – Padova, 1980). Assolute scoperte per la scena europea quali João Freitas (Coimbra, 1989), cui si affiancano conferme oramai consolidate per il pubblico quali Ekaterina Panikanova (San Pietroburgo, 1975), Sten & Lex (Roma, 1982 – Taranto, 1982) e Cosimo Terlizzi (Bitonto, 1973), contribuiscono a rendere nel dettaglio la vivacità e l’attenzione verso l’innovazione che connota sempre più questa edizione.

ATP: A tuo parere, cosa ha convinto queste gallerie a partecipare o, d’altro canto, cosa avete garantito o proposto per sollecitare la loro partecipazione?

AB: Sicuramente ha influito il passaggio a Veronafiere, l’accreditamento istituzionale con tutto quello che ne consegue: dall’ingresso di nuovi partner come BMW e Fondazione Domus, che per il secondo anno ci sostiene con un Piano Acquisizioni per l’arte emergente di 100 mila euro a cui si affianca da quest’anno un nuovo Fondo Acquisizioni Privato per l’Arte Italiana del valore di 50 mila euro sostenuto da un pool di collezionisti e imprenditori, al rafforzamento dell’incoming e del VIP Programme. Dopo l’edizione 2014, che ha chiuso con un incremento del 21% degli espositori e del 30% dei collezionisti, è cresciuto il riconoscimento e la fiducia nella manifestazione da parte dei galleristi con un trend di adesioni in deciso aumento. Credo anche sia piaciuto il progetto curatoriale dello spazio ‘progettato’ con l’artista, cui va aggiunto senz’altro un’attenzione collezionistica e istituzionale molto puntuale e mirata, che sta configurando il nuovo asset della manifestazione. La nostra migliore promozione sono comunque le gallerie, che diventano esse stesse testimonial e parametro ottimale di come è stato svolto il lavoro durante la manifestazione.

ATP: Quali aspetti di ArtVerona pensi siano più accattivanti – e su cui state puntando maggiormente – per l’edizione 2015?

AB: Confermiamo la volontà di realizzare un’iniziativa fieristica basata sull’idea di ‘progettualità sistemica’, mai disgiunta dalla sperimentazione come testimonia l’ideazione di nuovi format come atupertu e Display. Nel primo caso si tratta di un calendario dove attraverso brevi incontri (massimo 30 minuti) il pubblico potrà avvicinarsi, parlare, discutere amabilmente con l’autore nello stand della galleria che lo rappresenta. Un progetto rivolto ad artisti italiani, che rientra in un percorso articolato di iniziative a supporto del sistema dell’arte nazionale, quali Level 0, il format che vede i direttori di diversi musei e istituzioni d’arte moderna e contemporanea italiani impegnati nei giorni di manifestazione nell’individuare un artista di cui si faranno promotori attraverso la loro programmazione nell’anno a venire; ma anche ArtVeronaTalk che quest’anno vede Adriana Polveroni proporre un’indagine su I migranti dell’arte; o FOCUS XX, il percorso espositivo dedicato ai Maestri del dopoguerra italiano che quest’anno sarà dedicato alla grande figura di Fausto Melotti. Per Display parliamo al contrario di un incentivo economico che conferiamo alle gallerie che dimostrano di aver concepito il proprio spazio con un criterio museografico, per qualificare ulteriormente la presenza dell’offerta nei padiglioni. Da un punto di vista metodologico abbiamo inoltre sviluppato e inaugurato una piattaforma culturale inedita per la penisola (il veronese Emilio Salgari ne è il punto focale per il 2015), che riannoda i fili dei vari collateral, dando coerenza a una programmazione articolata e unitaria nel contempo.

ATP: Ci sono dei progetti che coinvolgono direttamente anche la città di Verona, quali sono e in cosa consistono?

AB: Tutti i progetti esterni coinvolgono la città di Verona, perché ritengo che il territorio debba fungere da volano e bacino di interesse per la nostra utenza. Tutte le iniziative sono realizzate in stretta collaborazione con i vari organi istituzionali quali il Comune di Verona, e i musei afferenti, nonché l’Università, che vede coinvolto il Gruppo di Ricerca Centro Orfeo per un diverso focus interpretativo delle stesse. Come anticipato, si sviluppano avendo come trait d’union la figura letteraria di Salgari, ancora in gran parte misconosciuta o non sufficientemente studiata. Le occasioni espositive si legano ad ArtVerona, ma per tempistiche e organizzazione si espandono per l’intera stagione autunnale, confermando la volontà di stimolare al contemporaneo il cittadino e il territorio non solo per la durata della fiera. In sintesi, le mostre interessate sono Le meraviglie del 2000 presso il Museo di Castelvecchio; La Regina dei Caraibi ad AMO; Il tesoro misterioso al Museo Lapidario Maffeiano e La giraffa bianca, coordinata fra le diverse sedi della Protomoteca della Biblioteca Civica e dell’Accademia di Belle Arti.

Luigi Presicce, Premio Icona, ArtVerona 2015

Luigi Presicce, Premio Icona, ArtVerona 2015

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