Trisha DONNELLY Untitled Multiple,   blade made of stainless steel,   68 x 9 cm,   edition of 8,   plus 1 A.P. and 1 H.C.,   edition of the Centre d’édition contemporaine,   Geneva,   2012.  Courtesy Centre d’édition contemporaine,   Geneva Photo : © David Gagnebin-de Bons

Trisha DONNELLY Untitled Multiple, blade made of stainless steel, 68 x 9 cm, edition of 8, plus 1 A.P. and 1 H.C., edition of the Centre d’édition contemporaine, Geneva, 2012. Courtesy Centre d’édition contemporaine, Geneva Photo : © David Gagnebin-de Bons

Testo raccolta da Valentina Gervasoni /

Avere la possibilità di vivere Artissima per quattro giorni consecutivi offre, senza dubbio, la fortuna di godere di un punto privilegiato di osservazione sulle dinamiche di un mercato dell’arte sempre più equiparabile, per il carattere effimero degli eventi, al frenetico mondo della moda: un continuo susseguirsi di stagioni, come di fiere. Primavera/Estate, Autunno/Inverno dalle passerelle alla grande distribuzione.

Domenica scorsa nello spazio dell’Oval si respirava un’aria strana. Mentre tutte le gallerie erano in attesa del “miracolo”, la sfilata haute couture di collezionisti e vip dell’arte era scarna – Patrizia Sandretto Re Rebaudengo si muoveva a spot tra gli stand e Vittorio Sgarbi passava sfuggente all’orario di chiusura, quando qualche galleria aveva già iniziato a disallestire – i corridoi del Lingotto erano pieni di visitatori pret-à-porter.

Alla fine dei lavori di questa settimana dell’arte torinese, ATPdiary – con Matteo Mottin e Valentina Gervasoni – ha intercettato alcuni dei galleristi presenti per fare un check su questa ventesima edizione di Artissima:

Come vi è sembrata questa edizione di Artissima, a partire dall’organizzazione fino ad arrivare alle vendite? Come è andata? La strategia di invitare collezionisti stranieri ha dato riscontri positivi? Cosa ne pensate di One Torino e degli “eventi collaterali” che hanno animato la città in concomitanza della fiera?

Ecco le risposte:

Valentina Gervasoni da Thomas Brambilla, Bergamo

Bene, non posso dire niente di male. A partire dalle vendite che sono andate abbastanza bene. In verità i pezzi che ho venduto sono stati acquistati da collezionisti stranieri, uno dal museo Ettore Fico (n.d.r. Alessia Xausa, Il letto dell’orso, 2013), per cui che dire…

Non ho nessun artista nelle mostre One Torino, quindi non mi “interessano” questi eventi collaterali, soprattutto non mi interessano le polemiche.

V: Da Bergamo a Torino. Bergamo è un contesto difficile, non è la grande città che catalizza l’interesse di molti,   soffre della vicinanza di Milano, eppure noi – mi ci metto anch’io – ci viviamo e lavoriamo…

Bergamo ha un grande potenziale, quindi non mi muovo! Inoltre, i miei clienti sono collezionisti stranieri.

Valentina da Francesca Minini, Milano

Ormai conosciamo questo spazio dell’Oval che ospita bene l’arte a differenza di altri spazi difficili, sia a livello di fiera che si dedica alle gallerie e alle loro esigenze, con stand ben presentati, sia in termini di grande pubblico proveniente veramente da tutta Italia, pur essendo dislocata a Torino. Artissima ha delle basi molto forti. Per quanto riguarda il programma di collezionisti internazionali purtroppo, o per fortuna, devo dire che noi conosciamo quasi tutti, anche gli stranieri che capita di vedere qui. Non avevo grandi aspettative. One Torino offre un programma ampio per la fiera interessante fresco, frizzante.

V: Padre e figlia presenti in fiera a pochi passi. Cosa rappresenta questa vicinanza?

Sono cresciuta seguendo quello che Massimo ha costruito e con tutte le persone che ha portato a casa quando ancora la realtà artista-gallerista-collezionista creava legami forti e duraturi nel tempo. Ho profondo rispetto per la storia che ha creato: ogni giorno lui mi insegna qualcosa, e da lui abbiamo  sempre imparato a vivere come una famiglia nella più grande famiglia dell’arte. Parlo per me, ma anche per Alessandra, l’altra figlia, che con una sua identità autonoma lavora e collabora in galleria. Entusiasmo e grande naturalezza questo porta la vicinanza con Massimo.

Valentina da Isabella Bortolozzi, Berlino

Sicuramente bene per la logistica, invece il pubblico potrebbe decisamente migliorare: c’è una maggiore quantità, ma non altrettanta qualità. Infatti, non ho visto grandi differenze, nonostante i collezionisti invitati; le vendite sono andate abbastanza bene grazie ai collezionisti con cui lavoriamo abitualmente. Purtroppo non ho avuto modo di vedere nessun evento collaterale essendo stata tutti i giorni qui.

Matteo Mottin da Raffaella Cortese, Milano

Tutto sommato bene, anche se abbiamo avuto modo di constatare che negli anni si ripetono alcuni errori, come per esempio le fessure nei pannelli di cartongesso che, poi, dobbiamo stuccare noi. C’è stato anche un errore organizzativo nel programma legato ai VIP, in particolare si son perse di vista le zone d’incontro tra collezionista e gallerista. Come è andata? …Lenta. La fiera è molto frequentata ma ci sono molti “passeggiatori in corsia” che passano e non entrano negli stand. Ho riscontrato anche una certa indecisione da parte dei collezionisti. In generale l’andamento è stato un po’ altalenante, ma si sa che in una fiera si spargono tanti semi di cose importanti che poi si raccolgono a posteriori. Si son visti tanti stranieri, ma non avevano una particolare provenienza.  Tra gli eventi collaterali abbiamo visto solo la mostra a Palazzo Cavour perché inaugurava il giorno prima della fiera. Il progetto One Torino, però, mi sembra molto bello, positivo, interessante – che sono poi anche le caratteristiche di Torino per quanto riguarda questo genere di proposte.

Matteo da Monitor, Roma

Per organizzazione e logistica nessun problema. Abbiamo avuto un buon riscontro, soprattutto per quanto riguarda le opere di Francesco Arena, Peter Linde Busk e Ra di Martino, anche se è andata molto meglio alla FIAC di Parigi dove c’era un clima diverso, un’atmosfera diversa.

Sì, certo. Sono venuti dei collezionisti dal Sud America che non conoscevamo. Della serie di mostre One Torino abbiamo visitato solo Palazzo Cavour perché l’inaugurazione si è svolta durante l’allestimento.

Matteo da Balice Hertling, Parigi

È andata bene, ma leggermente meno dell’anno scorso. C’è stata molta attenzione verso i giovani artisti, Artissima, di solito, va molto bene per i giovani. Noi abbiamo incontrato molti giovani curatori e anche nuovi collezionisti: abbiamo un lavoro riservato da un brasiliano. Siamo stati solo a Palazzo Cavour, e ci è piaciuta molto. Trovo che sia un’ottima operazione, soprattutto per i torinesi.

Valentina da Monica de Cardenas, Milano/Zuos, CH

Filippo Percassi: L’organizzazione è la stessa della scorsa edizione, ben confermata la qualità delle gallerie espositrici e delle opere in linea e continuità con quelle della precedente direzione. Punti deboli? Il numero di 190 gallerie è troppo alto per una fiera relativamente piccola, non siamo a Parigi. Uno deve aprirsi all’esterno, ma deve necessariamente considerare la sua realtà. Gli eventi collaterali distraggono dalla fiera: portare i collezionisti in giro per Torino è controproducente. Soprattutto quando questi eventi che rubano importanza alla fiera sono finanziati con il budget della stessa: i musei dovrebbero avere la forza di promuovere loro stessi grandi mostre. Portare i collezionisti stranieri è sicuramente importante e significativo, ma bisogna capire anzitutto dove andare a prenderli. Quest’anno giungono dal Brasile e dall’America Latina. Un collezionista brasiliano non torna l’anno prossimo, non creano continuità. Un collezionismo geograficamente più vicino aiuterebbe in questo senso. Queste iniziative dovrebbero esser costruite su parametri diversi. Poi ci sono punti deboli che non dipendono dall’organizzazione fieristica, come il 22% di iva che non aiuta, così come il redditometro… per cui le vendite sono state oggettivamente poche.

Matteo da Christian Andersen, Copenhagen

Questa è la terza edizione cui partecipiamo e ci siamo trovati sempre bene, molto bene. L’unica pecca è che abbiamo avuto dei problemi con la connessione internet.  Bene anche le vendite, ma questo aspetto è stato un po’ deludente rispetto all’anno scorso: è stata più lenta. Abbiamo venduto molto a clienti inglesi, ma non a italiani e non abbiamo visto persone nuove. Purtroppo non ho visto nessuna delle mostre One Torino, sono stato molto occupato.

Matteo da Shanghart Gallery, Shanghai

Questa è la seconda volta che partecipiamo alla fiera, la prima volta è stato nel 2001. Devo dire che la fiera è cambiata molto, e anche il pubblico che la frequenta: rispetto a 12 anni fa è più aperto, più attento. L’andamento è stato molto lento; abbiamo incontrato gente già vista ad altre fiere, ma nessuno dei collezionisti invitati dal Sud America. Non ho ancora avuto tempo per gli eventi collaterali.

Matteo da Pinksummer Contemporary Art, Genova

L’organizzazione buona, la fiera lenta. La gente poi sembra in cerca di saldi e super sconti, in maniera a volte quasi offensiva… Per noi, il programma d’inviti internazionali ha funzionato: in effetti, abbiamo visto gente nuova, c’è stato un ritorno. Questa può essere una strategia giusta, ma solo se applicata a nomi che correntemente comprano. Purtroppo stando in fiera non siamo riuscite a vedere niente.

Valentina da Chert, Berlino

Faccio Artissima da tanti anni, conosco tutte le persone che lavorano qui, quindi sempre bene. Per me Torino è un posto molto importante, è il mio unico appuntamento italiano, è la fiera che faccio da più tempo ed è un po’ come tornare a casa, penso. Quindi anche se è più piccola di altre fiere ciò non mi disturba, anzi diventa un momento fondamentale del mio lavoro. Mi rendo conto di avere una situazione un po’ avvantaggiata.  Le vendite bene, ho incontrato nuovi stranieri. Inoltre secondo me, gli eventi collaterali sono super proficui; ma sono un po’ di parte perché uno dei miei artisti è in mostra a Rivoli e ha realizzato una delle luci d’artista.

Valentina da Massimo Minini, Brescia

Massimo posso chiederle come è andata la fiera? 

Scrivi: Benissimo; molta gente; molto bene.

Anche se abbiamo venduto alla gente che conosciamo già, abbiamo conosciuto qualcuno di nuovo. Ma c’è sempre una certa difficoltà in operazioni come questa: come quando vai dal salumiere, anche quando vai nelle gallerie è così, perché si crea un rapporto di amicizia, di fiducia reciproco. Gli eventi collaterali bene, diciamo che servono ad attirare l’attenzione, come avrebbe detto Boetti (n.d.r. Alighiero Boetti, Attirare l’attenzione, 1989).  A noi espositori danno un po’ fastidio perché siamo qui dentro tutto il giorno, ma danno sicuramente l’immagine completa di una città che si occupa del contemporaneo da vicino.

Padre e figlia presenti in fiera a pochi passi. Contento e orgoglioso di questa vicinanza?

No. Siamo troppo vicini, dovevano metterci più lontano. Perché ridi?

Perché ho fatto una domanda simile anche a Francesca ed era contenta. Sì ovviamente c’è un legame personale e se ho bisogno di qualcosa lei è qui, ma siamo due gallerie diverse e indipendenti con programmi diversi, artisti diversi. Anche se effettivamente dal punto di vista lavorativo si possono creare sinergie con clienti “Dov’è Francesca?” “È qui!” Così il collezionista non si perde a cercarla tra gli stand.

Valentina da Guido Costa, Torino

Sono contento. La faccio da talmente tanti anni che non ho da lamentarmi. È confortevole come fiera. Le vendite non vanno mai bene qua, Artissima non è un posto da grandi vendite, se ti va bene riesci a pareggiare con i soldi che hai speso. Però è interessante perché c’è tanta gente che è attratta, didatticamente funziona: non siamo una grande capitale, qui girano i soliti quattro collezionisti esausti; facce nuove da me non sono venute. Io poi, e questo la dice lunga, vendo sempre ai miei clienti, clienti cui vendo già normalmente al di fuori dell’Oval. Non è che mi è arrivato lo sceicco, ecco. Poi, possono raccontare tante storie e favole ma questo è second life. Dell’organizzazione fieristica sono super contento: sono contento di sostenere la rinascita culturale di Torino con i miei soldi. Così, vediamo curatori e direttori di museo che non vediamo mai a Torino: nel partecipare a questa fiera, io non mi aspetto mai vendite, il mio obiettivo è che la mia galleria venga vista da un mondo altro. Sarebbe fantascienza. Non siamo una delle grandi capitali del mondo, ma se l’obiettivo è dare visibilità a Torino e alle sue specificità, è stato raggiunto. Il backstage inquietante della cosa è che la dimensione mercantile è fasulla, e purtroppo stiamo parlando di una fiera, ma io continuo a farla perché è importante tenere in piedi questo apparato per non diventare un buco nero.

Valentina da Apalazzo, Brescia

Francesca: Mi sono occupata pochissimo della logistica, quando sono arrivata era già tutto pronto. A parte che uno per disperazione si è buttato giù dalla scala. No scherzo, è stato un incidente. Ma se nell’organizzazione rientra anche il promuovere con orgoglio una galleria italiana, tutto sommato piccola – non come Gagosian per intenderci – con uno stand di qualità che presenta un Leone d’oro e un’artista come la Fumai (che ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Premio Furla) e tu, direttrice, non porti personalmente i collezionisti qui, allora questa è una mancanza. Non credo sia una questione di privilegio, ma di merito. Per le vendite ci aspettavamo molto di più, ma la situazione congiunturale italiana di certo non aiuta. Si sono visti collezionisti svizzeri che però non comprano. Son passate facce nuove per la galleria, collezionisti che vivendo a Londra ho riconosciuto e invitato personalmente. Quelli che dovevano venire son venuti.  Accompagnare una fiera d’arte nutrendo il pubblico e gli addetti ai lavori con eventi di qualità è importante. Ho visto la collezione permanente della GAM e avevo la felicità negli occhi dopo aver visto quadri dell’Ottocento. Poi, il fatto che avrei preferito prendere una metro, oppure una navetta pensata ad hoc, per arrivare a Rivoli in venti minuti (invece che sprecare due ore di bus più un pezzo di cammino a piedi), è un altro discorso.

Valentina da Francesco Pantaleone, Palermo/Milano

Come gli anni passati, la fiera è stata di ottimo livello, precisa e puntuale, con un dialogo con i galleristi molto attento. Le vendite non sono andate bene; personalmente non ho avuto un riscontro oggettivo dalla pratica comune di invitare collezionisti stranieri. Ho notato che c’erano appuntamenti sparsi per la città durante l’orario di fiera come già è accaduto in passato sotto la direzione di Bellini. Per il collezionista l’esperienza della fiera deve essere arricchita da conferenze, feste, coccole, da tutto ciò che si può fare umanamente; questi apparati culturali dovrebbero svolgersi fuori dagli orari della fiera perché fanno perdere energia al collezionista. Io ho visto le gallerie di Giorgio Persano, Franco Noero e Cripta 747: mostre di altissimo profilo e grande attenzione alla qualità.

Mentre chiacchieravo con Francesca di Apalazzo sei intervenuto con un’analisi molto puntuale dell’esperienza Artissima 2013. Vuoi aggiungere qualcosa?

Posso fare una dichiarazione spontanea? Penso che se rifarò Artissima l’anno prossimo, chiederò un euro per ogni foto fatta a me o al mio stand, così guadagnerò di più di quanto ho realizzato con le vendite quest’anno.

Matteo da Limoncello, Londra

È bello essere qui a Torino. Mi piace l’Oval. Sta andando bene, ma non abbiamo avuto riscontri positivi dall’iniziativa promossa da Artissima di portare collezionisti stranieri qui.  Tra gli eventi collaterali abbiamo visto la mostra al Castello di Rivoli in cui è presente Santo Tolone.

Matteo da Galerie Peter Kilchmann, Zurigo

L’organizzazione è buona, le vendite stanno andando bene. Abbiamo intravisto qualcuno di nuovo. Purtroppo credo che One Torino & co non abbiano molto a che fare con la fiera

Matteo da Franco Noero, Torino

La fiera è ottima. Sta andando bene, esprimo un giudizio positivo sotto tutti i punti di vista, anche se il momento è difficile. Straordinari i collezionisti che sono arrivati per iniziativa della fiera.  Tra gli eventi collaterali abbiamo visitato solo la parte alla GAM.

Valentina da Continua, San Gimignano/ Beijing/Le Moulin

Mario Cristiani: Sono del comitato, per cui l’organizzazione va bene. Un po’ di opere si son vendute, quest’anno abbiamo portato anche Pistoletto. Riguardo alle vendite è ovvio che metti in conto che non è il momento, anche se c’è stato un aumento del numero dei collezionisti in Italia, 9 anni fa il mercato nazionale rappresentava l’80% e 20 il restante; ora è il contrario e se possiamo restare tranquilli qui è perché abbiamo le sedi e le attività estere che ce lo permettono: alcuni collezionisti non comprano da mesi, nemmeno pezzi come questo del più giovane artista della galleria (n.d.r. Giovanni Ozzola) che costa solo 12 mila euro. Torino ha un’identità diversa rispetto ad altri spazi, poi non è collegata benissimo, ma in questa occasione sta valorizzando la sua ricerca in ambito contemporaneo.

At the end

Altre gallerie pur avendo risposto alle domande hanno preferito rimanere anonime. Dal loro riscontro emerge che l’organizzazione generale è stata buona, ma il costo aggiuntivo di internet e la connessione attiva su un solo computer non è stata un’ottima mossa a livello di business. Artissima non perde il suo carattere locale tipicamente italiano, piccola e con poca gente quest’anno, soprattutto all’opening, al contrario delle altre fiere internazionali con cui non può competere, secondo alcune voci. Pochi i collezionisti stranieri, probabilmente per una cattiva comunicazione. E poco sensati i collaterali e gli orari osservati dai musei cittadini aperti negli stessi orari della fiera: in sintesi c’è stato un bad timing.

David HOMINAL Through the Windows Publication,   52 notes on paper (app. 7×14cm,   2010–2012) and several reproductions of paintings,   sculptures,   collages,   drawings and silkscreen prints. Digital coloured print on RecyStar paper 100 g/m2,   280 x 210 cm,   164 pages,   cover in black Balacron,   350 g/m2,   an edition of 270,   of which 10 are numbered and signed and contain original drawings. Photography: David Hominal. Graphic design: Niels Wehrspann in collaboration with David Hominal. Printing: PCL,   Lausanne. Binding: Schumacher AG,   Schmitten. Edition of the Centre d’édition contemporaine,   Geneva,   2013.  Courtesy Centre d’édition contemporaine,   Geneva Photo : © Sandra Pointet

David HOMINAL Through the Windows Publication, 52 notes on paper (app. 7×14cm, 2010–2012) and several reproductions of paintings, sculptures, collages, drawings and silkscreen prints. Digital coloured print on RecyStar paper 100 g/m2, 280 x 210 cm, 164 pages, cover in black Balacron, 350 g/m2, an edition of 270, of which 10 are numbered and signed and contain original drawings. Photography: David Hominal. Graphic design: Niels Wehrspann in collaboration with David Hominal. Printing: PCL, Lausanne. Binding: Schumacher AG, Schmitten. Edition of the Centre d’édition contemporaine, Geneva, 2013. Courtesy Centre d’édition contemporaine, Geneva Photo : © Sandra Pointet

Sylvie FLEURY  Moon Eyes Edition of a multiple,   a vintage white metal rear-view mirror with “YES TO ALL” engraving,   wrapped in silkscreen deer leather printed in color: « EASY SPIRIT » and « SYLVIE FLEURY 2012,   COEDITION ETERNAL TOUR ET CENTRE D’EDITION CONTEMPORAINE – GENEVE »,   as well as a stamped cardboard paper package label serving as colophon,   15 copies,   numbered and signed,   5 e.a. and 2 H.C.,   co-edition Eternal Tour and Centre d’édition contemporaine,   Geneva,   2012.  Courtesy Centre d’édition contemporaine,   Geneva Photo : © David Gagnebin-de Bons

Sylvie FLEURY Moon Eyes Edition of a multiple, a vintage white metal rear-view mirror with “YES TO ALL” engraving, wrapped in silkscreen deer leather printed in color: « EASY SPIRIT » and « SYLVIE FLEURY 2012, COEDITION ETERNAL TOUR ET CENTRE D’EDITION CONTEMPORAINE – GENEVE », as well as a stamped cardboard paper package label serving as colophon, 15 copies, numbered and signed, 5 e.a. and 2 H.C., co-edition Eternal Tour and Centre d’édition contemporaine, Geneva, 2012. Courtesy Centre d’édition contemporaine, Geneva Photo : © David Gagnebin-de Bons